Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Autostima e influenze economiche e sociali

Claudio Naranjo Claudio Naranjo

di Maddalena Celano

Gran parte delle teorie psicologiche e delle culture orientali hanno concluso che tutti abbiamo un'identità, un "io" a cui tutti possiamo fare riferimento e che determina il modo in cui vediamo noi stessi. Ma questo sé non copre l'intera persona, ma piuttosto è un'identità che abbiamo costruito. Mi rimane una spiegazione data dal dr. Claudio Naranjo, che si basa sulle idee dello psicoanalista Harry Guntrip, cioè che la personalità appare in risposta a una mancanza di contatto con il proprio essere. In parole povere, possiamo dire che alla nascita abbiamo, per natura, una profonda connessione con il nostro essere, che si interrompe quando il bambino inizia a rendersi conto che è un individuo separato dagli altri e che dipende dai suoi caregiver per la propria sopravvivenza.

Per uscire da questa situazione molto angosciante (la mia sopravvivenza dipende da altri che potrebbero negarmela), il bambino inizia a sviluppare strategie per controllare il suo ambiente e sentirsi più sicuro. Ad esempio, il bambino scopre che per attirare l'attenzione dei genitori deve urlare o piangere. Poiché questo gli dà dei risultati, lo ripete tante volte perdendo il contatto con il suo essere più genuino e si identifica con questo atteggiamento di ribellione, dal momento che questo atteggiamento lo fa sentire al sicuro. La nostra identità è quella maschera che il pediatra e psicoanalista Winnicot ha definito il “falso sé”, una distorsione della persona che dobbiamo adattare alla società. Troviamo molto difficile amarci perché abbiamo dimenticato il nostro essere autentico. Il problema è che questa falsa identità ci tiene disconnessi dal nostro centro senza accorgercene, e troviamo molto difficile vedere il danno che ci provoca. 

È molto importante riprendere il contatto e l'amore verso il nostro essere e il coraggio di decostruire la nostra identità, in modo che l'autentico sé esca.

Il concetto più diffuso di autostima viene da Nathaniel Branden,[1] uno scrittore oggettivista.

Branden raggiunge la fama internazionale con il saggio I sei pilastri dell’autostima, la conseguenza di una vita di pratica clinica e di osservazione. Il libro dimostra l'importanza della stima di sé per la salute psicologica, i successi personali, la felicità e le relazioni positive. Branden precisa quali siano i sei pilastri dell'autostima:

- il vivere consapevolmente,

- l'accettazione,

- la responsabilità,

- la sicurezza di sé,

- il porsi degli scopi

- e l'integrità personale.

L'oggettivismo sostiene che, se una persona si libera dalle sensibilità, dagli inganni percettivi soggettivi di origine emotiva, religiosa o filosofica, vedrebbe le cose come sono realmente. Una persona obiettiva non si fermerebbe mai, a causa della delle opinioni soggettive, di cercare sempre il suo migliore interesse, sarebbe egocentrico e da quel punto di vista ciò è positivo perché, se ognuno di noi combattesse per il nostro miglior interesse, ci sarebbe sviluppo e competizione che renderebbero ognuno di noi persone migliori. 

Ayn Rand, chiamò la sua filosofia "oggettivismo", descrivendolo come la “filosofia del vivere sulla terra”. Ayn Rand, presentò la sua filosofia attraverso i romanzi, entrambi i più venduti, "The Fountainhead" (1943) e "Atlas Shrugged" (1957). In questi, l'uomo viene presentato come un essere eroico, un individuo razionale che può ottenere il meglio di sé stesso. Successivamente, ha presentato la sua filosofia sotto forma di saggistica.

Principi di base dell'oggettivismo

Metafisica:

La realtà, il mondo esterno e l'esistenza sono indipendenti dalla coscienza dell'uomo; indipendenti da qualsiasi conoscenza, credenza, sentimento, desiderio o paura. Ciò significa che A è A, i fatti sono fatti, le cose sono ciò che sono; e il compito della coscienza umana è di percepire la realtà, non di crearla o inventarla. Pertanto, l'oggettivismo respinge ogni credenza nel soprannaturale e qualsiasi acclamazione di individui o gruppi che affermano di creare la propria realtà.

