Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La truffa del “sex work”: donne migranti condannate alla prostituzione

Sex workers Sex workers

di Maddalena Celano

Uno dei miti più convincenti sulla prostituzione è che sia “la più antica professione”. Le femministe abolizioniste che desiderano vedere la fine del commercio sessuale, la definiscono "la più antica oppressione" e resistono all'idea che la prostituzione sia semplicemente "un lavoro come un altro".

Da una ricerca dell’ accademica e giornalista d’ inchiesta J. Bindel risulta che, nel 1985, 15 anni prima che il governo olandese togliesse il veto sui bordello e regolamentasse il mercato del sesso, l’ organizzazione per i “diritti delle sex worker” Red Thread (un “sindacato” finanziato dal governo per le persone nella prostituzione) allestì un congresso che portò alla fondazione della International Committee for Prostitutes Rights (Commissione internazionale per i diritti delle prostitute). La bozza per una “Carta Mondiale per i diritti delle prostitute” venne definita nel 1986 al secondo congresso internazionale. Nella sua “dichiarazione su prostituzione e femminismo” afferma che la prostituzione è “un lavoro legittimo”, la Carta comprendeva una difesa dei compratori del sesso, spiegando che “il cliente, come la prostitute, non deve […] essere criminalizzato né condannato su base morale”. I precursori dell’ approccio alla prostituzione come “lavoro” furono gruppi australiani come Scarlet Alliance e altri. Si trattò di una palese appropriazione delle argomentazioni delle lotte del movimento gay e della lotta all’ HIV/AIDS, trasformando, in questo modo, il movimento per i “diritti delle sex work” in una forza internazionale. Esistono diverse strategie chiave ricorrenti che gli attivisti e le attiviste per i “diritti delle sex workers” usano per promuovere la totale decriminalizzazione del mercato del sesso e per fare pressione contro la criminalizzazione dei compratori di sesso. Il movimento attuale arriva a accusare le femministe abolizioniste, definite “puttanofobiche”, per i rischi e gli abusi vissute dalle persone in prostituzione. Ma, mentre le “femministe edoniste” (fun feminism) delle terza ondata hanno diversi grattacapi nel cercare di difendere un’ industria capitalista multimiliardaria che difficilmente sarà esente da critiche, la frangia del movimento per i “diritti delle sex worker”, che è in prima linea nel Regno Unito e in altri paesi europei, sarebbe legata al più ampio movimento “anticapitalista” (ipse dixit). Ma, ad esempio, lo stesso IUSW (l’ International Union of Sex Workers) non è affatto un vero sindacato. Con gli sconti che offre ai suoi membri, per corsi di difesa personale e lingerie, rappresenta la voce dei magnaccia. La IUSM è stata fondata nel 2000, tre anni prima che i sindacati britannici del GMB la sostenessero e permettessero che fosse fondato “un ramo di lavoratrici e lavoratori del sesso”. Organizzazioni come la IUSM non sono che gruppi di pressione con l’ obiettivo politico ben definito della totale decriminalizzazione del mercato del sesso, ciò spiega il gran numero di sfruttatori e clienti coinvolti. Pare che siano davvero poche le persone all’ interno che abbiano effettivamente venduto prestazioni sessuali per vivere. Douglas Fox era una faccia ben nota della IUSM. Insieme al suo compagno John Dockerty, Fox dirige la Christony Companions, una delle più grandi agenzie di escort nel nord-est dell’ Inghilterra. Fox ha sfruttato l’ iscrizione al GMB per delegittimare i suoi affari. Il logo di GMB era addirittura sbandierato sul sito della Christony Companions per pubblicizzare il loro “prodotto”: le donne. Molti membri della IUSM erano accademici, alcuni facevano ricerca sul “sex work”.

Lo scorso anno, il servizio di immigrazione neozelandese ha aggiunto il "lavoro sessuale" all'elenco delle "capacità lavorative" per coloro che desiderano migrare. Secondo le informazioni sul sito web di Immigration NZ (INZ) , la prostituzione appare nell'elenco "occupazione qualificata", ma non nell'elenco "carenza di competenze". In Nuova Zelanda il commercio sessuale è stato depenalizzato nel 2003 e da allora è stato salutato dagli attivisti per la prostituzione come il modello standard e di riferimento per la regolazione della prostituzione.  Le promesse del governo - che la depenalizzazione si sarebbe tradotta in meno violenza, ispezioni regolari nei bordelli e nessun aumento del commercio sessuale - non si sono concretizzate. È successo il contrario. Il traffico di donne in Nuova Zelanda in bordelli legali e illegali è aumentato e per ogni bordello con licenza vi sono, in media, almeno quattro bordelli clandestini (ovvio: nessuno vuole pagare le tasse e consegnare la propria documentazione alla polizia). Gli attacchi violenti alle donne nei bordelli (legali o illegali) sono repentinamente aumentati. "Gli uomini si sentono ancora più autorizzati quando la legge dice loro che è giusto comprarci ", afferma Sabrinna Valisce, che era prostituita nei bordelli della Nuova Zelanda sia prima che dopo la depenalizzazione. Sotto la legalizzazione, le donne vengono ancora uccise da protettori e scommettitori.

