Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Modello economico, lavoro, welfare e la “proporzione socialista”

di Roberto Spagnuolo

L’influenza su lavoro e welfare dei cambiamenti mondiali, all’interno del modello attuale di sviluppo economico, è decisamente a sfavore dell’equilibrio sociale ma a beneficio della crescita accentrata di capitale e reddito. La trasformazione tecnologica con l’avvento dell’AI e dei robot, la globalizzazione dei mercati con la relativa domanda di lavoro in continua competizione sovranazionale sui relativi costi, uniti al cambiamento demografico europeo (inteso come invecchiamento ed equità intergenerazionale) alimentano una continua relazione inversa (perversa) tra crescita della ricchezza, concentrazione della medesima e crescita dei bisogni sociali collaterali a tale sviluppo.

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Economia del consumo vs economia dell’uso: una riflessione tra inflazione e deflazione

di Roberto Spagnuolo

Possibile che la deflazione sia un male così grave per la crescita sostenibile della società? Laddove il valore in termini monetari dei beni perde peso a beneficio di quello in termini reali; il mercato finanziario puro si svalorizza rispetto all’economia reale; in un certo senso il breve termine perde appeal rispetto al lungo termine; laddove il bene (valore) di consumo entra in crisi rispetto al bene (valore) d’uso; ancora, dove indebitare il domani per consumare oggi entra in competizione con l’avere redditi di lavoro oggi ma per consumare dopodomani; laddove anche il valore di beni/servizi sociali (lungo periodo) incorpora il reale valore del lavoro e delle risorse utilizzate, a dispetto del valore dei beni di consumo misurato sui mercati finanziari; scopo finanziario di profitto viene recuperato dallo scopo reale d’uso e, in ultima analisi, il consumismo si macchia di connotazioni socialiste.

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Di chi è l'oro che sta in Banca d'Italia?

di Renato Gatti

Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi ha presentato una proposta di legge che (1) prevede che l’oro che si trova nei forzieri della Banca d’Italia sia di proprietà dello Stato e la Banca d’Italia ne sia la sola depositaria.  Questa richiesta fatta dal parlamentare della Lega ha lo scopo di dare una interpretazione autentica ad una norma che, evidentemente, non prevede lo Stato come proprietario dell’oro della Banca d’Italia. Avendo l’oro la stessa provenienza e natura di eventuali riserve in altre valute pregiate (dollaro statunitense) di cui non si contesta la proprietà, non si capisce perché mai la “nazionalizzazione” si limiti all’oro.

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Investimenti pubblici finanziati con la Moneta Fiscale

di Stefano Sylos Labini

Abbiamo bisogno di investimenti pubblici per rimettere in piedi questo Paese disastrato e per creare lavoro. Infrastrutture, manutenzione del territorio, riassetto idrogeologico, ristrutturazione del patrimonio edilizio, centrali eoliche offshore su piattaforme galleggianti, trasporto pubblico ecologico, riciclo e smaltimento non inquinante dei rifiuti, bonifiche ambientali, depurazione delle acque dei fiumi, dei laghi, del mare.

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Facciamo i conti

di Renato Gatti

I fautori dell’uscita dall’euro, tra i vari vantaggi dell’operazione, ritengono che con l’uscita il nostro Paese potrebbe procedere alla svalutazione della nuova lira, facendo in tal modo scendere il rapporto debito/PIL.

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Redistribuire la produttività

di Renato Gatti

Redistribuire la produttività

di Vincenzo Visco – 7 settembre 2018

“Per quanto riguarda il lavoro, le proposte esistono numerose. Va comunque posto sul tappeto, come si è detto, soprattutto a livello internazionale, il problema dei tempi di lavoro che nei prossimi decenni può diventare centrale. In prospettiva lo sviluppo della IA può portare effettivamente alla opportunità di introdurre un vero reddito di cittadinanza (cioè non condizionato) dal momento che molti lavori sono destinanti a scomparire, e quelli che si creeranno nei servizi saranno di bassa qualifica e ridotta retribuzione. Un reddito di cittadinanza da finanziarsi con un’accurata redistribuzione del valore aggiunto prodotto dall’innovazione tecnologica.

La questione di fondo è che la ricchezza collettivamente prodotta, con il contributo di imprese, lavoratori, managers, scienziati, governi, va ripartita tra tutti, e non diventare appannaggio di pochi. Per questo occorrono forti poteri pubblici, e questo è il messaggio fondamentale che un nuovo socialismo deve trasmettere.”

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A proposito di moneta fiscale

di Renato Gatti

Ho trovato, con piacere, sull’ultimo numero de L'Ideologia socialista un articolo sulla moneta fiscale (CCF) a firma Bossone, Cattaneo, Costa e Sylos Labini. Ho dialogato spesso con Stefano Sylos Labini su questo argomento e colgo l’occasione per porre all’attenzione della rivista alcuni punti che vorrei approfondire.

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Moneta Fiscale per l’Italia

di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa e Stefano Sylos Labini (Gruppo della Moneta Fiscale)

Alcuni anni fa, abbiamo iniziato a proporre la Moneta Fiscale (MF) come strumento in grado di superare le disfunzioni dell’Eurozona. È quindi abbastanza frustrante leggere sul Financial Times (28 ottobre 2018) in un articolo di Wolfgang Munchau (“Italy is setting itself for a monumental fiscal failure”) che la MF, data la sua natura di moneta parallela, innescherebbe la rottura dell’euro.

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Mark to market

di Renato Gatti

I principi contabili

Il mark to market (mtm) è un principio contabile che prescrive alle banche di valutare i titoli posseduti al valore di mercato. Ciò comporta che se la quotazione di mercato è positiva la banca può registrare utili non realizzati;  ma se le quotazioni di mercato sono negative  gli assets detenuti dalle banche vanno svalutati al loro valore di mercato, si genera quindi una perdita non realizzata ma che va a ridurre il patrimonio netto e di conseguenza riduce i prestiti che la banca può erogare essendo parametrati al patrimonio netto in base ai criteri del Common Equity Tier 1 (CET1). La valutazione è determinata dal mercato, principalmente dal mercato dei Cds, dai credit default swaps che sono basati sul rischio di credito ovvero sul rischio che quel titolo possa non essere rimborsato per default dell’emittente.

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Riallineamento e svalutazione competitiva

di Renato Gatti

Riallineamento

Ipotizziamo due paesi con due monete e con un cambio nominale di 350 monete A contro 100 monete B. Immaginiamo che il tasso di inflazione nel paese A sia del 3% e quello del paese B sia dell’1.5%. Quindi la stessa merce che costava 350 nel paese A costerà ora (350*1.03) 360.5 e quella che costava  100 nel paese B costerà (100*1.015) 101.5. Il cambio reale  allora non sarà più 350/100 ma ( 360.5/101.5) 355/100.

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