Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Convergenza Socialista e Arcilesbica: luci e ombre sulla proposta di legge contro l’omofobia

di Maddalena Celano

Tavolo con le associazioni LGBTQ+ e convegno “Per la dignità delle persone, contro la violenza omotransfobica”

Questo lunedì 2 dicembre alle ore 14:00, presso la sede nazionale del Partito Democratico (Via di Sant'Andrea delle Fratte 16, Roma), vi sono stati  momenti di elaborazione e approfondimento politico e giuridico sull’iter legislativo proposto dall’On. Alessandro Zan e dalla Senatrice Monica Cirinnà. Era presente anche l’on. Boldrini (che ha proposto un disegno di legge simile ma che prevede anche il reato di misoginia) e numerosi membri delle Associazioni LGBTIQ. 

Il Comunicato distribuito afferma: 

“fatti di cronaca denunciati da numerosi quotidiani nazionali e locali hanno segnalato l’esponenziale aumento nel numero e nella gravità di atti di violenza nei confronti di persone omosessuali e transessuali. Sono stati messi in luce dagli organi di stampa numerosi eventi violenti, tutte azioni legate a discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere. Abbiamo assistito a una vera e propria escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, azioni di violenza inaudita, spesso commessi da gruppi nei confronti di singole persone identificate come omosessuali o di coppie omosessuali, anche nel pieno centro di molte città italiane […] La presente proposta di legge si propone, dunque, di realizzare un quadro di maggiore tutela delle persone omosessuali e transessuali, cercando di colmare il vuoto normativo determinato dalla mancata approvazione, nella passata legislatura, del progetto di legge di contrasto all’omotransfobia, il quale aveva peraltro già superato il vaglio della Camera dei deputati (atto Senato n. 1052, XVII legislatura). […] Tale « codificazione » delle fattispecie di reato ha condotto, nell’ambito che qui interessa, all’introduzione degli articoli 604- bis e 604-ter del codice penale: il primo sanziona la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (codificazione dell’articolo 3 della legge n. 654 del 1975); il secondo, in materia di circostanze aggravanti, riprende il contenuto dell’articolo 3 del decreto-legge n. 122 del 1993. In questo modo il legislatore ha innanzitutto introdotto nel codice penale fattispecie di reato prima non codificate, ovvero la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, nonché l’istigazione a commettere o il commettere atti di discriminazione o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Ha inoltre codificato la circostanza aggravante per tutti i reati, a eccezione di quelli punibili con l’ergastolo, commessi con le finalità discriminatorie sopra elencate. Le pene previste dall’articolo 604-bis si differenziano in base alla condotta: per chi incita a commettere o commette atti di discriminazione è prevista la reclusione fino ad un anno e sei mesi o una multa fino a 6.000 euro; per chi incita alla violenza o commette egli stesso atti violenti la pena va da sei mesi a quattro anni”. 

Gli interventi delle varie associazioni presenti vertevano, prevalentemente, sulla necessità di contrastare discriminazioni e violenze giacché viviamo in un mondo a varie velocità, con paesi in cui i diritti degli omosessuali sono già pienamente integrati e altri in cui li possono condannare a morte per la loro inclinazione sessuale. Questa polarizzazione ha segnato la necessità di istituire leggi nazionali ed internazionali contro l'omofobia e la transfobia. Un intervento che mi ha reso perplessa, come femminista e membro di un’organizzazione politica socialista, è stato quello di una rappresentante di un’ associazione di donne transessuali. L’intervento, tutto sommato condivisibile, mirava a rivendicare il diritto al lavoro, al normale e regolare lavoro salariato per le persone transessuali (avendo difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, sono costrette a ripiegare sul “sex work” o a diventare vittime di tratta). La perplessità riguarda il linguaggio utilizzato: la terminologia usata, quella di “sex workers migranti” richiama espressamente ad un’attività percepita come liberamente scelta, legittima ed addirittura “emancipatrice”. Inoltre, la donna transessuale intervenuta, ha fatto chiaro riferimento all’eventualità di regolamentare l’attività delle “sex worker”. 