Epistemologia:

La ragione dell'uomo è completamente competente a conoscere i fatti della realtà. La ragione, facoltà concettuale, è la facoltà che identifica e integra il materiale fornito dai sensi dell'uomo. La ragione è l'unico mezzo per acquisire conoscenza da parte dell'uomo. Pertanto, l'oggettivismo rifiuta il misticismo (non accetta la fede e i sentimenti come mezzo di conoscenza); e allo scetticismo (che proclama l'impossibilità della conoscenza e / o la certezza di qualcosa).


Natura umana:

L'uomo è un essere razionale. La ragione, unico mezzo di conoscenza dell'uomo, è il suo mezzo di sopravvivenza. L'uomo è un essere di coscienza volitiva, quindi l'esercizio della ragione dipende dalla scelta di ogni individuo. La sua coscienza è ciò che di solito si chiama anima o spirito; e ciò che si chiama "libero arbitrio", è la libertà che la mente ha di pensare o meno. Questa è l'unica scelta che ha. È la scelta che controlla tutte le altre scelte che fa; e determina la vita e la persona. Pertanto, l'oggettivismo rifiuta tutte le forme di determinismo; la convinzione che l'uomo sia vittima di forze al di fuori del suo controllo (come: dio, destino, geni, nascita o condizioni economiche).

Etica:

La ragione dell'uomo è l'unica fonte che gli consente di giudicare i valori e guidarlo all'azione. Un corretto standard etico è: la sopravvivenza dell'uomo come uomo, cioè ciò che è richiesto dalla sua natura per sopravvivere come un essere razionale (e, non una sopravvivenza fisica momentanea, come un bruto senza cervello). La virtù fondamentale dell'uomo è la sua razionalità, e i suoi tre valori fondamentali sono: ragione, scopo, autostima. L'uomo è un fine in sé e non un mezzo per raggiungere gli altri; deve vivere per il proprio scopo, senza sacrificarsi per gli altri o sacrificare gli altri per se stesso. Deve lavorare per il proprio interesse razionale e raggiungere la propria felicità come il più alto scopo morale della sua vita. Pertanto, l'oggettivismo rifiuta qualsiasi forma di altruismo (che afferma che la moralità consiste nel vivere per gli altri o per la società).

Politica:

Il principio sociale di base dell'etica oggettivista è che nessun uomo ha il diritto di cercare valori esterni attraverso la forza fisica. Nessun uomo o gruppo ha il diritto di usare la forza fisica contro gli altri; con l'eccezione di quando agisce a propria difesa e solo contro coloro che ne iniziano l'uso. Gli uomini devono trattarsi a vicenda come commercianti, dando valore per valore, attraverso il libero e reciproco consenso e reciproco vantaggio. L'unico sistema sociale che sradica le relazioni umane, la forza fisica, è il capitalismo del laissez-faire (libero scambio). Il capitalismo è un sistema basato sul riconoscimento dei diritti individuali e protegge gli uomini da coloro che usano la forza fisica. Pertanto, l'oggettivismo rifiuta qualsiasi forma di collettivismo, così come sono, il fascismo e il socialismo.[2]

La certezza che tutto funzionerà bene se fossimo tutti obiettivi e non usassimo il potere o la forza (dello stato, ad esempio, come regolatore del mercato) per impedire ad altri di cercare fortuna (con le tasse ad esempio) deriva dalla teoria economica di Adam Smith che afferma, nel suo libro "La ricchezza delle nazioni” del 1776, qualcosa del genere:[3]

mano invisibile 

Espressione frequentemente utilizzata dagli economisti e ricondotta ad A. Smith (➔) che ne fece uso (mutuandola, probabilmente, dal Macbeth di Shakespeare) sia nella Teoria dei sentimenti morali (1759) sia nell’opera considerata l’origine della moderna scienza economica, La ricchezza delle nazioni (1776).

