Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La Colombia ai tempi del Coronavirus

Colombia Colombia

di Martha Alvarez

La Scuola della vita

Era appena suonato il campanello che segnalava la fine di una lezione di Etica. Gli studenti avevano frequentato normalmente le scuole di ogni grado e da ogni angolo della Colombia, senza immaginare che non sarebbero tornati. Era il 13 marzo. La professoressa era ancora al banco, stava organizzando i propri documenti, pronta per alzarsi e uscire dall’aula.

Un gruppuscolo di ragazzine del nono grado (in Italia, equivalente al primo superiore) s’avvicinarono e iniziarono un ultimo dialogo surreale con l’insegnante.

  • Professoressa: Cosa succede se ho un fidanzato? - Domanda la ragazzina più vivace.
  • Nulla. Basta che conserviate la distanza di due metri. - La giovane donna, che aveva appena appresso come i professori non potessero fare obiezioni riguardanti le dimostrazioni d’affettività o segnalazioni disciplinari riguardanti l’ambito dell’amicizia, soprattutto fuori dalle mura perimetrali delle scuole, con aria innocente e quasi sorpresa rispose.
  • Professoressa: a lei sì che piace scherzare!
  • No. Non scherzo. Abbiamo notizie eclatanti che riguardano l’epidemia che si sviluppa in Cina. Ora si è trasferita in Italia e riguarda la pericolosità di un nuovo virus. Le persone muoiono per un virus che si trasmette per il contatto, con la saliva. Sono tornati i tempi in cui si viveva “L’Amore ai tempi del colera”. Un libro del nostro premio Nobel di letteratura. Lo dovete leggere così trarrete un vantaggio utile. Vi aiuterà a comprendere molte sfumature delle epidemie e delle situazioni d’emergenza e delle calamità. E anche le malattie dell’amore.

La professoressa racconta che è sicura che la studentessa non abbia potuto acquistare il libro. Non si sono più viste. Non esistono piattaforme virtuali per la didattica. Abitano nell’entroterra della Colombia. Sono famiglie povere, pur vivendolo ogni giorno, forse mai potranno leggere il realismo magico.

“Il battello si dichiarava in quarantena, alzava la bandiera gialla e si navigava in stato d’emergenza”, scriveva magistralmente Gabriel Gracia Marquez. Fin dai tempi di Mosè, sua sorella Miriam, colpita dalla lebbra, fu isolata fuori dell'accampamento per sette giorni. Il piano per affrontare le malattie infetto-contagiose prevedeva un’attenzione alla pulizia personale e collettiva, il consumo d’alimenti sani e una vita non spericolata. La diagnosi della malattia, la quarantena, e ancora una diagnosi medica per verificare la guarigione erano già previste. Si può dire da che mondo è mondo, in tempi di crisi sanitaria, l’isolarsi è una delle migliori forme per contenere gli effetti più nocivi.

Il presidente colombiano Iván Duque Márquez, ha dichiarato lo stato d’emergenza al tramonto del 15 marzo, chiedendo alle scuole e università di chiudere ogni attività e ai cittadini maggiori d’età dall’astenersi di uscire dalle proprie abitazioni. La quarantena totale è iniziata il 25 e si prevede duri fino al 13 aprile.

La Colombia è un paese ricco di risorse umane e materiali, però con gravi diseguaglianze, mancanza d’equità e con tante ingiustizie. Con i decreti governativi, milioni di cittadini che vivono d’attività informale, insieme all’opposizione, temono che il governo usi la bandiera del Covid-19, per imporre misure economiche, limitare la libertà individuale senza restrizioni e contestazioni, e per nascondere i numerosi scandali che colpiscono il governo Duque.

