Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Riflessioni sul sindacato

di Giandiego Marigo

Il 40% degli iscritti alla CGIL ha votato M5S o Lega, più di metà degli iscritti gradisce il Premier Conte. C'è un significato profondo, anche se umiliante e desolante dal punto di vista politico in questo (e nella sicura debacle della rappresentanza sindacale) e certamente Landini acquisisce su questo scenario il ruolo di “maschera e giustificazione a sinistra” che si è fondamentalmente scelto. Ammesso che una giustificazione a sinistra ai tempi in cui viviamo abbia qualche utilità e senso, per chi la adotta.

C'è pessimismo in quel che dico? Non credo, il materialismo storico impone un metodo di analisi rigoroso e una estrema sincerità con sé stessi. Non riconoscere i segnali, permanendo in posizioni illusoriamente trionfalistiche o peggio mistificando a sé stessi l'importanza della propria influenza sono fra i mali di quell'area di cui stiamo parlando.

Abbiamo spesso affrontato su queste pagine (per merito di altri redattori, ovviamente) il senso ed il ruolo del sindacato da più punti di vista, così come alcune “parole d'ordine”, quali la riduzione dell'orario di lavoro, l'analisi delle conseguenze dell'industrializzazione 4.0 con le implicazioni e le possibili prospettive che possono essere drammatiche ma anche dell'automazione e della robotica. Sino alla necessità “politica e strategica" di un sindacato realmente di classe che parta dall'unità, quantomeno ricercata, dei sindacati di base. Abbiamo ripetutamente richiesto che “il Lavoro, il non-Lavoro e la ridistribuzione del reddito” divenissero priorità all'interno de La Sinistra “ in divenire.

Convergenza Socialista, pur nella consapevolezza dei suoi limiti e della sua misura ha sempre sostenuto che solo un sindacato di classe, fortemente caratterizzato di una “Interiorità” socialista, può rappresentare la salvezza di quel che resta del Movimento Operaio. Anzi rilanciarne l'influenza e la forza con la comprensione ed il coinvolgimento delle nuove figure e soggetti prodotti dalla modernità.

La modificazione sostanziale della struttura “lavoro” (anche a livello concettuale e di definizione) e la scomparsa graduale delle garanzie sull'altare di una globalizzazione finanziaria e disumana, l'uso spregiudicato dell'eccesso di mano d'opera che ne consegue, implementato dalle conseguenze dell'automazione e della robotica avanzanti hanno creato un marasma fluido ed occasionale di quella che era un tempo la classe. Che perdendo definizione finisce per perdere la propria stessa natura sostanziale, quantomeno in apparenza, acquisendo un aspetto fluido non chiaramente definito.

La genericità progressista, non sostanziale è figlia di questa confusione, la parcellizzazione e suddivisione atomizzata delle finalità e degli obbiettivi, la generica e generalizzata attitudine ad un non meglio identificato “progresso” ne è la derivazione. La follia demenziale della “Crescita Eterna in un pianeta dalle risorse finite” ne è la filosofia malata di fondo. Filosofia che infetta anche l'AreA di Progresso e Civiltà e quindi il sindacato con l'accettazione della invenzione del PIL e della sua misurazione.

La condivisione della classe di queste “imposizioni culturali” il senso della nostra sconfitta.

Quella stessa classe che scivola si contorce e soprattutto non si riconosce, appoggiando le proprie aspettative in una illusione di promozione sociale impossibile, ma costantemente prospettata come ultimo ed illusorio traguardo.

Il sindacato in sé, e soprattutto la CGIL, prostituendosi al sistema ed al controllo del proprio orticello fatto di CAAF, di sovvenzioni statali e di pensionati iscritti quasi a forza, perde sé stesso in una triplice intesa che lo costringe nel peggiore tradunionismo. Svendendo le sue caratteristiche originali sull'altare di unità formale, strumentale ed utilitaristica (soprattutto per CISL e UIL) in cui nessuno crede davvero e che, soprattutto, consegna solo la gestione delle sconfitte alla classe, insieme al concertone del 1° Maggio.

Accentando quindi di divenire organizzatrice di concerti e di patronati, sostituisce lo stato assente. L'intero corpo sindacale perde ogni ruolo di reale difesa della classe, per divenirne sotto certi aspetti e con gradazioni diverse “guardiano del sistema”.

