Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Si stava meglio quando si stava peggio?

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di Giandiego Marigo

Si stava meglio quando si stava peggio, è frase fatta molto usata, in modo ricorrente e fastidioso. Fors'anche stupido. Quello della “nostalgia dei “bei tempi andati” non riguarda solo i cosiddetti conservatori, tutt'altro. Tale deformazione mentale, quella che mi piace chiamare testa girata all'indietro ci tocca un poco tutti. Persino quando pensiamo ad una cosa “rivoluzionaria” come “la decrescita cosiddetta felice” spesso, persino nei pensatori di livello la tentazione della “nostalgia” è presente e purtroppo costante.

Lo è nell'articolazione del nostro pensiero e nella convinzione che quello che stiamo attraversando sia il peggio e non abbia precedenti, così come nella convinzione che quello che viviamo sia un percorso obbligato, segnato dalla degenerazione dei bei tempi che sono (sempre) alle nostre spalle.

In realtà il termine “Decrescita” significa tutt'altro, così come per un socialista dovrebbe essere per parole come Progresso e Civiltà, Giustizia ed Equità.

In qualche modo abbiamo accettato la condivisione di un senso comune, sebbene borghese, nel senso di questi termini, ed in parte in questo stanno le ragioni del “regresso culturale” cui ci siamo, in qualche modo, condannati da soli. Di fronte alla prospettiva di uno scontro frontale fra visioni e modi di pensare abbiamo fatto un passo indietro, pensando che anche dall'altra parte di facesse lo stesso … ed invece,anche grazie alla potenza dei loro mezzi ed al fatto di detenere il potere, così non è stato o si è solo finto che fosse. Questo è avvenuto “intimamente” anche perchè, nel frattempo ci convincevano che anche noi … persino noi avessimo qualche cosa da perdere … qualche cosa da difendere in questo sistema.

Molti “compagni” sono vecchi, il ricambio è sommamente difficoltoso. I giovani sono affascinati ed ammaliati da altre sirene, oppure semplicemente se ne vanno appena possono (come condannarli?) verso lidi che suppongono migliori, più civili, più ricchi di opportunità. La malattia dello “stavamo meglio quando stavamo peggio” impazza, diventa luogo comune … malattia sociale.

Mentre noi ci troviamo in questa costante retromarcia, per tornare verso visioni pre-900centesche, è reale, palpabile, si vede nel concetto che abbiamo del femminino, nella paura di reagire … nella rassegnazione, nel mito dell'uomo forte, onesto e probo cui donare il potere di redimerci. Nella cultura degenerata del leader carismatico. Nella difesa dei confini della Patria assediata, nella xenofobia.

Abbandoniamo Marx, ma anche Nice e Kant, mentre ammantiamo di modernismo tecnologico il nostro regresso spirituale. Facilitati da un falso mito dell'individuo che in realtà e solo coltura del Qualunquismo … ed il termine coltura non è un errore di battuta.

È anche per questo che quando parliamo di socialismo, oggi, qui ed ora, cerchiamo l'uomo nuovo … ed è per questo che pensiamo che il lavoro da farsi riguardi l'ABC del “Pensiero Progressista” e Progressivo aggiungerei.

Se Decrescita non significa ritorno al passato, ma scelta di un futuro diverso da quello che ci si prospetta, con un sistema valoriale che parta dal benessere dell'umanità e dalla condivisione della ricchezza e non da un ossessivo misticismo per un'eterna ed impossibile crescita; se Progresso riguarda anche l'umanesimo e la spiritualità e non solo un vuoto tecnicismo tecnologico e consumistico; se Civiltà e l'insieme dei progressi spirituali e morali degli abitanti del Pianeta Vivente … se tutto questo è vero allora possiamo e dobbiamo accettare la sfida del futuro. Perchè possiamo e dobbiamo stare meglio di quando si stava peggio, ma non solo.

Tutto questo tempo dedicato al chiarimento delle prospettive in un'area che sta costantemente regredendo, nelle sue Definizioni Fondamentali è davvero e soltanto tempo buttato e la dolorosa e immanente frammentazione che ne ricaviamo l'unico, inutile risultato. Esistono principi irrinunciabili, che differenziano, in modo chiaro e fondamentale, il pensiero di progresso da quello di conservazione, esistono parole che lo definiscono … perchè quindi premettere future differenziazioni alla conquista d'un comune obbiettivo da TUTTI definito SOCIALISMO?

Perchè perdersi in rivoli d'inutile discussione mentre l'attacco portato dal Potere e dal Sistema Capitalistico è palese, chiaro e costante? Mentre i liberisti Soft ed Hard, travestiti ora da democratici ora da conservatori mietono vittime promettendo un deformato e falso concetto di democrazia , anche esportabile e vendibile in Kit di montaggio?

Abbiamo già una piattaforma comune ed essa deriva dai Motivi che ci mossero ad essere quel che siamo, se non l'avessimo non saremmo così tanti, pure nella nostra infinita e deplorevole frammentazione.

Qualcuno potrebbe estrarre dal cappello le mille ed una ragioni per viaggiare ognuno per sé, abbiamo abitudine ai pensatori della dicotomia ... ne abbiamo a mazzi in quella che chiamammo Sinistra, con sapienti citazioni, analisi argute d'economia inventata, geniali motivazioni che vedono sé stessi e la propria segreteria come unico blocco di leader possibile in in questa, sempre più improbabile, avanzata … lo abbiamo fatto mille ed una volta, però e non è mai andata meglio.

Proviamo a girare la testa in avanti e, magari, rivedremo all'orizzonte quel sole dell'avvenire che consideravamo perduto … oppure no, continuiamo così arrendendoci, prima o dopo, all'ineluttabile realtà d'essere , solamente vecchi.

 

Ultima modifica ilDomenica, 11 Novembre 2018 15:34
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