I colombiani sono il popolo che più soffre stoicamente i tradimenti dei propri governanti, ma non s’arrendono. Proprio per la situazione sociale, economica e politica, il governo Duque è vivamente contestato da diversi fronti. Alcune inchieste giudiziarie e giornalistiche lo mettono in cattiva luce per il sospetto di frode elettorale e per non attuare il programma promesso nella campagna elettorale del 2018. Duque ha ottenuto la presidenza con il 53.98% dei voti e ha assunto la presidenza il 7 agosto 2018.

Sotto la bandiera della pandemia, sono alti i sospetti che i colombiani hanno che Duque possa “sottilmente” nascondere al proprio popolo guai eclatanti. Finora ha dimostrato incompetenza amministrativa, grazie all’improvvisazione nelle scelte di politica economica e le endemiche sporcizie socio-politiche, che attentano alla salute del popolo, che non si possono nascondere agli occhi della comunità internazionale. Di fatto, Jorge Arreaza, ministro degli affari esteri venezuelano, il 6 marzo sul proprio account di social network Twitter, ha riassunto: "Aumenta l'area coltivata per la produzione di droga in Colombia. Aumentano gli omicidi di leader sociali ed ex combattenti. I diplomatici colombiani compaiono con i laboratori di droga nelle loro case. Denunciano la frode nel loro sistema elettorale: un narco-stato fallito”.

Elaborando una lista dei malanni che la Colombia soffre e che direttamente possono essere imputati in capo dell’esecutivo, molti dei cittadini hanno sottoposto all’opinione pubblica numerosi assunti da controllare dalle proprie abitazioni. I principali scandali di denaro, potere e malaffare, sono caldi, degni di essere tenuti sotto sorveglianza. Le questioni d’importanza sociopolitica svelati nelle settimane del 2020, praticamente, sono riassunti nel seguente decalogo:

