Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il diritto alla casa: un preciso impegno di Convergenza Socialista

di Giandiego Marigo

Affronterò, bei prossimi articoli i punti proposti alla discussione di Convergenza Socialista che riguardano in modo diretto ed indiretto la sfera del sociale. È ovviamente complesso delimitare i confini delle specificità dove finisce il campo dei Diritti, del Lavoro, dove inizia il Sociale, dove la Cultura? Divisioni sommarie e generalizzanti possono essere dannose e quindi non le opererò, limitandomi per ora alla raccolta delle proposte di discussione sui punti del Programma politico e concedendomi escursioni in campi adiacenti che fanno parte del medesimo territorio che definirò “Transizione al Socialismo”

1) Riqualificazione, manutenzione e rimessa a disposizione. Con eventuali investimenti di costruzione da 0 degli alloggi dequalificati e sfitti del patrimonio immobiliare dei concessionari per le case popolari (tali alloggi, devono essere messi a disposizione del sociale, nei prossimi anni) .

Come risulta evidente al primo punto è il diritto alla casa. È argomento che si è già affrontato sulle nostre piattaforme ed è doveroso e giusto diventi un preciso impegno del nostro partito. Abbiamo, come partito a suo tempo affrontato la tematica del “diritto” in quanto tale e del rapporto con “il possesso”. Della convinzione cioè che la soluzione del diritto passi sostanzialmente dal possesso dell'abitazione per esempio nell'articolo sulla nostra piattaforma titolato “Diritto, appunto Diritto!” .

In realtà una società socialista o in transizione dovrebbe affrontare la tematica del diritto all'abitazione passando dalla strada del Bene Comune piuttosto che da quello del “possesso individuale”. Ed è anche, quindi, per ragioni di stimolo verso una transizione siffatta, che si insiste sulla tematica della riqualificazione del suddetto “Bene Comune” CASE POPOLARI.

L'ingenuità, pur essendo causa di tenerezza, non appartiene ad una seria analisi sociale ed è quindi doveroso rendersi conto che oggi le Case Popolari, pur essendo importanti non hanno la fondamentale caratteristica del “Bene Comune” se non nominalmente, affidate come sono ad una “NON-gestione” privatistica e legata ad interessi di gruppi di potere, più o meno palesi ed a volte addirittura occulti ed illegali.

La mascheratura di regionalità, seguita delle Controriforme più o meno locali che ne diluiscono ed allontanano la lqualità “sociale” riducono il ruolo dell'Edilizia Popolare ad una marginalità scarsamente influente che diviene problematica con il graduale abbandono di alloggi fatiscenti ed inadeguati :

35.000 alloggi sfitti a Milano con intenzione di apertura al privato,17000 a Modena, A Bologna il 10% degli alloggi popolari è sfitto … sono alcuni esempi di una noncuranza (che diviene appropriazione indebita) per il Beme Comune e di una tendenza alla privatizzazione, con immediata e successiva massimizzazione dei profitti, assolutamente preoccupante.

Molte parole sono state spese in questo senso, impegni dei vari “Gestori” dell'edilizia popolare, impegni a parole degli enti regionali e dello Staro, ma nulla avviene. La piaga della noncuranza e la tendenza alla privatizzazione ormai crescono in modo esponenziale, mentre la “partecipazione consapevole” sembra calare al medesimo ritmo.

Certo, perchè a prendere degli impegni ed a sprecare parole sull'argomento la politica è abilissima, ma il privilegio culturale del possesso continua (anche a cura di fantomatiche Cooperative Edilizie) con le sue nefande conseguenze in termini si confische e perdite dell'abitazione con messa all'asta continuano. Mentre il compartimento dell'Edilizia Popolare diventa sempre più marginale ed abbandonato e subisce anzi l'attacco frontale e pesantissimo delle privatizzazioni.

Questo avviene anche perchè da parte di chi dovrebbe proporre una strada differente, che passi dalla comunità dei beni e dall'impegno diretto dello Stato c'è solo un imbarazzante silenzio venato d'impotenza. Così come una assoluta incapacità di controllo dal basso, democratico di una eventuale struttura che non fosse “privata” o in via di privatizzazione. Anzi a tratti una connivenza pericolosa e sommamente imbarazzante, mascherata da cooperativa edilizia popolare.

Quando parliamo quindi di questo argomento, agiamo e vorremmo operare su due fronti l'uno di spinta verso una transizione ad una visione “Socialista” della tematica abitativa, l'altro ad una educazione degli ultimi fruitori del “Bene comune” al controllo democratico ed alla tutela di tale bene. In una parola non esiste Bene Comune laddove non esista una struttura democratica dal basso che lo tuteli, lo preservi e ne controlli gli eventuali abusi. Provvedendo con l'autogestione collettiva ed individuale alla sua manutenzione.

Quindi intervento dello Stato e Socializzazione (anche culturale) della tematica abitativa da una parte ed incremento della partecipazione e della capacità di “Controllo Democratico dal Basso” dall'altra. Due piedi su cui camminare che sono indispensabili l'uno all'altro e che se non agiscono in sinergia sono concausa dell'abbandono sociale e dell'isolamento.

Ultima modifica ilGiovedì, 29 Novembre 2018 17:37
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