Quando le donne prostituite diventano "dipendenti" e fanno parte del "mercato del lavoro", i magnaccia diventano "manager" e "imprenditori aziendali" e gli scommettitori sono semplicemente clienti. I servizi che aiutano le persone ad uscire sono irrilevanti perché “chi ha bisogno di supporto per uscire da un lavoro regolare”? In effetti, i governi si lavano le mani delle donne prostituite sotto legalizzazione perché, secondo il mantra, "è meglio che lavorare da McDonald's." Come disse una sopravvissuta al commercio del sesso, "Almeno quando lavori al McDonald's non sei la carne “.

 Se la prostituzione è un lavoro, gli stati creeranno programmi di formazione per le ragazze per eseguire il "miglior sesso orale".

La decisione di includere la prostituzione come "abilità lavorativa" è un via libera per i protettori che popolano i bordelli, per soddisfare la crescente domanda maschile di prostituzione delle donne più vulnerabili.

La pratica di usare i corpi umani come merce è stata normalizzata nell'ambito del sistema economico neoliberista. Sostenere l'idea che la prostituzione sia "lavoro" non è un punto di vista progressivo o favorevole alle donne. In Cambogia, dove ricchi uomini d'affari americani reclutano donne in gravidanza, pagano una miseria per il loro latte. In India si vedono  uomini disperatamente affamati, fuori dalle banche del sangue dell'ospedale, che si offrono per vendere il loro sangue in cambio di cibo. Le ragazze ucraine vendono capelli biondi “vergini” da usare come estensioni nei saloni occidentali. È sempre più comune "affittare un grembo materno" di donne nel sud del mondo per affrontare una gravidanza a favore di occidentali privilegiati.

Nei Paesi Bassi, che hanno legalizzato il commercio sessuale nel 2000, è perfettamente legale per gli istruttori di guida offrire lezioni in cambio di rapporti sessuali, a condizione che le allieve abbiano più di 18 anni.

Sotto la legalizzazione, in Germania, una ONG finanziata dal governo, descritta sul suo sito web come un "centro di consulenza per le prostitute", offre formazione alle donne per diventare "assistenti sessuali" quando decidono di abbandonare la prostituzione. La formazione si concentra su come le "prostitute" possono aiutare le persone disabili a esplorare la loro sessualità. Fornire servizi di prostituzione,  agli uomini malati o disabili è un po’ come il servizio "pasti su ruote", e chiaramente considerato un servizio pubblico. In altri regimi legalizzati, come la Danimarca e l'Australia, la prostituzione è disponibile per gli uomini nel sistema sanitario pubblico. Forse una conclusione inevitabile è che i caregiver che lavorano con coppie con disabilità fisiche, dove esiste un livello medio-grave di disabilità motoria, viene chiesto di facilitare il rapporto sessuale tra loro - ad esempio, ci si può aspettare che il caregiver inserisca il pene di uno nell’ orifizio dell'altro.

 Qualsiasi governo che permetta la depenalizzazione della prostituzione e l'acquisto del sesso invia un messaggio chiaro ai suoi cittadini:  le donne sono corpi di servizio per il consumo sessuale maschile. Se la prostituzione è "lavoro", gli Stati creeranno programmi di formazione per le ragazze per eseguire il "miglior sesso orale" per gli acquirenti di sesso. Questa non  è affatto una distopia giacché in sistemi “regolamentaristi” si sono sperimentate soluzioni del tutto simili. Invece di includere la prostituzione come una cosiddetta opzione, nelle sue politiche sull'immigrazione, la Nuova Zelanda dovrebbe indagare sui danni, inclusa la violenza sessuale, che subiscono le donne nella prostituzione.

Se la prostituzione è un "lavoro sessuale", allora per sua stessa logica, lo stupro è semplicemente un furto. L'interno del corpo di una donna non dovrebbe mai essere visto come un posto di lavoro.

[1] J. Bindel, Il Mito di Pretty Woman, Morellini Editore, Milano, 2019, pp. 73-74

[2] Ivi, pp. 74-75

Ultima modifica ilDomenica, 27 Ottobre 2019 18:33
Devi effettuare il login per inviare commenti