  1. La principale sfida sociale e politica del governo Duque è l’implementazione degli Accordi di Pace firmati con il principale gruppo armato, “Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia- Ejército del Pueblo (FARC-EP) nel 2016. Lo aveva promesso in campagna elettorale e col passare dei mesi, il presidente ha fatto molte obiezioni all’ombra del partito al governo, mentre  i cittadini chiedono l’attuazione. I problemi della guerriglia, in Colombia, sono sorti ideologicamente nell’ingiustizia sociale in ccui viveva il popolo e la repressione violenta con cui il governo dava risposte. 
  2. Il governo Duque finora non ha avuto la volontà politica di fermare l'escalation della violenza contro i difensori dei diritti umani, reinseriti delle Farc, leader sociali e indigeni, le cui morti non hanno avuto tregua. L’ultimo rapporto sui diritti umani dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite, OHCHR, segnala che in quest’anno ha già ricevuto oltre 40 denunce di omicidi contro leader sociali, e ha concluso che la Colombia continua ad essere il paese con il maggior numero di difensori uccisi in America Latina.
  3. La violenza organizzata ha il volto nascosto all’ombra di nuove forme guerrigliere, del narco-paramilitarismo, della narco-politica e delle bande criminali (Bacrim), sospettate di essere riusciti a infiltrare diverse agenzie statali.  Ufficiali in divisa hanno fatto denunce pubbliche, attraverso i social e confermate da testate giornalistiche come Semana e altri mezzi, coinvolgendo alti gradi della forza pubblica capaci di dare ordini che attentano contro la pace e la sicurezza e che arrivano a ordinare esecuzioni stragiudiziali. L’apparizione in un tweet ufficiale dell’Esercito colombiano, di una lista di “oppositori” da tenere sotto sorveglianza, tra cui un’importante e riconosciuta giornalista: Vicky Dàvila. Importante sono le denunce di giornalisti impegnati nell’informazione i quali con le loro inchieste hanno scoperchiato gravi fatti e si sentono minacciati. Ancora una voce d’allarme si è sollevata nella società colombiana, tenuto conto della possibilità che le forze armate e la Procura della Repubblica siano nuovamente impegnati nell’intercettazione, vigilanza, analisi e valutazione delle attività delle singole persone, non solo nelle reti sociali.
  4. Le numerose inchieste di corruzione, che solo nel 2019 ha visto coinvolte istituzioni importanti come l’ente incaricato della riscossione delle imposte nel paese e del controllo del contrabbando di prodotti e merci dall’estero DIAN, la Procura della Repubblica, l’esercito, e l’università. In queste settimane coinvolge il presidente e importanti esponenti del partito del governo, sospettati di eludere gli importi nelle case dello stato e di usare la propria influenza per attività criminose contro il patrimonio dello stato. 
  5. La chiamata “Ñeñepolitica, uno scandalo che tocca direttamente la legittimità del governo Duque. L’ombra onnipresente di organizzazioni mafiose, nuove e storiche, che ovviamente sono sotto inchieste infinite, sospettate di aver finanziato la campagna presidenziale. Il Presidente è sospettato di strette amicizie con delinquenti, che la rinuncia di un assessore politico dell’ex presidente Uribe sembra confermare.
  6. La fuga come da copione cinematografico di una condannata illustre, l’ex membro del Congresso Aida Merlano, catturata e sicura sul territorio venezuelano, rilascia dichiarazioni che inchiodano Duque ad attività illecite e di aver tramato per sua uccisione, per zittirla. Tra gli altri accusati figurano anche gli ex presidenti Alvaro Uribe y Juan Manuel Santos, il vicepresidente del governo Santos, German Vargas Lleras, famiglie di oligarchi affini al governo, e molti altri funzionari pubblici. La Procura colombiana, dopo le dichiarazioni della Merlano, ha ordinato di avviare le procedure per verificare l’implicazione del presidente. La Commissione per le accuse della Camera dei rappresentanti ha chiesto un'indagine sul fatto, e deciso di verificare se Duque abbia commesso i crimini di vincolo al suffragio, frode sul suffragio, corruzione sul suffragio e la tratta dei voti.
  7. I mali cronici degli scandali della narcopolitica, che ora coinvolgono l’ambasciatore della Colombia in Uruguay, per il ritrovamento di un laboratorio illecito nelle sue proprietà. 
  8. Il rischio della tenuta democratica che la pandemia potrebbe aggravare. La Colombia ha numerose terre fertili adattate alla coltivazione e all’allevamento, ma la povertà della maggioranza, si somma all’endemica ignoranza del popolo che, dopotutto, dall’ottobre 2019, non dubita a scendere in piazza per protestare contro le riforme del lavoro e del sistema pensionistico proposte dal governo. Inoltre, si chiede fortemente l’implementare degli Accordi di Pace, di compiere la promessa elettorale della lotta alla corruzione e di favorire la sostenibilità ambientale. I singoli chiedono lavoro, educazione e migliori condizioni e opportunità di vita.
  9. Le precarie condizioni del sistema pubblico sanitario. Secondo il portale colombiano “larepublica.co”, il Ministero della Salute si appresta ad affrontare il coronavirus sommando l'inventario dei letti di terapia intensiva e intermedia, riscontrando soltanto 13.572 posti letto. L’attenzione medica è un diritto per tutti i cittadini e stranieri nel Paese, tuttavia con la legge 100 del 1993, si è prevista una privatizzazione che ora potrebbe dimostrare tutta la capacità nociva della scelta. Il SISBEN, un sistema di salute gratuito sussidiato dal Governo colombiano, riservato unicamente ai colombiani molto poveri e di strati sociali bassi, potrebbe collassare. Duque ha come capo politico l’ex presidente Uribe, l’autore della legge 100 e insieme, sono sulla via del declino.
  10. Lo scontento popolare e la situazione economica precaria della maggioranza delle famiglie è un crogiolo per paure e sospetti. La pace raggiunta dall’ex presidente Santos è in precarie condizioni: l’esercizio della violenza ha permeato la società e il governo con il timore che il bisogno di beni e servizi elementali possano generare tensione sociale e vendetta dei poveri contro i ricchi.