La letteratura sulla prostituzione migrante è spesso polarizzata sulla prostituzione come “strategia di emancipazione”. Visione che nasconde e mimetizza le diseguali relazioni di potere tra i due generi e le diverse forme di violenza, sia psichica che simbolica, che attraversa l’ universo prostituente. Recentemente il mondo accademico si è concentrato sull'effetto della globalizzazione sui diritti umani (Bjørnskov, 2008, De Soysa e Vadlamannati, 2011) e in particolare sui diritti delle donne (Cho, in press, Potrafke e Ursprung, 2012). Tuttavia, un aspetto importante e ampiamente trascurato della globalizzazione con implicazioni dirette sui diritti umani è l'aumento del traffico di esseri umani (Cho e Vadlamannati, 2012 , Potrafke, 2011), uno dei lati più oscuri della globalizzazione. La maggior parte delle vittime della tratta internazionale di esseri umani sono donne e ragazze. La stragrande maggioranza finisce per essere sfruttata sessualmente attraverso la prostituzione (Office of Drugs and Crime, UNODC, 2006). Molti autori ritengono che la tratta sia causata dalla prostituzione e che, combattere la prostituzione con la forza della legge, ridurrebbe la tratta (Outshoorn, 2005). Ad esempio, Hughes (2000) sostiene che "le prove sembrano dimostrare che le industrie del sesso legalizzate, in realtà, si traducono in un aumento della tratta per soddisfare la domanda di donne da utilizzare nelle industrie sessuali legali" (p. 651). Farley (2009) suggerisce che "ovunque sia regolamentata la prostituzione, aumenta il traffico verso i mercati dell'industria del sesso in quella regione" (p. 313). Nel suo rapporto sulla tratta di persone, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (2007) afferma come posizione ufficiale del governo degli Stati Uniti "che la prostituzione è intrinsecamente dannosa e disumanizzante e alimenta la tratta di persone" (p. 27). L'idea che la lotta alla tratta di esseri umani richieda la lotta alla prostituzione è in realtà tutt'altro che nuova. Come sottolinea Outshoorn (2005, p. 142), la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite per la repressione del traffico di persone, del 1949, aveva già invitato tutti gli stati a reprimere la prostituzione. 

Altri non sono d'accordo. Sostengono che la regolamentazione della prostituzione migliorerà le condizioni di lavoro e di sicurezza per le prostitute, consentendo alle imprese del sesso di reclutare tra le donne che scelgono la prostituzione come libera scelta. L'opinione secondo cui la regolamentazione della prostituzione possa ridurre la tratta è generalmente sostenuta da coloro che ritengono che la scelta di vendere i propri servizi sessuali, per denaro, non sia sempre forzata, ma possa essere una scelta professionale volontaria. Tuttavia, coloro che non desiderano o non sono in grado di operare legalmente (incluso l'adempimento dell'obbligo legale di pagare le tasse), possono continuare a operare illegalmente. Molte prostitute, anche in regimi regolamentaristi, si rifiutano di pagare le tasse e, quindi, si rendono illegali a causa della loro evasione fiscale nell'economia sommersa. L'offerta potrebbe ridursi solo supponendo che lo Stato perseguiti l'evasione fiscale più vigorosamente di quanto non abbia perseguito prima la prostituzione illegale. Come nel caso della domanda, anche l'offerta aumenterà. Con l'aumento della domanda e dell'offerta, la quantità di donne in prostituzione (e, quindi, di donne vittime di tratta) sarà molto più alta nel regime regolamentarista, rispetto alla situazione in cui la prostituzione è illegale, come afferma la recente ricerca accademica  anglo-tedesca “Does Legalized Prostitution Increase Human Trafficking?” (dei professori Axel Breher ed Eric Neumayer), condotta della German Institute for Economic Research-DIW Berlin della Germania e della Heidelberg University della London School of Economics and Political Science, UK. Parrebbe che “regolamentare” l’ esercizio della prostituzione sia stata una scelta fallimentare, sia nel Regno Unito (prima dell’ abolizionismo) che nell’ attuale Germania. 

La proposta dell’ on. Boldrini 

L’ on. Laura Boldrini, nel suo intervento, si schiera a favore del riconoscimento delle unioni gay e chiede un’aggravante per l’omofobia da inserire nella legge Mancino, così come chiesto anche dal Movimento 5 Stelle. Un atto necessario anche perché – spiega Boldrini – questo avviene in 19 Paesi europei. L’ on. Boldrini avrebbe intenzione di presentare una diversa proposta di legge per introdurre l’aggravante di omofobia nel codice penale e per inserire l’omofobia tra le tipologie di discriminazione sanzionate dalla legge Mancino. “Auspico – conclude – che il Parlamento attuale riprenda questo lavoro e lo porti finalmente a compimento”. Ma, la proposta di Laura Boldrini, diversa dalla proposta Zan/Cirinnà, contiene un elemento nuovo e inusitato: l’introduzione dell’odio di genere (inteso anche contro il genere femminile). L’onorevole Boldrini ha ricordato le famose campagne d’odio misogino di questi ultimi anni, campagne che hanno preso di mira donne e ragazze impegnate sia in ambito politico che sociale. A partire da Salvini che ha usato la solita tecnica, postare sui social le foto delle ragazze che hanno manifestato contro di lui: ma ha lasciato fare il lavoro sporco ai follower. Si rileva ovunque odio e disprezzo contro le donne, la violenza verbale si scatena contro le donne e colpisce in tutta Italia, da Milano a Napoli.