La teoria di Adam Smith. L’espressione m. i. è utilizzata da Smith nell’ambito dell’analisi del problema del protezionismo e del libero commercio. Più precisamente, a essa Smith fa riferimento quando spiega che, seguendo le loro preferenze egoistiche, i possessori di capitale preferiscono investire in attività localizzate nel proprio Paese, creando in tal modo benefici a esso e alla società, anche se non era questa la loro intenzione. Secondo Smith, gli individui sarebbero spinti da una ‘mano invisibile’ a operare in modo da assicurare tali benefici, pur perseguendo null’altro che vantaggi individuali. Dunque, la metafora della m. i. rimanda ai meccanismi per i quali il corpo sociale si trova a godere di benefici che nessuno ha posto come fine delle proprie azioni.

Le teorie successive. Nell’ambito della teoria economica, il risultato prodotto dalla teoria della m. i. ha suscitato interesse soprattutto riguardo alla sua applicazione al mercato e più precisamente all’eventualità che individui mossi soltanto dall’obiettivo di massimizzare i propri benefici materiali (in particolare, per i produttori, i profitti) possano essere condotti dalle regole del mercato a contribuire al benessere dell’intera società. In questa prospettiva, il passo della Ricchezza delle nazioni più rilevante e più citato è quello in cui Smith afferma – senza però menzionare la m. i. – che non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci attendiamo il nostro pasto, ma, appunto, dalla loro predisposizione a realizzare i propri interessi. L’idea è che la concorrenza spingerà a offrire i prodotti migliori ai prezzi più bassi, allo scopo di attrarre la domanda dei consumatori, che è essenziale per assicurare profitti, e tutto ciò contribuirà a elevare il benessere sociale, malgrado né il birraio né il fornaio o il macellaio intendessero raggiungere questo risultato.

Nella teoria neoclassica la m. i., ha un significato ancora più circoscritto. Infatti, da un lato, si fa riferimento al mercato (piuttosto che alla concorrenza in senso ampio) come a un sistema di decisioni decentralizzate in cui ciascun agente persegue i propri egoistici interessi tenendo conto in modo esclusivo dei prezzi e, dall’altro, si identificano i benefici sociali con l’efficienza corrispondente all’ottimo di Pareto (Pareto, ottimo di p). Pertanto la m. i. svolge il suo compito se riesce a far sì che un sistema decentralizzato basato sui prezzi conduca all’ottimo di Pareto. Il primo teorema dell’economia del benessere individua le condizioni alle quali questo risultato può verificarsi e, dunque, permette di affermare che nel mercato, nel senso sopra specificato, opera (se quelle condizioni sono soddisfatte) una m. invisibile.

Conclusioni. La mancata realizzazione, nella realtà, delle condizioni richieste dal primo teorema dell’economia del benessere (in particolare quelle che escludono la possibilità di fallimenti del mercato) impedisce di considerare effettivamente all’opera la m. i. così intesa. D’altro canto, alcuni economisti sostengono che la m. i. di Smith ha ben poco in comune con l’interpretazione che di essa hanno dato, con il primo teorema, gli economisti neoclassici. In particolare, l’attenzione di Smith era rivolta alla concorrenza intesa come processo dinamico e non come un vettore di prezzi dati ai quali adeguare i propri comportamenti. In ogni caso il tema degli effetti non intenzionali delle azioni individuali, e più in particolare la possibilità che si producano effetti socialmente benefici non inclusi tra i propri obiettivi, è molto rilevante e ha applicazioni che vanno ben al di là della sfera economica.[4]

In teoria sembrerebbe tutto giusto ma parrebbe che, in pratica, si richieda un’uniformità sociale iniziale, che non si ereditino i privilegi dell’autoregolazione delle economie capitaliste (ingenti proprietà famigliari, privilegi sociali derivanti da nascite nobili, borghesi o aristocratiche, privilegi di razza, genere o sesso, etc.). Inoltre, il matematico John Nash, vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 1994, dimostrò matematicamente gli errori concettuali di A. Smith e presentò l'idea che, affinché vi sia un autentico e sostenibile sviluppo sociale ed economico, l'individuo non debba solo cercare il suo miglior interesse, ma anche e soprattutto il miglior interesse per gli altri. 

