Rivista aperiodica teorica del Socialismo
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Prassi, Teoria, Prassi

Teoria e Prassi Teoria e Prassi

di Giandiego Marigo

Nella riflessione di un social-comunista, libertario fra il Dire ed il Fare trova forzatamente spazio, ed è un bene, la riflessione marxista sulla Prassi. Che la si citi o meno essa è a fondamento dell'azione.

Non vogliamo, però, qui attardarci nella citazione di sacri testi, proprio per conformarci a questa riflessione filosofica potente e fondamentale (lo è anche se corrisponde all'addio di Marx alla filosofia) preferiamo percorrere strade di assoluta comprensibilità.

Partiamo quindi dagli esempi: vi è uno scollamento, una discontinuità evidente, per chi si prenda il tempo di pensare mentre fa, fra quello che si dice, nell'AreA di Progresso e Civiltà, e quelle che poi diventano pratiche e comportamenti.

Tanto più evidente in questo periodo storico in cui l'apparente rabbia e coscienza che viene manifestata nel verbo e nello scritto non corrisponde affatto, anzi è lontanissima, dalla realtà sociale e dagli avvenimenti. In qualche modo il sistema ci ha messo, tutti, chi più e chi meno, con l'eccezione degli ultimi, che per altro e tendenzialmente vengono perduti, nella condizioni (anche se quasi sempre meramente apparenti) di avere qualche cosa da perdere.

Questa riflessione comprende l'attività di questo scribacchino, che pur permanendo nell'area degli ultimi ed avendo perso tutto ciò che poteva perdere, permane, anche per condizioni oggettive, certo, ma inesorabilmente fra gli scrivani compulsivi cui la prassi difetta.

Tralasciando però le divagazioni, la problematica è men che apparente; anzi si riflette con forza sulla realtà di quella che vorremmo chiamare sinistra.

Le molte dichiarazioni, anche cariche di passione, a tratti persino le grandi mobilitazioni su specifiche tematiche, non corrispondono quasi mai alla realtà dell'impegno personale fattivo, territorile, minuto.

È pur vero che l'elité è possentemente armata, padrona dei media e della comunicazione (che oggi corrisponde alla possibilità concreta di manipolare la realtà), padrona delle fonti energetiche e dei rubinetti monetizzati che le regolano. È però altrettanto vero che la fascia del disimpegno critico e criticone si allarga, con la rinuncia al controllo democratico dal basso delle realtà associative e partitiche, con l'allargarsi a dismisura dell'astensionismo che si picca di dirsi attivo, ma resta solamente quel che è: Assenza!

Con l'appoggio dei gomiti a metaforiche finestre dalle quali rimirare il divenire e l'osservazione iper-critica dell'impegno dei pochi (sempre meno e sempre più anziani) criticandone ogni inciampo, ogni vizio (ed è pur vero che ve ne sono molti), ogni errore e sclerosi.

Beandosi in una forma di sdegno inconcludente, ma forse soddisfacente per chi lo pratica.

Riservando la propria attenzione agli episodi e non alla complessità, alla cosiddetta “società civile” e solo superficialmente, per generalizzazioni e semplificazioni senza l'applicazione di un reale metodo di analisi della realtà sociale che la costituisce. Ed ancora in questa considerazione giganteggia il pensiero marxista per il quale l'assenza della Prassi si ripercuote inesorabilmente ed in modo deleterio sulla Teoria.

È senza alcun dubbio reale che in quella che vorremmo chiamare Sinistra esistano molti difetti, come è reale che essa sia percorsa da gruppi d'interesse, accodati ai propri leader, che essa non sia risolutiva ed abbia carenze teoriche e pratiche, ma l'essere assenti, l'astenersi (e qui citiamo Mao Dse Dong) rende illusorio ed inutile il diritto di parola.

Esiste un bagaglio appresso difficilmente rinunciabile e che comunque ne seguirebbe l'eventuale evoluzione? Indubbiamente! Esso contiene qualche cosa di buono e molti cadaveri? Vero! Però l'unico sistema di liberarsene o quantomeno di allegerirne peso e influenza e metterci dentro le mani, per liberarlo delle incrostazioni.

Esistono, soprattutto nei territori, antiche cancrene, vecchi rancori, tradimenti ed insulti incrociati? Vecchi! In questo termine sta il senso.

Vi è però un livello nel quale le cose avvengono, dove si verificano e succedono le scelte di campo e di vita. Dove si realizzano i comportamenti e dove regna L'esempio e la pratica come unico linguaggio comprensibile è un piano squisitamente personale, individuale e ha radici spirituali oltre che filosofiche e pratiche.

Esso deriva dall'esperienza, ma anche da una strana forma di fiducia nel futuro che potremmo chiamare speranza o anche fede. Su questo piano nasce la resilienza, la costanza, la forza. L'ottimismo della speranza (e diamo quel che merita anche a Gramsci).

PARTIRE DA QUESTO! Non da ciò che è avvenuto, ma da quello che potrebbe avvenire, dalla necessità attuale, dal qui ed ora, da quel che siamo. Scivolando su Terzani ed Osho dalla rivoluzione interiore e spirituale che sola potrà produrre l'uomo nuovo che sceglierà coscientemente d'essere parte, noi e di tacitare l'Io.

E finisco sinchè i giovani operai a tempo determinato, i disoccupati, le donne, gli ultimi, i precari, i pensionati poveri e tutta quella che pur nella sua costante mutazione ed evoluzione dovrebbe essere la classe non ci sentirà come una sua parte (pesci nell'acqua) e non come un corpo estraneo intellettualizzato e sterile, dedito in fondo alla mera cura del proprio tornaconto ed allo zappettio compulsivo del proprio misero orticello.

Mi son trovato a dire (e qui nuovamente subentra lo scrivano) che nelle liste di sinistra non ci sono i poveri. E' ovviamente una esasperazione ideale, ma concreta. La classe è molto citata, ma la rappresentanza è intellettuale, genericamente progressista, dedita prevalentemente alla società civile e, soprattutto, in grado di pagarsi la campagna elettorale, per forza propria o dei propri supporters e sponsor.

Vagheggiamo certo, ironia e grottesco, fanno parte di quel bagaglio culturale di cui parlavamo più sopra, ma dobbiamo trovare soluzione a questa contraddizione. Ultima citazione, da vecchio rudere sauriano qual'è il vostro scrivano qui presente. Ai tempi di Democrazia Proletaria ebbe accesso al Parlamento un quadro operaio-impiegatizio che derivava direttamente dalle lotte del Movimento Operaio; è già stato ripetutamente citato: Luigi Cipriani, che per primo (in tempi in cui Grillo prendeva assegni a sei/sette cifre da mamma Rai) si auto impose uno stipendio operaio dedicando il resto dei suoi emolumenti all'attività politica (in modo palese e controllabile, nemmeno questo avete inventato Grillo & C.).

Egli era una punta di diamante del movimento, un quadro nato dalle lotte sindacali dal basso (non un funzionario in pensione). Se avessimo fatto tesoro di quell'esperienza forse oggi staremmo parlando d'altro che non di una sconfitta culturale.

Ultima modifica ilMartedì, 02 Luglio 2019 17:01
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