Resta una delle categorie di persone più colpite dallo hate speech: le donne sono ancora nel mirino degli odiatori online. L’on. Boldrini ha rilevato l’altissima dose di aggressività espressa su Twitter come la crescita dei femminicidi. Come femminista e componente di una organizzazione socialista, ritengo che quando una ragazza si permette autonomia e la facoltà di uscire dalle righe, le si augura di essere stuprata per riportarla alla sua unica funzione, quella di oggetto sessuale. Attaccando una donna, simbolicamente si attaccano tutte le donne. Si sta dicendo alle altre «fate attenzione a quello che dite e fate». Il potere patriarcale offende, ferisce, ricatta e ci ricorda che il nostro ruolo sarebbe: stare a casa e buone. Ecco perché, anche noi, auspichiamo una precisa legge per contrastare la misoginia. 

La misoginia come  prima forma di oppressione: l’oppressione che genera tutte le altre.

La misoginia  è "odio per le donne". Ma Dictionary.com fa un ulteriore passo avanti e definisce in modo più elaborato il termine: "odio, antipatia o sfiducia nei confronti delle donne o pregiudizio nei confronti delle donne".

La professoressa di filosofia della Cornell University, Kate Manne, autrice del libro "Down Girl: The Logic of Misogyny", fa un ulteriore passo avanti nel concetto, affermando che la misoginia non è un semplice e casuale odio per le donne, ma piuttosto è un'ideologia fondata sul controllo gerarchico: controllare e punire le donne che sfidano le norme patriarcali. Un sistema sociale o ambientale in cui le donne affrontano ostilità e odio perché sono donne in un mondo maschile - all’ interno di un patriarcato storico.

La misoginia - etimologicamente l'odio verso il genere femminile - è la svalutazione sistematica / denigrazione / disgusto nei confronti delle donne. Il sessismo include la misoginia ma non si limita ad essa.

Il sessismo è una forma di pregiudizio, discriminazione o stereotipia basata su preconcetti riguardo le norme di genere. Quindi, per esempio, se un uomo che è "insufficientemente maschile" viene licenziato perché mette a disagio i suoi colleghi, è vittima del sessismo ma non della misoginia. Quindi, il sessismo è l'ideologia che supporta le relazioni sociali patriarcali, ma la misoginia si  applica quando c'è una minaccia concreta che quel sistema scompaia.

Rachel C. Lee, Ph.D., direttrice del Centro Studi sulla Donna dell'UCLA e professoressa di inglese, studi di genere e istituto di società e genetica, afferma che il sessismo è come una struttura di disuguaglianza che sostiene che un sesso sia supremo o migliore di un altro.

"Puoi avere sessismo senza misoginia", dice. "Ad esempio, puoi pensare che le donne siano fiori delicati e le ami molto - puoi ancora essere sessista e non odiare le donne. Misoginia significa odiare le donne. Quando penso alla misoginia, penso all’odio verso le cose visceralmente femminili, come i corpi che sono mestruati e porosi - si odia visceralmente ogni aspetto di ciò". La misoginia è disprezzo verso un corpo generativo, verso le sue funzioni e la cultura simbolica che lo accompagna. E’ l’humus culturale di ogni forma di gerarchizzazione, arido autoritarismo e disprezzo per la vita. C'era e continua ad esserci una profonda connessione tra la misoginia e l’omofobia, nella nostra cultura. La misoginia si manifesta psicologicamente nella repressione di tutto ciò che, nella psiche, è tradizionalmente connesso al femminile. Tra le altre cose, questo include tutte le emozioni, i sentimenti di compassione, tutti i sentimenti spirituali, tutte le dipendenze e tutti i bisogni della comunità. Oltre sessant'anni fa, G. Rattrey Taylor nel suo libro classico Sex in History (New York: Vanguard Press 1954, Cap. 4, pagg. 72 e seguenti) ha tentato di esporre alcuni degli atteggiamenti culturalmente condizionati verso la sessualità. Ha trovato un fenomeno universale nelle culture, basato su un principio patriarcale. Queste culture, con poche eccezioni, tendono a combinare una visione fortemente subordinata e sottomessa delle donne, con un atteggiamento di repressione e orrore  verso le pratiche omosessuali maschili. 

Al contrario, le culture basate sul principio matriarcale, sono inclini a migliorare lo status femminile con una relativa tolleranza verso le pratiche omosessuali maschili. Ecco perché vi è una stretta connessione tra la lotta per i diritti LGBTIQ e il femminismo. Ecco perché la misoginia è alla base dell’omofobia, come di tutte le alte forme di esclusione e discriminazione. Ignorare quest’ aspetto è complicità e miopia politica.

Ultima modifica ilLunedì, 09 Dicembre 2019 18:51
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