Equilibrio di Nash

Conosciuto anche come equilibrio non cooperativo, è una condizione della teoria dei giochi (v. Game theory) che sussiste qualora, date alcune strategie poste in essere da due concorrenti, nessuno dei due può migliorare la propria posizione adottando una strategia diversa.

Nel caso in cui due imprese (anche se l'esempio può essere esteso a n imprese) adottino ciascuno una determinata strategia (poniamo A e B) si è in presenza di un equilibrio di Nash (v.) quando le due imprese non possono migliorare la propria posizione adottando una strategia diversa, posta la condizione che l'altra impresa non si discosti dalla sua originaria strategia. In altre parole se un'impresa adottasse una diversa strategia otterrebbe l'unico risultato di peggiorare la propria situazione, per cui è sempre preferibile mantenere la posizione iniziale. In effetti il gioco descritto si avvicina molto all'equilibrio di Cournot (v. Duopolio di Cournot) in cui ciascuna impresa sceglie il proprio livello di output, considerando data la scelta dell'altra.

L'equilibrio di Nash viene detto anche equilibrio non cooperativo in quanto non è il risultato di un accordo tra le parti, ma scaturisce dall'adozione di strategie che gli agenti economici ritengono maggiormente utili per se stessi, anche se in ultima analisi tali strategie permettono di assicurare un equilibrio del sistema economico.

L'equilibrio di Nash

L'equilibrio di Nash può essere esemplificato ipotizzando il caso di due imprenditori (A e B) operanti in regime di duopolio. Entrambi cercheranno di massimizzare il proprio profitto sulla base delle aspettative circa il comportamento del concorrente. Ammettiamo, inoltre, che l'unica strategia del gioco consista nell'aumentare il prezzo di vendita della merce prodotta; avremo, allora, una matrice payoff (v.) del tipo seguente.

È possibile esemplificare uno strumento chiave della teoria dei giochi (la matrice payoff, appunto) applicandola alla morra cinese; quest'ultima è un gioco, simile alla antica morra, in cui i due giocatori (invece di gridare i numeri), usano dei simboli e cioè le forbici che tagliano la carta, che avvolge il sasso che, a sua volta, spunta le forbici. Se i due giocatori A e B si accordano di modo che, in caso di parità (sasso contro sasso, carta contro carta ecc.) il punteggio sia nullo, avremo la seguente matrice payoff (o matrice dei pagamenti).

B

Sasso Forbice Carta

Sasso 0, 0 +1, -1 -1, +1

Forbice -1, +1 0, 0 +1, -1

Carta +1, -1 -1, +1 0, 0

La matrice riporta i guadagni, o le perdite, di ciascun giocatore; in particolare, le cifre a sinistra della virgola si riferiscono ai risultati di A, mentre quelle di destra riportano i punteggi di B. Così, se A gioca «sasso» e B «carta» (casella in alto a destra), il primo perderà un punto a favore del secondo.

Le variazioni nel profitto di A sono espresse dalle cifre che compaiono a sinistra; viceversa, le variazioni nel profitto di B sono date dalle cifre di destra. Così, se A diminuisce il prezzo della propria merce in concomitanza di un aumento del prezzo disposto da B (casella in alto a sinistra), il profitto di A aumenterà di 2 e quello di B di 1.

La casella in alto a sinistra corrisponde, appunto, ad un equilibrio di Nash: se A infatti, sceglie di abbassare il prezzo, la migliore strategia per B è quella di rincarare il prezzo della propria merce aumentando il proprio profitto di 1. Qualora, invece, anche B abbassasse i prezzi (casella in alto a destra) nessun imprenditore vedrebbe variare il proprio profitto. A sua volta, se B aumenta il prezzo, la strategia migliore per A è diminuirlo: in caso contrario la propria variazione nel profitto sarebbe pari a zero (casella in basso a sinistra).

