Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La Solidarietà. Dall’economia dei consumi all’economia dei bisogni

Solidarietà. Consumi e bisogni Solidarietà. Consumi e bisogni

di Roberto Spagnuolo

Con l’entrata della Solidarietà nella Costituzione, si è voluto delineare chiaramente l’intervento pubblico nella società con finalità redistributive e riallocative, fine mai considerato nella parte fondante degli statuti liberali sino allora emanati. La solidarietà non è stata nemmeno parte di studio degli economisti, probabilmente proprio perché considerata ininfluente rispetto all’approccio dogmatico che guarda ai valori benéfici del mercato in sé. Tuttavia, essa è emersa nelle implicazioni degli interventi sul mercato e nel mercato stesso, in ragione degli effetti sociali dovuti alla continua ricerca di efficienza, quest’ultima sinora unico veicolo di creazione di ricchezza senza mai contemplarne la pur minima forma di distribuzione.

Motore del mercato e delle sue teorie è sempre stato, sin dalla prima rivoluzione industriale, il rapporto tra domanda e offerta di un qualcosa, inizialmente caratterizzato dallo stato di necessità. In seguito, il sostegno al sistema mercato venne con la stabilizzazione di una domanda che ne alimentasse e incentivasse la produzione di massa, anche attraverso una pianificata e pianificabile sostituzione di beni da consumare.

Per mantenere in vita il sistema di sviluppo economico attuale e le ricchezze con esso accumulatesi, si è reso necessario alimentarlo con un costante e latente artificioso stato di insoddisfazione, creando bisogni ad hoc,  non più vitali né primari, spesso stornando risorse necessarie alla soddisfazione di persone ancora in stato di povertà. È la dipendenza fatta sistema, laddove all`intervento pubblico finalizzato al soddisfacimento dei bisogni si predilige il mercato dei consumi.

Cosa accadrebbe se dalla gestione economica dei consumi si passasse alla gestione economica dei bisogni? Una prima conseguenza sarebbe la ridefinizione della natura stessa del bisogno all’interno nel nuovo contesto di sviluppo: da strumento a fine del medesimo. Un altro effetto immediato ricadrebbe sull’approccio delle politiche pubbliche e sulla legislazione che regolamenta i mercati, che tenderebbero a enfatizzare e correggere le condotte sul nuovo fine, determinando di conseguenza nuove unità di misura per la soddisfazione dei “neo-consumatori”, meno legate al quantum dei bisogni soddisfatti, che per crescere ogni anno deve necessariamente farne innalzare la domanda, ma piuttosto al qualis dei bisogni soddisfatti e da soddisfare, la cui crescita esce dalla cardinalità nuda e cruda per arrivare alla natura reale dei problemi sociali. In tale contesto il quantum ricoprirebbe solo il numero di persone ancora escluse e pertanto dovrebbe pesare sul deficit di un neo-Pil. Il fine del bisogno soddisfatto e da soddisfare renderebbe i neo-consumatori indipendenti dal sistema di produzione e anche il loro lavoro diverrebbe strumento di cura dell’economia dei bisogni dei propri concittadini. Anche l’attività del politico, vecchio e nuovo, acquisterebbe nuova linfa, divenendo il mezzo per ampliare il soddisfacimento dei bisogni sociali, piuttosto che fine a cui tendere per cercare magari ricchezza, sotto il “nobile” pretesto della Solidarietà.

 

Ultima modifica ilGiovedì, 03 Maggio 2018 16:57

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