Rivista aperiodica teorica del Socialismo
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Comportamenti In evidenza

di Giandiego Marigo

Qual'è la misura reale di quello che andiamo ripetendo. Bastano l'analisi e la dichiarazione a qualificare un'AreA. Chi scrive ritiene di no, ma ovviamente l'opinione riveste scarsa importanza; la domanda però rimane quella di sempre ed è “Cosa muove il cambiamento reale?"

Cosa differenzia le modificazioni interne ed indolori al sistema da quelle che ne modificano il passo ed i contorni sino alla sua trasformazione?

Tendenza e cambiamento sono connessi alle mode ed ai modi?

Si è spesso parlato, quantomeno chi scrive lo ha fatto ripetutamente, dei motivi e delle spinte ideali che stanno a fondamento di una scelta come quella socialista o libertaria. Si è spesso parlato del superamento dei termini e delle definizioni così come dei luoghi comuni per badare, finalmente, alla sostanza.

Come la si misura, però, cosa la qualifica evidenziandola, rendendola visibile e riconoscibile?

Ebbene sì, i comportamenti!

Non è acquisizione nuova, in realtà da anni, sin dalla definizione de “Il personale è politico” della fine degli anni 70, questa analisi è stata messa in campo, ma le pratiche?

Esagerazioni, per cui ci si è chiusi in una acquisizione tutta personalistica e privata oppure sottovalutazioni, dalle quali si è usciti con l'adorazione del Mostro Pragma, con un “senso pratico” deteriore che ha soffocato l'idealità.

Certo il lavoro di radicamento, le lotte, la sensibilità sociale, tutto questo è importante, ma l'esperienza dovrebbe averci insegnato che è nei comportamenti che si misura la reale portata di un cambiamento.

Se un cambiamento conclamato e sbandierato, non produce una modificazione sostanziale a livello comportamentale non è affatto un cambiamento, ma solo la sua apparenza.

Se alle dichiarazioni di principio, non si affianca un comportamento consono e coerente esse cadono nel vuoto e rimangono quel che sono, parole sparse nel vento e scritte sulla sabbia del bagnasciuga.

Facciamo un esempio che potrebbe parere persino eccessivo, ma rende efficacemente il senso di quel che vorrei dire (si badi, pur essendo, per scelta etica vegano, chi scrive non vuole predicare). Prendiamo, per facilità di comprensione, un dibattito molto di moda (c'è, purtroppo una componente modaiola) quello sul Global Warming (riscaldamento globale) e sulle emissioni di CO2: è acclarato, scientificamente, che grandissima parte della responsabilità in questo avvenimento epocale si antropomorfa, cioè dovuta alle scelte umane.

L'agricoltura industriale con gli eccessi che comporta, l'allevamento intensivo, la lobby della carne (qui un socialista direbbe, precisando, il capitalismo) oltre alle scelte d'industrializzazione, di disboscamento, la crescita eterna (follia filosofica a fondamento).

È palese quindi che “Il cambiamento” dovrebbe passare anche e soprattutto da scelte personali, come l'estraneazione dal sistema “compulsivo-consumistico” proposto e necessario a questa fase capitalistica.

Comportamenti appunto!

Ossia da forme di rifiuto diffuse, da una critica sociale condivisa che vada a colpire per esempio l'abuso nel consumo della carne, lo spreco dell'acqua, l'abuso nell'uso delle tecnologie, l'obsoscenza programmata cavallo di battaglia del consumismo e quindi del capitalismo. Il nostro ambientalista sui generis invece che fa? Parla molto, ma se gli tocchi la bistecca si infuria, lascia aperti i rubinetti per ore … alle sue feste di sottoscrizione predilige la grigliata e la salamella, mentre fa selfie con il suo telefono nuovo.

Questo esempio limitato, certo, ma altamente simbolico è solo uno fra i molti.

Vogliamo parlare della condivisione, dell'orizzontalità, della democrazia dal basso, del lavoro territoriale, della solidarietà, della capacità di ribellarsi? Sino ai comportamenti squisitamente sociali e socialisti di cui si fa dichiarazione e mai pratica.

L'accettazione del “Pensiero sistemico” è diffusa, metabolizzata. La gran parte dei cosiddetti “comunisti” è in età avanzata (va detto) e molti fra loro vivono situazioni di privilegio, ma nessuno si mette in discussione, anzi sono proprio questi “privilegi” che temono di perdere che fanno di loro persone “sistemiche”.

Abbiamo ministri (di pseudo sinistra) che abbracciano i cacciatori e difendono gli OGM. Abbiamo sinceri democratici, a parole, che aborrono i comportamenti a-sistemici ed antagonisti, abbiamo pseudo-comunisti che si comportano da moralisti bacchettoni, altri che detestano gli omossessuali per principio ed altri ancora che temono le diversità, abbiamo democratici manganellatori che si accordano con i torturatori libici.

Qui non si sta parlando solo delle scelte politiche ma anche e soprattutto dei comportamenti sociali che le sottendono, che ne sono motivazione. Il perbenismo diffuso che nutre la xenofobia vede parte dell'AreA in piena e sconcertante complicità.

L'assenza del coraggio di comportamenti alternativi, priva l'AreA della spinta etico-morale-comportamentale e della forza enorme dell'esempio.

Alla fine di questo bel discorso guardiamoci dentro, prima di blaterare fuori!

Se siamo “conservatori” nelle nostre manifestazioni minute e quotidiane, anti femministi nei comportamenti, xenofobi nel pensiero privato (e sono solo alcuni degli ambiti all'interno dei quali si muovono i comportamenti), spreconi e incompatibili, carnivori incalliti, perbenisti, bè diciamocelo è abbastanza inutile che predichiamo qualche cosa di diverso da noi … da quel che siamo (uso il noi come figura retorica, non mi identifico).

Resta, alla fine di questo bel discorso, misurabile in empatia; (per chi l'abbia, la coltivi e la sappia, soprattutto, riconoscere) la fondamentale importanza dell'esempio e della pratica. Unico territorio all'interno del quale, insieme alle parole ed alla teoria, si trasmetta l'ABC del cambiamento ormai indispensabile.

Ultima modifica ilSabato, 26 Ottobre 2019 07:06
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