Risulta, dunque, verificata la condizione per un equilibrio di Nash: la scelta di A è ottima, data la scelta di B, e la scelta di B è ottima data la scelta di A. Si noti, però, che anche la casella in basso a destra rappresenta un equilibrio di Nash: in effetti, molti giochi non cooperativi possono presentare più equilibri di Nash.[5]

Se tutti cercano il massimo beneficio per sé stessi, finiranno per danneggiare l'ambiente dal quale traggono i loro benefici. Credo che questa conoscenza debba essere inclusa nell'oggettivismo perché non è un'ideologia (intesa marxianamente come falsa coscienza), è empiricamente dimostrato che lo sfruttamento delle risorse naturali e la dipendenza dalle industrie dal lavoro a basso costo finisce inevitabilmente per esaurire la fonte delle proprie risorse. 

Questo è il motivo per cui un concetto “non circolare”  (o unilaterale) di autostima può insegnarci a distruggere le nostre future possibilità di benessere o quella della nostra progenie, perché ora sappiamo che concentrandoci esclusivamente sull'auto-beneficio, si mina il beneficio delle generazioni future. Ecco perché, penso, dovremmo insegnare l’ autostima autentica fondata sull'inter-relazione del nostro benessere con quella dell'ambiente naturale, interpersonale, intellettuale e sociale.  Heidegger afferma che l’ essere non é statico ma che é in movimento, in relazione al suo ambiente "Umwelt", con gli altri "Mitelt", con le loro idee e la visione del mondo "Eigenwelt" e con ciò che ci trascende e supera la nostra comprensione empirica personale "Überwelt":

Rispetto ai «modi di essere», l’esserci si determina come «essere-nel-mondo» (In-der Welt-sein); ciò apre le questioni relative al mondo («mondo-ambiente», in senso non biologico, ma come insieme dei contesti pragmatici), all’ente ( inteso non come un «che cosa?», ma come un «chi?»), all’«in-essere» o «inessenza», che è un «esser-presente in una cosa presente», un «essere situato» in senso non spaziale ma esistenziale. L’aprirsi dell’esserci si esplica nel «prendersi cura» (Besorgen) di un «chi» esistente entro un mondo inteso non come insieme o somma delle cose che vi sono presenti, ma come «ciò con cui si ha a che fare», ciò che ha «significatività». Mediante l’analisi della filosofia di Descartes, Heidegger si sofferma sui presupposti ontologici «surrettizi» dell’«interpretazione del mondo» e poi sulla «spazialità dell’esserci». [6]

Pertanto, un concetto che comprende la nostra multidimensionalità dovrá essere diverso dall'autostima, dal momento che sarebbe più comprensibile dire che abbiamo bisogno di “stimare” la natura, ció che ci dà vita, la capacitá di tessere relazioni; stima per le persone che ci danno compagnia, squadra, supporto, collaborazione, ecc. E quella stima, propone il filosofo Claudio Naranjo, sarebbe di due nature: un amore accettante, inclusivo e compassionevole, un amore devozionale per coloro che ammiriamo e ci danno supporto e cura; inoltre, un amore forse come quello proposto da Nietzsche, un "amor fati" per ciò che siamo, crediamo, pensiamo e sentiamo, poiché è ciò che abbiamo vissuto, ciò che possiamo essere e che può essere inteso come “auto-amore”; e un amore spirituale per ciò di cui facciamo parte e che non capiamo perché ci trascende o trascende la nostra portata razionale (perché presumo che la nostra razionalità, per quanto oggettiva possa essere, potrebbe scoprire anche aspetti non tangibili o direttamente visibili).

