Rivista aperiodica teorica del Socialismo
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La dignità del lavoro: diritto e politiche In evidenza

La dignità del lavoro: diritto e politiche La dignità del lavoro: diritto e politiche

di Roberto Spagnuolo

(Costituzione artt. 3, co.1; 36, co.1; 41, co.2; Dl 87/2018-legge 96/2018, Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese)

Ciò che rileva dal posizionamento costituzionale della dignità è l’anteporre la persona allo Stato (principio personalistico); il valore dell’uomo deve essere riconosciuto e protetto dallo Stato, per cui, è la persona, nella sua concretezza, a fondamento dell’ordinamento. I valori dell’individuo e della società vengono fusi attraverso l’unità di misura comune della dignità: umana, sociale ed esistenziale. La nobilitazione della persona passa, quindi, attraverso la sua realizzazione esistenziale, il suo contributo sociale, la sua crescita individuale. In una parola, il suo ciclo di lavoro.

Ma qual è il verso della relazione tra lavoro e persona che qualifica la condizione esistenziale dell’individuo come dignitosa? In altri termini, è il lavoro che qualifica dignitosa una persona o è la persona, con le sue qualità estrinsecate, a qualificare il lavoro come tale? La scelta dell’uno o dell’altro determina anche la visione politica della società, e dell’ordinamento, che lo Stato realizza con il suo intervento per ottemperare al dettato costituzionale.

Costruire un mercato del lavoro dignitoso significa intervenire sulla persona e sui suoi diritti vitali, coordinandoli strettamente tra loro. Così facendo, l’istruzione, la formazione professionale, l’inserimento nel lavoro, l’assistenza e sicurezza sul lavoro, l’aggiornamento, la riqualificazione, la copertura previdenziale senza soluzioni di continuità, la distribuzione del lavoro e del relativo orario, compongono una visione del mondo stesso del lavoro in cui vige la tutela delle capacità della persona di entrarvi, rimanervi in modo soddisfacente per sé e produttivo per la società, ed uscirne, sicura di un sostegno nel bisogno. Piuttosto che tutelare il lavoro in sé.

Il tutto nasce da una visione di lungo periodo della società basata sul diritto della (alla) dignità del lavoro, che qualifica l’attività svolta nella realizzazione esistenziale della persona.

Interventi, invece, di politiche della dignità del lavoro hanno effetti più nel breve periodo, per minimizzare eventi esterni che impattano sull’individuo; si pongono attraverso azioni strumentali che, se non coerenti con un progetto sociale più ampio, possono anche incidere negativamente sul diritto stesso.

Un esempio poco strutturato di politiche della dignità emerge dal cosiddetto “Decreto dignità”, dove essa è qualificata mediante interventi su condizioni esterne la persona (solo fisica, perché la dignità delle imprese è difficile da immaginare). L’intervento legislativo presuppone che dall’esistenza o meno di particolari condotte, od eventi, di tipo lavorativo o retributivo, si possa determinare l’aumento o la diminuzione della dignità della persona ivi coinvolta; così essa migliora, se

  • il limite alla durata del contratto di lavoro a tempo determinato viene abbassato;
  • se l’aumento dell’indennità dovuta per il licenziamento viene incrementato;
  • se i contributi da versare per l’impiego del lavoro a tempo determinato sono più alti;
  • se c’è l’esonero contributivo per i giovani anche se limitato nel tempo (strumento di politica del lavoro, come il precedente, piuttosto che della dignità);
  • se vi è la regolamentazione informatica del lavoro occasionale.

Le disposizioni strettamente legate all’individuo terminano qui, nulla per far crescere il lavoratore. Le rimanenti sono interventi estemporanei di

  • politica del personale pubblico, per coprire esigenze di servizio (scuola e centri per l’impiego);
  • politica industriale, per punire imprese beneficiarie di contributi pubblici che delocalizzano le attività e licenziano sul mercato interno;
  • politica degli investimenti, con il limite d’uso del credito d’imposta per spese infragruppo in Ricerca&Sviluppo;
  • politica di tutela del consumatore, con il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo;
  • politica tributaria, con interventi di semplificazione fiscale, che chiudono il decreto.

Che tutto ciò implichi la dignità della persona che lavora è quanto meno dubbio. Traspare, piuttosto, un improvvisato irrigidimento del mercato del lavoro che, in assenza di organici progetti e investimenti strutturali in capitale umano e tecnico, può favorire più le delocalizzazioni che maggiori ingressi di capitali stranieri e, in ultima analisi, rappresentare un limite per lo sviluppo, piuttosto che un sostegno alla crescita di lungo periodo.

Ultima modifica ilGiovedì, 29 Novembre 2018 17:49
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