Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La donna in America Latina, nella storia degli ultimi tre secoli

di Tomas Emilio Silvera

Ringrazio enormemente Convergenza Socialista per avermi dato uno spazio importante nel diffondere la problematica latinoamericana; come militante del Partito mi sento orgoglioso di farne parte, di arricchire la mia formazione politica e di prospettare un futuro luminoso per la giusta causa del Socialismo.

Vorrei dedicare per questo mese di marzo un articolo in onore delle nostre donne nei molteplici e vitali ruoli che le hanno sempre distinte, nel nostro Continente.

Già le leggende e le tradizioni precolombiane le trovano occupate soprattutto nelle faccende domestiche, nella cura ed educazione dei figli, nei lavori della tessitura delle tele e degli abiti, della ceramica e di alcuni raccolti agricoli. L'unione con la donna indigena e successivamente con la donna schiava africana, permise al conquistatore spagnolo di fondare la famiglia americana coloniale, di imprimere e stereotipare le abitudini feudali europee, nelle quali risaltava la superiorità maschile e la profonda sottomissione della donna.

Nonostante la pressione della religione e l'influenza dei condizionamenti morali ed etici del tempo, la donna si è tuttavia incorporata in forma decisa e non sporadica alle rivolte popolari dell'America, come prima protagonista ad esempio in Paraguay nel 1720 lottando con i propri bambini quando la popolazione maschile era stata decimata, per la difesa delle libertà pubbliche e della indipendenza popolare del Continente.

Come le donne paraguayane, così anche quelle della provincia di Corrientes in Argentina, fra il 1732 e il 1764, si uniscono agli uomini nella rivolta permanente per una forma di autogoverno e condizioni più dignitose di vita nella loro regione.

Più tardi, nel 1781 una numerosa ribellione popolare scosse il Viceregno della Nuova Granada, oggi la Colombia, dove fu proclamato un Governo insorgente " la Comune". Qui, Manuela Beltran, insieme ad un'altra donna Teresa Olaya de Neiva presero l'iniziativa di lottare contro il Decreto reale che imponeva nuovi tributi: dopo secoli di letargo non si poterono distinguere le donne dagli uomini nella resistenza e nel coraggio.

Sempre in quel secolo, anche nell'antico Perù si solleva la rivolta dell'Inca Tupac Amaru II e della sposa Micaela Bastidas, che condividono la passione liberatrice e il comando dell'esercito "criollo"; le veloci comunicazioni con i messaggeri "chasquis" permettono di estendere la lotta e di fermare l'arma ideologica della Spagna, la religione, nominando Vescovo della Rivoluzione il frate meticcio Nicolàs Villa.

Più tardi fatti prigionieri, Micaela sopportò il tormento e le torture, cantando a suo marito già cieco e mutilato un "arawi" di amore come saluto di addio davanti alla orrenda morte che il governo coloniale destinò a tutta la famiglia.

La prima Indipendenza

Con il grido di dolore, la donna messicana vive un periodo di epopea. Josefa Ortiz de Dominguez, moglie dell'amministratore locale di Quéretaro, fu tra i primi cospiratori, con il suo opportuno avviso salva l'insurrezione, portando al Padre Hidalgo e al capitano Allende la notizia che stavano per andarli a prendere. Venne rinchiusa in un convento, sorvegliata dalle autorità coloniali, e il suo popolo le dedicò dei canti in ricordo del suo patriottismo.

Con l'avvento della guerra anticoloniale, le donne messicane si incorporarono alla ribellione: chiamate "guachas" erano le mogli, le sorelle, le madri dei combattenti.

È una messicana, di pura etnia chichimeca da parte materna, la giovane Leona Vicario, discendente del saggio Netzahualcoyotl e del sovversivo Cacamatzin (eroe della resistenza contro Ferdinando Cortez), la prima donna in America a parlare in un Congresso indipendentista, il Congresso di Chilpancingo, dopo essere fuggita da un convento della capitale dove l'avevano rinchiusa a seguito della condanna del Tribunale coloniale.

Leona si sposa con il patriota Andres Quintana Roo e con lui divide il pellegrinaggio eroico della Assemblea Costituente del Messico insorgente. Costituita la Repubblica, Leona fu proclamata esempio di costanza e di coraggio eroico.

Appartenente ad una famiglia che offri tutti i suoi uomini alla causa dell'indipendenza del Cile, Xaviera Carrera, la 'grossa Xaviera' come la nominava affettuosamente la gente, organizzò l'insurrezione e fu di generoso appoggio per i suoi fratelli Miguel, Juan Josè e Luis nel formare il primo esercito di liberazione patriottica. Fu lei a cucire la prima bandiera sotto la quale i cileni ebbero il battesimo di fuoco.