Educazione alla coscienza e alla consapevolezza

Claudio Naranjo, filosofo, artista, psichiatra e psicoterapeuta, negli anni '60 andò a vivere negli Stati Uniti, lì divenne discepolo di Fritz Perls, uno dei più grandi terapisti del ventesimo secolo e face parte del team dell'Esalen Institute in California. Ha conosciuto e studiato il sufismo ed è diventato uno degli introduttori dell’ Enneagramma in Occidente. Ha anche studiato il buddhismo tibetano e lo Zen. Claudio Naranjo ha dedicato la sua vita alla ricerca e all'insegnamento in Università come Hardvard e Berkeley. Ha fondato il programma SAT, un'integrazione della terapia della Gestalt con l'Enneagramma e la meditazione per arricchire la formazione degli insegnanti. Poco prima di morire lanció un appello molto forte: o modifichiamo l’ istruzione o questo mondo crollerá. La crisi dell'istruzione non è un'altra crisi tra le tante crisi che abbiamo, poiché l'educazione è il centro del problema. Il mondo è in profonda crisi perché non abbiamo un'educazione per la coscienza. Abbiamo un'educazione che, in qualche modo, sta derubando le persone della loro coscienza, del loro tempo e della loro vita. Il modello di sviluppo economico di oggi, ha oscurato lo sviluppo della persona umana. Ha a che fare con l’ oscuramento della coscienza stessa. Ha a che fare con quella parte della mente da cui dipende il significato della vita. Le persone vengono educate senza quel senso. Né l'educazione ai valori potrebbe essere la soluzione, perché l'educazione ai valori è troppo retorica e intellettuale. I valori dovrebbero essere coltivati attraverso un processo di trasformazione della persona e questa trasformazione è lontana dall'attuale educazione.

L'istruzione dovrebbe anche includere un aspetto terapeutico. Lo sviluppo della persona non può essere separato dalla crescita emotiva. I giovani sono emotivamente danneggiati dal fatto che il mercato del lavoro inghiotte i genitori che non sono più disponibili per i bambini, inoltre i diktat economici inghiottono precocemente dell’ intera gioventú. La sintesi di ciò che propone Naranjo è in un programma chiamato SAT, che ha studiato e perfezionato il suo metodo con diversi gruppi terapeutici, per 40 anni, e ha lo scopo di formare persone che conoscano sé stesse.

Il fine dell'istruzione dovrebbe essere lo sviluppo umano e non lo sviluppo economico del mercato. “Niente è per le persone, tutto è per le imprese”, afferma:

Per una politica della coscienza voglio sottintendere che ciò che ora ci ritroviamo é una politica dell’ incoscienza, qualcosa che va ben oltre la semplice tesi secondo cui l’incoscienza impera nel mondo. Ci fu senz’altro un tempo in cui gran parte della popolazione soffri le conseguenze di questa limitazione spesso associata all’inconscio freudiano: si reprimevano certe “brute cose”, non riconoscendoci come aggressive, egoisti e per certi versi simile gli animali. Durante l’ epoca vittoriana la gente viveva in una perenne imponente menzogna rispetta la propria bontà ed erano molti i temi di cui non si parlava o che non venivano riconosciuti pubblicamente. Oggi molto é cambiato grazie alla cultura e all’arte. Oggigiorno le cose di cui è proibito parlare non sono tanto i nostri desideri sessuali o aggressivi. Adesso si potrebbe addirittura dire che abbiamo inconscio politico. È come se la politica mondiale avesse bisogno della nostra scarsa consapevolezza ced esercitasse influenze affinché ci manteniamo poco capaci di pensare per conto nostro. Ma non mi propongo di parlare solo dell’incoscienza e di quanto ci servirebbe diventare più coscienti, bensì, con maggior ampiezza, di parlare del male: delle radici del male e di ció che potremmo fare per il miglioramento del mondo in questi tempi critici se ci curassimo di ciò che sappiamo del male e del malessere. Parlando delle “radici del male” desidero semplicemente passare in rivista ciò che sappiamo della nostra distruttività sul piano razionale e scientifico.  Anche prima della nascita della scienza vi era gente nel mondo in grado di pensare chiaramente, ma è stato con l’avvento della psicologia che si è iniziato a  parlare di malattia in un senso che vada oltre organico. Parlare della malattia sul piano psicologico significa parlare tanto del male quanto del malessere, o in altre parole tanto della distruttivitá quanto della sofferenza. Prima si credeva che fossimo distruttivi per natura e quindi che la natura umana fosse di essere piú belve delle belve; la nozione della nostra intrinseca distruttività fu condivisa da Freud e da Melanie Klein. Mi sembra però che il progresso della cultura psicologica abbia mostrato come la gente possa migliorare, se non del tutto, perlomeno in una certa misura. Il fatto che alcune persone si sentano meglio o progressivamente agiscano meglio, diventando più amorevoli e meno distruttive nella misura in cui si attenua l’ eco della sofferenza infantile, fa sì che questa idea della malvagità intrinseca dell’uomo vada perdendo forza, sopratutto nell’ambito della psicologia umanistica. Prima si parlava spesso della caduta dell’ uomo (dell’ uomo, non della donna, sebbene si pensasse alla donna come causa della caduta stessa) e ancor di più si colpevolizzava il serpente che, giá in tempi precedenti alla stesura del Genesi, aveva simboleggiato la Dea madre e le forze della natura, cioé l’ ordine naturale. Si parlava della “caduta” e del peccato prima di iniziare a parlare di malattia. Il problema della parola “peccato” nella nostra epoca é che la connotazione del termine é mutata. Gli antichi intendevano per peccato una deviazione dell’ energia psichica, legata ad un errore di prospettiva, ma secoli di autoritarismo ecclesiastico punitivo hanno dato al termine non soltanto un senso aggiuntivo di condanna, ma anche un punto di riferimento normative e moralistiche che lo rende meno utile della nozione moderna e ampia di perturbazione emozionale, la quale a sua volta suggerisce connessioni con uno stato di sviluppo incompleto o di immaturità psicologica.[7]

