Logo
Stampa questa pagina

Le prostitute bloccate in Germania mentre il coronavirus chiude i bordelli: lo sfruttamento sessuale non va regolamentato ma abolito!

Le prostitute bloccate in Germania mentre il coronavirus chiude i bordelli: lo sfruttamento sessuale non va regolamentato ma abolito!

di Maddalena Celano

Ancora demagogia e mistificazioni sul presunto “sex work”!

Mentre una presunta “Sinistra Italiana” e le pseudo-femministe loro accolite, esattamente come Lega e neofascisti, continuano a descrivere la prostituzione come un “lavoro” da normalizzare, bello, creativo e persino desiderabile in quanto forma di “empowerment” femminile, la pandemia da COVID-19 ha gettato le maschere di numerose mistificatrici, mistificatori e demagoghi! 

Secondo l’Agenzia Stampa della Reuters, a Berlino, migliaia di prostitute sono rimaste senza tetto dopo la chiusura dei bordelli, a causa dell'epidemia di coronavirus e la chiusura dei confini, rendendo difficile per loro il ritorno a casa.

Le autorità del paese, dove la prostituzione è legale da quasi due decenni, il mese scorso hanno chiuso i bordelli insieme ad altre attività non essenziali, come ristoranti e locali notturni per rallentare la diffusione del virus.

Molte prostitute, prima della quarantena, hanno pagato al loro bordello (ai tenutari del bordello) circa 90 euro ($ 97) di affitto al giorno, per una stanza, dove incontrare i clienti e vivere. Le prostitute in Germania sono classificate come “lavoratori autonomi”, pagano le tasse e in teoria avrebbero diritto all'assistenza finanziaria da un fondo, istituito dal governo, per aiutare i liberi professionisti in crisi. Ma, di fatto, essendo costrette quotidianamente a pagare di tasca loro affitti altissimi, autisti, pulizie e articoli igienico-sanitari tra cui i preservativi (oltre cibo e vestiti) a loro resta ben poco per vivere (spesso nulla). La stragrande maggioranza di loro è costretta ad indebitarsi o/e dipendere da un pappone, nel frattempo diventato regolare “imprenditore” (i tenutari dei bordelli legali/regolamentati). Perciò la tanto esaltata “regolamentazione” non ha cambiato per niente le loro tristi vite; al contrario, ne hanno beneficiato solo i magnaccia (papponi e “madama”).

Molte sperano che il Job Center accetti le loro dichiarazioni fiscali in modo da poter ottenere sussidi di disoccupazione. Ma alcune prostitute tedesche continuano a lavorare illegalmente (in nero) nonostante la tanto desiderata ed esaltata “regolamentazione”. Molte prostitute preferiscono il lavoro nero per non pagare tasse ed affitti “salatissimi”. Perciò le organizzazioni “benefiche” che sostengono l’industria del sesso affermano che le prostitute, probabilmente, non sarebbero consapevoli dei loro diritti (per questa ragione, preferirebbero il lavoro nero). Alcuni sollecitano i clienti delle strade a far quadrare i conti fino alla riapertura dei bordelli.

"La domanda di sesso retribuito è ancora presente nonostante il rischio di contrarre il virus", ha affermato Heike Koettner, dell'associazione benefica educativa “Madonna per le Prostitute” di Bochum. "Alcune donne stanno correndo questo rischio".

Susanne Bleier Wilp del gruppo di pressione dell'“Associazione per i fornitori di servizi erotici e sessuali” a Berlino ha dichiarato che su 200.000 prostitute, in Germania, circa l'80% è straniera, provengono principalmente da Bulgaria, Romania, Polonia e Ucraina. Certo, è davvero strano che, nonostante la “regolamentazione”, il mestiere resti appannaggio delle povere migranti dei paesi dell’Est Europa.

Evidentemente, le ricche autoctone continuano a non trovare interessante la magnifica carriera di “sex work”. Tra l’altro, i dati sono stati pienamente confermati anche da una Commissione del Parlamento Europeo contro la tratta. La tanto “desiderata” carriera di “sex work” resta appannaggio delle donne migranti provenienti dai paesi più poveri o/e disastrati:    

[…] on average approximately 70% of prostitutes in Western Europe are migrants. In fact, for migrants, the likelihood to engage in prostitution62 increases compared to the general population. This has been explained with the increased vulnerability of migrant women due to racial discrimination, lack of knowledge of the language, administrative barriers derived from strict migration policies, and labour segregation which drive migrants to informal labour markets and increase the risk of suffering poverty and marginalisation. Furthermore, a demand for "exotic" prostitutes with a particular racial or ethnic identity is perceived. However, there is no possibility to enter a Member State legally to work in the prostitution business. In Europe, the main region of origin of migrants engaged in prostitution is Central and Eastern Europe, including the Baltic and Balkan States, which together account for around 70%. 32% are from recent EU accession States (EU 8), and 37% from non-EU States in Eastern Europe and the Balkans. Other places of origin are Africa (12%), Latin America and the Caribbean (11%), Asia-Pacific (4%), and other EU countries (4%) [1]

“La maggior parte è riuscita a tornare a casa. Ma altre sono senzatetto", ha detto Bleier Wilp. “Stiamo parlando del 3-4% che sono le più vulnerabili del settore. Sono arrivate in Germania sperando di guadagnare qualche soldo. Ora stanno con gli amici o vivono per strada. Poche fortunate sono rimaste nei bordelli”.