Il 14 novembre 1817, nella piazza maggiore di Bogotà, venne giustiziata Policarpa Salavarrieta, "la Pola", una giovane umile sarta nata nel villaggio di Guadas, culla de 'La Comune'. Sul patibolo, rivolgendosi alla popolazione che contemplava lo spettacolo, esclamò:

"Gente indolente! come sarebbe fortunato il tuo giorno se potessi conoscere il valore della libertà! ma non è troppo tardi. Anche se donna e giovane non mi manca coraggio per sopportare la morte, non dimenticare questo esempio".

Il suo popolo non la dimenticò e preparò la storica vittoria di Boyacà, dalla quale nacque la nazione colombiana.

Mentre accadevano questi cruenti avvenimenti, nell'alto Perù iniziava una lotta esemplare per l’indipendenza dove si distinse per l'indistruttibile volontà di scacciare gli spagnoli Juana Azurduy de Padilla, moglie di uno dei più lucidi e capaci fra i capitani montanari della regione: Manuel Asencio Padilla. È impossibile indicare in quanti scontri questa donna portò il suo contributo e sacrificio... pur con l'uccisione dei suoi figli e di suo marito.

Illustre fra le donne, valorosa nell'esercito multinazionale che sconfisse il colonialismo spagnolo in Ecuador, Manuela Saenz, nata a Quito, fu decorata con l'Ordine del Sole a Lima dal generale Josè de San Martin per i suoi servizi.

Si unì a Simon Bolivar 'il LIbertador', con un amore che durò tutta la vita e al suo fianco ebbe meriti di guerra e di rivoluzione, persino i gradi di colonnello.

Ci basti ricordare ancora una donna dei Caraibi, Mariana Braceti portoricana membro della Giunta rivoluzionaria 'Centro Bravo di Lares', punto di partenza della lotta delle fraterne Antille per la loro libertà, e repressa dagli Stati Uniti.

La seconda indipendenza

L' ipoteca del patrimonio nazionale dei popoli dell'America, dopo la presa del potere politico da parte delle oligarchie latifondiste criolle, a radice della prima indipendenza, favorì purtroppo la permanenza e la continuazione delle antiche istituzioni coloniali: la 'mita' e gli 'obrajes' che ancora sussistono incredibilmente in alcune zone del Continente, come elementi di oppressione. La donna, la più sofferente fra tutte le vittime della società di sfruttamento, in particolare la donna indigena proveniente da comunità autoctone e quella meticcia, divenne obbiettivo di disprezzo e umiliazione razziale.

Di varia natura è tale discriminazione; nel ricordo di Granados, amico di Che Guevara, nel viaggio che intrapresero da giovani in America Latina, furono testimoni nel carcere peruviano di Huambo della violenza delle guardie verso le mogli e le figlie dei prigionieri, le denudavano brutalmente, ed esse subivano in silenzio senza potersi difendere. Quello che dovrebbe rappresentare un motivo di orgoglio, il fatto cioè di provenire dagli originari abitanti d'America, i costruttori delle meravigliose culture di Tahuantinsuyu, di Tiuahnaco, purtroppo è considerato come una vergogna da nascondere, frutto di offese perpetrate nelle scuole, nelle chiese, nella cultura e nei rapporti umani in genere.

A volte la donna esce dalle sue comunità per cercare di vivere una vita migliore, e crede che togliendosi il poncho o il mantello lascia alle spalle la difficoltà di trovare lavoro, e occupare un posto nella società che la nega e l'opprime. Si è radicato tanto questo pregiudizio che perfino una studentessa conserva nella sua mente i vecchi timori di essere india. Per queste creature, riprese i suoi cammini il comandante Che Guevara, e fondò in Bolivia una guerriglia a cui, esempio di donna, si incorporò Tamara Bunke, 'Tania’, che cadde nelle vicinanze di V. de Jeso per le sue idee di comunista, per tutte le donne sofferenti nel Continente. Poi, Monica Artl, come Tania di origine tedesca, ma appartenente alla élite, volta le spalle alla sua classe, si unisce ai poveri e diventa la combattente Imilla dell'esercito che dirige Inti Paredo.

Dopo di loro, 'Maya', Rita Valdivia uccisa durante uno scontro urbano in Bolivia. E in Guatemala Nora Paiz Carcamo, compagna di lotta del comandante guerrigliero Turcio Lima; la guerrigliera Raquel, una valorosa donna! e in Porto Rico si può ricordare la decana delle prigioniere politiche di tutta l'America, Lolita Lebron. E anche l'esempio della giovane venezuelana Livia Gouverner, uccisa mentre manifestava a favore della nascente Rivoluzione cubana, e in Peru Blanca Luz Brum, militante del gruppo