Il presidente Duque ha un indice di gradimento popolare del 23%; è duramente contestato dall’opposizione, dalle organizzazioni dei lavoratori e dei movimenti sociali, i quali temono che la pandemia non sia arrivata per complicare le carte al governo e alla oligarchia al potere, sino per concedere uno spazio di tregua e collaborazione.

Duque ha chiamato Gustavo Petro, il capo dell’opposizione, per consultarlo riguardo l’urgente bisogno d’unita nazionale per affrontare la pandemia in arrivo.

Petro, precedentemente, aveva rilasciato dichiarazioni preparando i colombiani ad affrontare con ottimismo l’arrivo della pandemia.  Aveva suggerito al governo di attivare i meccanismi del Sisben, quasi equivalente al nostro ISEE, per fare in modo che ogni cittadino carente di risorse potesse acquistare gli alimenti e prodotti indispensabili. Ha chiesto più volte al governo di trovare le forme per garantire i servizi pubblici, il congelamento delle rate d’affitto e dei prestiti bancari per i più svantaggiati. Ha chiesto ai proprietari delle radio e televisioni di fornire programmi di qualità, e ai cittadini d’attivarsi e usare le possibilità della rete di comunicazione virtuale per informarsi e controllare l’attività del governo.

Florentino Ariza, il protagonista innamorato dell’opera di Gabriel Garcia Marquez scriveva lettere d’amore per i concittadini analfabeti.  Duque ha emanato un Decreto riguardante l’uso di denaro degli Enti pubblici per affrontare la pandemia, e molti cittadini non lo hanno capito. In un paese con un indice di alfabetizzazione, secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, UNESCO, del 94,65%, Petro ha dovuto spiegare le scelte governative, pur sapendo che la sua lungimiranza è duramente contestata, irragionevolmente, dalla militanza del partito di governo. 

Petro ha difeso il presidente e ha chiesto ai cittadini di vigilare sulla giusta applicazione dei decreti. Come sindaco di Bogotà, ha dovuto scontrarsi duramente con la casta politica e con la corruzione di molti organismi amministrativi. La storia politica d’opposizione di Petro, indica che deve lottare contro una perenne macchina del fango. Ancora oggi, una fetta del popolo, ciecamente, gli rinfaccia la militanza nelle file del Movimento 19 aprile (M-19) giovanissimo. Attori non identificati hanno minacciato più volte l’incolumità personale. Tuttavia, visto il costante declino della popolarità del presidente tra i concittadini, Petro è guardato come un faro. La sua saggezza e l’onestà intellettuale ha fatto che, anche chi ha votato contro, ora guardi la propria scelta con rammarico.

I Colombiani, come scriveva Marquez, sanno che “È la vita, non la morte, a non avere confini”. Numerosi cittadini, oltre all’azione dell’esecutivo e alle proposte dell’opposizione, hanno chiesto di vietare il licenziamento dei lavoratori e garantire la continuità lavorativa che includa i contratti per prestazioni dei servizi. La necessità del rifornimento dei generi alimentari è un grosso problema e sono cominciati i delitti e la disobbedienza civile.

Il pessimismo delle famiglie più povere è eclatante. Con la pandemia, una grossa fetta delle famiglie non può garantirsi la propria stabilità alimentare, le piccole-medie imprese non possono garantire la stabilità lavorativa e la propria sopravvivenza, e il governo trasferisce la gestione dei fondi alle banche. Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, PNUD, prende in considerazione dati del 2018, una popolazione di 49.7 milioni, un indice di povertà multidimensionale del 17,8%. L’indice di disoccupazione, secondo il Departamento Administrativo Nacional de Estadística DANE, è aumentato a gennaio e risulta essere del 13,0%.