Precetti della terapia gestaltica di Claudio Naranjo:

  1. - Vivi ora, cioè preoccupati del presente più che del passato o del futuro.

    2.- Vivi qui, cioè pensa più al presente, e meno a ció che é assente.

    3.- Smetti di immaginare: vivi la realtá.

    4.- Abbandona i pensieri inutili; piuttosto ascolta e osserva.

    5.- Meglio esprimersi piuttosto che manipolare, spiegare, giustificare o giudicare.

    6.- Concediti sia alle esperienze sgradevoli che gradevoli; Non limitare la propria consapevolezza di sé.

    7.- Non accettare che nessun altro faccia le cose al posto tuo

    8.- Assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni, sentimenti o pensieri.

    9.- Accettare di essere cosí come si é.[8]

 

[1] Nathaniel Branden © 2013, su internet: http://www.nathanielbranden.com/index.php?p=home, consultato il 21/02/2020

[2] Rand A., Introduzione all’ oggettivismo, le idee, su internet: https://aynrand.org/ideas/overview/, consultato i 21/02/2020

[3] M. Franzini, La Mano Invisibile, Dizionario dell’ Economia e della Finanza on line, Treccani,  su internet: http://www.treccani.it/enciclopedia/mano-invisibile_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/, consultato il 21/02/2020

[4] Ibidem

[5] Dizionario Giuridico online, Equilibrio di Nash,  Ed. Simone, https://www.simone.it/newdiz/newdiz.php?action=view&id=1158&dizionario=6, consultato il 28/02/2020

[6] Dizionario di Filosofia della Treccani, Essere e Tempo (Sein und Zeit), su internet: http://www.treccani.it/enciclopedia/essere-e-tempo_%28Dizionario-di-filosofia%29/, consultato il 28/02/2020

[7] C. Naranjo, La rivoluzione che stavamo aspettando, Terra Nuova Edizioni, Firenze, 2014, pp. 12-14

[8] Claudio Naranjo ha studiato musica, medicina e psichiatria in Cile e psicologia ad Harvard. Ha approfondito la Gestalt Therapy con Fritz Perls e ha fatto parte del team originale dell'Istituto Esalen negli anni 1960. Il dottor Naranjo è stato presidente onorario della Gestalt Institutes, membro dell'Institute for Cultural Research di Londra e del Club di Roma. È considerato uno dei pionieri della psicologia transpersonale. È autore di 15 libri. Il sito internet dedicato a lui è www.claudionaranjo.net, consultato il 24/03/2020

 

Ultima modifica ilSabato, 29 Febbraio 2020 18:21
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