Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

No alle trivelle! E qualche conclusione tanto per... In evidenza

di Giandiego Marigo

Il 15° ed ultimo punto proposto alla discussione ed affidato alla dialettica è il NO TRIV.

No alle trivelle che deturpino e distruggano le nostre coste, No al Fracking che già tanti danni ha procurato all'ambiente, ammesso di non considerare le possibili connessioni non ancora del tutto dimostrate, ma altissimamente probabili con il dissesto geologico, quando non addirittura con i terremoti.

La filosofia, squisitamente capitalistica che vede il Pianeta Vivente come un assoluto possesso privato da cui cavare ogni possibile elemento ritenuto utile, che vede il progresso come depauperazione e furto, come spreco ed abuso … è sommamente pericolosa. Non solo infame quindi, non solo egoistica e cieca, ma pericolosa per tutta l'umanità.

Un furto vile e crudele alle generazioni future è la causa prima che ci ha condotto sin qui ed ha creato le condizioni per questa fase di irreversibilità verso la fine che stiamo attraversando.

Il nostro rapporto con il pianeta è malato, le scelte che la cosiddetta scienza ha operato, ignorando le strade “meno remunerative ed utili per l'Elitè mondiale” e prediligendo quelle che accomodavano a chi deteneva il potere ci ha portati sino a questo vicolo cieco, una filosofia costruita sempre e solo per giustificare il diritto alla proprietà ed al potere conseguente ci ha costretti nell'unico mondo proponibile del capitalismo globalizzato. Modello proposto che siamo talmente stolti da non voler nemmeno riconoscere come tale, ma che accettiamo come l'unico esistente e possibile.

Il nostro rapporto con l'ambiente e , semplicemente, folle e l'idiozia delle trivellazioni alla ricerca dell'ultimo sangue di questo sciagurato pianeta ne è la prova tangibile.

Le trivellazioni costiere, sono inutili, poco remunerative, inefficaci oltre che brutte e deturpanti. Sono una scelta stupida … una via di sviluppo pochissimo sostenibile e di brevissima durata, senza respiro e prospettiva, ma di eccezionale perniciosità.

Ed ancora le mie ragioni, sono umanistiche, ma nemmeno la scienza più dogmatica può trovare “utili” queste pratiche motivate solo dalla follia d'un possibile guadagno a breve termine.

La strada della compatibilità e della sostenibilità è l'unica praticabile per un socialista, che metta innanzi a tutto le persone, i loro diritti... ed il loro Buon Vivere.

Certo esistono esigenze Energetiche impellenti e contingenti, permangono e permarrebbero anche in una fase di transizione, ma le pratiche virtuose ed una scienza indirizzata e guidata da una filosofia del praticabile e della conservazione planetaria e da un pensiero di appartenenza e condivisione e non solo di possesso e sfruttamento potrebbero rispondere egregiamente ed efficacemente a queste urgenze.

Una modificazione sostanziale nei comportamenti perniciosi e malati che la Società dei Consumi ha provocato e provoca può rendere “praticabili” le necessità virtuose e salvifiche, che ormai sono indispensabili per la salvezza planetaria.

Negli ultimi articoli si è molto girato attorno a queste tematiche, perchè esse sono fondamentali composte come sono da necessità ed atteggiamenti riformatori interiori ed esteriori.

L'emendamento è sì sociale e politico , ma anche personale e comportamentale. Esso parte e lo si è detto spesso in queste trattazioni, per umili ed inutili che esse siano, da un atteggiamento partecipativo. Dall'esserci quindi, dall'esistere come pensiero organizzato ed entità socialmente rilevante.

Sino a che il mondo sarà quello delle file interminabili agli outlet e per l'ultima novità della telefonia mobile, mentre i luoghi della partecipazione territoriale e sociale restano deserti … nulla potrà davvero cambiare e, soprattutto, questo modello selvaggio e crudele continuerà ad essere l'unico proposto ed accettato.

Il cambiamento è un'opera di lungo corso, legato, come abbiamo spesso detto ad una cultura, una filosofia, una spiritualità altre e complesse. Ad un rifiuto attivo di questo sistema e delle sue implicazioni e conseguenze.

È un gesto ampio, non locale ma parte dai territori , comprende ed accetta la globalità , ma rifiuta la globalizzazione della finanza.

È pensiero anti-elitario, condiviso, orizzontale, comprensivo empatico e compassionevole, internazionalista ed ha come patria il mondo intero. Sicuramente non ha preclusioni di razza , genere, gusti sessuali … è attento alla vita, nel senso più articolato, laico e nel medesimo tempo spirituale del termine,

Non Possiede, ma appartiene e quindi è! Parte e Tutto, nel medesimo tempo.

 

Ultima modifica ilMercoledì, 13 Marzo 2019 18:51
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