Diventa “corporazione” e parte dello stesso sistema che dovrebbe teoricamente controllare. Perde ogni connotazione anche embrionale di quel “Controllo Democratico dal Basso” che dovrebbe garantire e tutelare come bene prezioso. Elemento per altro fondamentale e indispensabile per qualsivoglia modificazione e transizione.

Di Vittorio si rivolta nella tomba, insieme a Gramsci, l'uno vedendo il il suo sindacato diventare il “Grande Nulla”, l'altro cogliendo la fine assurda del giornale che aveva fondato e dell'idea stessa di Socialismo che aveva difeso e narrato con anni ed anni di reclusione e indicibile sofferenza.

Parte di quella che che vorremmo chiamare sinistra si attarda all'interno di un sindacato ormai “corpo vuoto” gestendo spazi infinitesimali di illusione sociale.

Altra si perde nei suoi stessi rivoli di frammentazione, nella voce inesistente ed inconsistente di sindacati di base, che potrebbero, ma non sono. Illudendosi di rappresentare anche solo in parte, un frammento degli interessi della classe, ma riuscendo solo o a gestire momenti di lotta che non crescono e non diventano organizzazione, spesso disperati e senza prospettive reali di vittoria.

L'organizzazione della sconfitta, la gestione legale dei tre diritti e mezzo ancora rimasti. Senza nemmeno grandi ed eclatanti successi.

Poi finisce esattamente così come è stato narrato, con finalità decisamente strumentali, dai sondaggisti e cioè che più di metà di un sindacato che si esibisce in pugni chiusi e bandiere rosse, che sventola a mo' di icona l'apparenza del segretario più di “sinistra” degli ultimi vent'anni, appoggia in un modo o nell'altro, ma sostanzialmente, il governo più di destra degli ultimi sessanta (dai tempi di Tambroni, per capirci).

La sconfitta è culturale oltre che politica. Crea un vuoto non solo nel quadro politico, ma nelle motivazioni di fondo. Anni di compromessi al ribasso, di svendite, di incapacità politica hanno creato il mostro che si riassume nel motto tristissimo di alcuni operai del bresciano (prima ovviamente di questi ultimi anni che hanno visto la cristallizzazione della sconfitta) “FIOM/CGIL in fabbrica e Lega nell'Urna”, perchè questa deformazione non è , esattamente nuova, ma ha radici antiche di cui funzionari e segreterie si erano da tempo accorti e che hanno altresì “lasciato andare” pur di conservare il loro tesoretto di iscritti.

Vorremmo, davvero poter dire che esistano i Sindacati di Base e che essi rappresentino l'alternativa reale. Personalmente ho inseguito quest'idea sin dagli anni 70 con i CUB e Democrazia Proletaria, con l'Unione Inquilini, con i comitati giovanili e studenteschi, persino con l'impegno culturale nei circoli “La Comune”, ma quello che abbiamo davanti è atomizzazione, rivalità, azioni finalizzate, abitudine inveterata ai gruppi d'interesse.

Negare l'evidenza è stupido, oltre che inutile. Servirebbe un moto d'orgoglio? Sarebbe indispensabile! Così come una chiara definizione politica di campo. Il Mondo parla della necessità che gli operai gestiscano e posseggano i propri mezzi di produzione, ma purtroppo noi qui, restiamo indietro, accontentandoci d'un progressismo un po' generico nel timore di perdere ulteriormente voti.

Forse la definizione marxista in proposito non è più esaustiva, non tenendo conto delle fonti energetiche che i mezzi di produzione fanno funzionare e che oggi rappresentano la nuova frontiera del capitalismo, ma il fatto stesso che in molti paesi anglosassoni si parli di questo dovrebbe farci riflettere sulla qualità della nostra “Politica”.

Esiste la necessità, esiste lo spazio politico ed il vuoto della carenza, ma esiste un partito e di conseguenza un'AreA anche sindacale, che sappia coglierlo ed organizzarlo, oppure questo vuoto ha ormai invaso anime e cervelli azzerando l'intera storia del '900 e del movimento operaio?

Noi confidiamo che sia possibile, ne abbiamo fatto la nostra mission ma si sa la storia è scritta dagli avvenimenti, dalle azioni e dai rapporti di forza … pensateci!

Ultima modifica ilMartedì, 25 Giugno 2019 08:26
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