Bulgaria, Romania e Polonia richiedono il ritorno dei cittadini in quarantena per 14 giorni, una misura progettata per rallentare la diffusione del virus, che in Germania ha infettato quasi 80.000 e ucciso oltre 1.000. Susanne Bleier Wilp, ex lavoratrice del sesso e portavoce tedesca dell'Associazione dei Fornitori di Servizi Erotici e Sessuali, o BESD, ha affermato che "ci sono quelle che si stanno ritirando completamente dall’industria al momento per motivi di sicurezza".[2] Altri richiedono che i clienti si disinfettino da soli, ha aggiunto - una misura che secondo gli esperti medici è improbabile che fermi efficacemente la diffusione del virus, durante uno stretto contatto fisico. Per la maggior parte delle persone il virus causa solo sintomi lievi o moderati, come febbre e tosse. Ma per alcuni, in particolare gli adulti più anziani e quelli con problemi di salute esistenti, può causare malattie più gravi, inclusa la polmonite. La stragrande maggioranza di coloro che sono infetti guarisce dal nuovo virus. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, le persone con malattie lievi guariscono in due settimane circa, mentre quelle con malattia più gravi possono richiedere da tre a sei settimane, per riprendersi. A differenza dei normali dipendenti, la maggior parte delle prostitute non trarrà beneficio direttamente dal pacchetto di prestiti da mezzo trilione di euro che il governo tedesco sta mettendo a disposizione alle aziende che si trovano in rovina, a causa dell'epidemia di coronavirus. "Le prostitute di solito sono lavoratrici autonome, non dipendenti", ha affermato Bleier Wilp. “Ciò significa che devono sobbarcarsi tutti i rischi”. In Olanda, il famoso quartiere a luci rosse di Amsterdam è stato ugualmente colpito duramente, dopo che il governo, due settimane fa, ha ordinato la chiusura di scuole, bar e ristoranti per tre settimane e ha sottolineato che anche i sex club devono restare chiusi.

Di domenica sera, le strade normalmente affollate lungo il canale e gli stretti vicoli acciottolati che sono normalmente una calamita turistica, erano in gran parte deserti. Lunedì scorso, le finestre in cui le prostitute seminude posano per attirare i clienti erano in gran parte vuote. Alcune avevano dei cartelli incollati sul vetro che dicevano: "L'ufficio è chiuso" a causa delle restrizioni del coronavirus.

Il Centro informazioni sulla prostituzione di Amsterdam, che normalmente offre visite guidate e fornisce informazioni, ha istituito un fondo di emergenza per le prostitute in difficoltà finanziarie. Mira a raccogliere € 6.000 ($ 6.590) e erogherà € 40 ciascuno alle persone che fanno domanda, per coprire esigenze base come acquisti di medicine e crediti telefonici.

Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale o il lavoro sessuale, studiosi e avvocati sono generalmente divisi in due campi teorici opposti. Un gruppo, di solito indicato come neo-abolizionista, condanna tutte le forme di prostituzione volontaria e involontaria come forma di oppressione contro le donne. Le neo-abolizioniste, comprese le femministe radicali e marxiste, postulano che la prostituzione non è mai del tutto consensuale e non può essere considerata tale (Tiefenbrun, 2002). L'altro gruppo, compresi molti fautori della “filosofia” sex-positive, sostiene che una donna abbia il diritto di scegliere la prostituzione come forma di lavoro o addirittura come carriera.

Prospettive neo-abolizioniste: femminismo radicale e marxista

Il femminismo radicale e marxista è alla base dell'attuale prospettiva neo-abolizionista riguardo allo sfruttamento sessuale di donne e ragazze. Il femminismo radicale è radicato nella sua comprensione dell'organizzazione e della struttura sociale come intrinsecamente patriarcale, poiché esiste il sessismo per mantenere il privilegio maschile e l'ordine sociale patriarcale (Loue, 2001). Le femministe radicali e i teorici marxisti inquadrano le questioni della violenza contro le donne in una lunga serie di sessismo istituzionale e strutturale e opinioni paternalistiche. Dobash and Dobash (1979), per prima cosa, hanno identificato i principi di questa teoria, secondo cui la violenza contro le donne è una forma sistemica di dominio maschile e controllo sociale del corpo femminile, nella sua dimensione sessuale e riproduttiva. Pertanto, le violenze fisiche, psicologiche e morali si verificano principalmente a causa del privilegio maschile istituzionalizzato, in quanto gli uomini credono che sia loro diritto attuare violenza contro le donne per contenerle ed espropriarle sia dei frutti del loro lavoro (produttivo e domestico) che della loro capacità generativa e sessuale.