"Amauta", che dal momento della sua cattura, nel carcere di Lima lascia all'America il suo epistolario insieme a David Alfaro Siqueiros, dal titolo " Carcere, bambino perduto", lettere dell'avvenire dove sublima l'amore per suo figlio e mette in evidenza la sua ideologia rivoluzionaria che la avvicina e identifica con i proletari, gli sfruttati. Essere una donna e una poetessa non significò isolarsi dall'ambiente, per la messicana Maria Luisa Vera, ma il compromesso ardente sentito per la avanguardia popolare: il partito marxista l'accettazione conseguente dei rischi e del destino che questa scelta implicava nei duri anni della sua lotta. L a sua opera " Arcilla" descrive la vita nella campagna e la consacrazione alla causa degli emarginati, così come nei suoi poemi " Corridos" sugli indios messicani nei loro profili interiori, psicologici, sofferti a causa del sistema ingiusto ed oppressivo. Molte di esse ed altre, moltissime donne dell'avanguardia dei nostri popoli hanno patito supplizi in diversi punti dell'America, con il " pau de Ararà " applicato nella tortura alla india del Mato Grosso del Brasile, fino al più raffinato martirio elaborato dagli esperti della Cia.

Il sistema capitalista cerca di ampliare e diversificare lo sfruttamento umano nel nostro Continente ricorrendo a quella mano d'opera dimenticata, discriminata, e a bassissimo prezzo che è la donna. Sarebbe necessario migliorare l'insegnamento di base, aumentare le possibilità di impiego e dei servizi nella sfera della salute pubblica, la sicurezza sociale, l'ambiente nei quartieri e le abitazioni per i lavoratori, riequilibrare il reddito nazionale con una distribuzione più equa. In tutta questa realtà, quale è la situazione delle nostre donne?

'India' nella sua immensa maggioranza, sfruttata e denigrata come abbiamo visto in un doppio aspetto, rappresenta un eufemismo qualificarla solo come 'contadina'. Essa come membro di attività rurali assume tutti i lavori socialmente stigmatizzati come nella provvista dell'acqua o nella rude pulitura del caffè; non può aspirare a specializzarsi, assumere un lavoro come trattorista o magazziniera, o in nessun tipo di impiego tecnico in qualsiasi fase delle coltivazioni scientifiche della terra.

Inoltre le gravidanze, dalla pubertà fino alla menopausa, la denutrizione per la cattiva alimentazione, le malattie che in condizioni sfavorevoli abbattono l'organismo indebolito, invecchiano prematuramente la donna delle nostre terre.

Spesso questa donna della campagna ha degli obblighi verso il marito e la famiglia del marito, come il pesantissimo compito di lavare i panni, che la consuma per tutta la vita e le porta via la gioventù e la bellezza; anche deve cucinare, allevare gli animali domestici, senza contare il tempo e l’energia impiegate nella cura dei figli.

Quando la contadina resta sola, vedova o madre nubile, è costretta a vendere la sua forza lavoro, e poiché non basta quello che riceve perché il suo salario a parità di lavoro è sempre inferiore a quello di un uomo deve anche confezionare oggetti di artigianato o andare al mercato a vendere frutta, e questo le comporta dover percorrere distanze enormi. Queste madri passano giorni lontane e a volte non scambiano neppure una parola con i figli perché il loro vocabolario si è impoverito e di conseguenza anche il loro orizzonte culturale.

La famiglia si disintegra per la miseria. In genere, si ammette la donna solo per quelle occupazioni agricole che non richiedono un apprendimento. In casa poi devono macinare e lavorare anche il grano di consumo per la famiglia, un lavoro estremamente faticoso. È questo molto schematicamente il quadro della vita di una contadina senza contare che la sua partecipazione sociale nella comunità è nulla. Non decide né è tenuta in considerazione per nessun fatto, anche se la riguarda direttamente. C'è inoltre il flusso migratorio delle donne contadine, senza l'appoggio dell'uomo o a volte insieme al marito, che fuggono dalle terre aride, che cercano nel miraggio della città una risoluzione miracolosa alla loro miseria.

L'esempio più drammatico di urbanizzazione selvaggia in tutta l'America lo costituisce forse la tragedia dei contadini del nord est brasiliano. Già nella periferia delle città questi gruppi, che formano buona parte dell'esercito di disoccupati, costruiscono le loro abitazioni con pezzi di cartone e latta, e si alienano con la pubblicità di tale o tal' altro prodotto della industria capitalistica, i cui unici scopi sono svegliare l'avido interesse al consumo.

Tali falsi richiami portano a situazioni di prostituzione, mendicità o delinquenza i figli adolescenti di questi migranti che, abbandonati in ambienti insalubri si abituano a vedere e a desiderare l'apparente ricchezza esibita nelle lussuose vetrine del centro, che contrasta con l'ambiente in cui si svolge la loro vita.

L'emarginazione dei contadini è una delle fonti di manodopera economica nelle città, e anche questa è l'altra contropartita della cosiddetta "urbanizzazione" e " modernità".

Ultima modifica ilDomenica, 10 Aprile 2022 07:18
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