L'organizzazione patriarcale del governo e della società ha fornito un contesto sociale per la diffusa accettazione sessista della gerarchia, escludendo per secoli le donne dal settore pubblico, dall'istruzione superiore, dalla forza lavoro e dalle istituzioni religiose (Loue, 2001; Dobash & Dobash, 1979). Ciò ha anche contribuito alla creazione di una prospettiva centrata sul maschio, in cui le donne non avevano spazio per svolgere lavori altamente rispettati nella comunità e, di conseguenza, venivano confinate in casa. Da questo modello di oppressione, il principio centrale del commercio sessuale si basa sul dominio maschile e sulle disuguaglianze strutturali tra uomini e donne. Il commercio sessuale offre un diritto patriarcale di accesso ai corpi delle donne, perpetuando così la subordinazione sessuale e simbolica delle donne agli uomini (Farley, 2005). Le femministe radicali contestano l'uso della pornografia, in quanto sostengono che provochi danni e violenza contro donne, danni fisici, culturali e simbolici. Ad esempio, Gloria Steinem e i presidenti della National Organization for Women (NOW) e la Planned Parenthood inviarono una lettera all’ ex  Presidente USA, B. Clinton, per protestare contro il rifiuto dell'amministrazione di definire tutti i tipi di prostituzione come "sfruttamento sessuale" (Stolz, 2005). 

Come il femminismo radicale, il femminismo marxista è un'altra posizione neo-abolizionista che, generalmente, vede in tutte le forme di commercio sessuale una forma di violenza strutturale contro le donne. Le femministe marxiste hanno sostenuto che la sessualità è per il femminismo ciò che il lavoro è per il marxismo, ovvero ciò che è ontologicamente intrinseco nella donna ma che viene rimosso da essa, cioè la sessualità e il corpo generativo (MacKinnon, 1989). Il femminismo marxista pone l'oppressione delle donne dalla dipendenza economica dagli uomini in una società “maschiocentrica” (Bryson, 1992) e sostiene che il capitalismo continui ad essere l'oppressore dominante delle donne. Finché esiste il capitalismo, le donne vivranno in uno stato patriarcale e dipenderanno economicamente dagli uomini in una società strutturata attorno a classi sociali stratificate.

Nel modello capitalista, benché lo sfruttamento economico contro le donne abbia molte facce, prostituzione e pornografia restano fenomeni particolarmente gravi. Questo perché i due fenomeni non si limitano ad uno sfruttamento “monetario” e “produttivo” della donna (nonostante prostituzione e pornografia NON producano assolutamente nulla, se non qualche eiaculazione) ma aggiungono ad esso anche una forma di “sfruttamento riproduttivo”, cioè alienano le donne dalla loro sfera sessuale, riproduttiva ed affettiva. La sessualità e l'energia sessuale delle donne vengono appropriate dagli uomini che acquistano o controllano lo scambio dei servizi sessuali (cioè i magnaccia), proprio come l'energia di ogni lavoratore viene appropriata dai capitalisti per i loro profitti, portando le donne all'alienazione delle loro capacità fisiche e del loro essere corporeo (Miriam , 2005). Il femminismo marxista critica specificamente l'uso della prostituzione e di altre forme di scambio sessuale, volontario e involontario, con il denaro, in quanto sancisce una sessualità ed un’affettività scissa, mutilata ed estraniata dal proprio corpo. Catherine MacKinnon, una studiosa di diritto, femminista e marxista, sostiene che tutte le forme di prostituzione e traffico di sesso sono abusi sessuali e, quindi, forme di potere sessuale/riproduttivo sottratto alle donne (MacKinnon, 1982).

 

[1] Directorate General for Internal Policies; Policy Department Citizens right and  Costitutional Affairs, Gender Equality, Sexual exploitation and prostitution and its impact on gender equality, 2014, su internet: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/etudes/join/2014/493040/IPOL-FEMM_ET(2014)493040_EN.pdf, consultato il 13/04/2020.

[2] Frank Jordans, Sex workers face ruin amid virus fears, brothel closures, AP news, 17 marzo 2020, su internet: https://apnews.com/62a2ea1dc6b3bf7d10b1d7305dc1a391</div>, consultato il 12/04/2020.

Ultima modifica ilMartedì, 14 Aprile 2020 10:21
Template Design © Joomla Templates | GavickPro. All rights reserved.