L’attenzione si sposta dal pubblico alla singola persona umana, con timore, perché gli attuali meccanismi della legge 100, che ha attaccato il sistema sanitario nazionale, e che mediante il Sisben per le famiglie che riescano trovare un posto letto negli ospedali, sarà difficile sostenere le spese mediche. Pur essendo una impresa statale, creata per favorire e garantire la prestazione dei servizi pubblici secondo il reddito, gli affiliati più poveri non pagano la mensilità contributiva, però, in casi di ospedalizzazione, è previsto che debbano contribuire con 10% della spesa.

Il settore salute ha un importante modello dove la salute e soprattutto la terapia intensiva non produce dividendi. La spesa pubblica pro-capite nel 2017 era di 297 euro, e ciò indica che la fetta di servizio pubblico potrebbe crollare subito. Forse l’unica attività possibile, oltre la quarantena, è che il governo sia costretto a fare grossi investimenti.  Subito. A cominciare dalla nomina, come servitori dello stato, di tutti i lavoratori della salute.

I cittadini temono che il governo abbia acceso ai dati riservati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, e tuttavia, non abbia attuato prontamente le misure adeguate: acquistando materiale sanitario per aumentare i posti letto, dotare medici e personale sanitario e beni necessari. Il piano anti-pandemia, sembra essere un semplice copia incolla del modello italiano, ma le certezze sono allarmanti.

Isolarsi fa aumentare la tensione. L’incremento percentuale dei casi positivi e l’evidenza dei primi morti allarmano la cittadinanza. Il primo deceduto a causa del Covid,19 sembra sia stato contagiato da turisti italiani. Le stime dei giornalisti del quotidiano “El Espectador”, ipotizzano 187 mila casi, però il sistema sanitario, in tutta la nazione, può contare di 5.349 letti predisposti per le cure più critiche. Con molti sforzi si potrebbe arrivare a quindici mila. I dati saranno presto confermati oppure smentiti.  L’esperienza europea farà da test?

Il Presidente cerca ogni giorno di rassicurare imprese e famiglie mediante i mezzi di comunicazione. Il popolo in quarantena, convinto a votare per il presidente nel 2018 con lo slogan: “Non vogliamo essere come il Venezuela”, teme il peggio. Certo è che la maggioranza ha votato non cconoscendo la fratellanza che unisce i due popoli, visto che il territorio venezuelano ha dato rifugio e ora è la residenza di circa cinque milioni di colombiani.

Dal proprio account Twitter, il 25 marzo, Petro ha lamentato la solitudine della Colombia dicendo: “Oggi il Venezuela ha un forte sostegno da parte di Cina e Cuba per far fronte all’epidemia. La Colombia è sola. Ci supportano solo se parliamo di guerra e non di vita. È quindi essenziale coordinare con il governo venezuelano il trattamento del virus alla frontiera”.

Le frontiere marittime e terresti sono chiuse dal 17 marzo. La frontiera col Venezuela è la più porosa delle frontiere terrestri della Colombia e molti venezuelani si sono affrettati a passare la frontiera di ritorno prima della chiusura. Duque non riconosce la presidenza de Nicolas Maduro e ciò rende difficile il dialogo. In Colombia risiedono intorno al 40% dei cinque milioni di venezuelani che hanno abbandonato la propria nazione e ora si trovano ad essere una parte della popolazione che potrebbe dovere soffrire severamente gli effetti della pandemia. 

Le ultime notizie riguardanti l’attività di alcuni venezuelani esiliati in Colombia, mira alla pianificazione di un attentato contra il governo venezuelano. L’offerta di Trump di pagare una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni per catturare Maduro, potrebbero distrarre l’attività del presidente Duque per contenere con efficacia la pandemia?

Alzando lo sguardo verso gli Stati Uniti, bisogna ricordare che il Piano Marshall per ricostruire l’Europa, ha avuto un costo tra il 23% e il 30% di quanto è costato il conflitto interno colombiano. Secondo uno studio pubblicato dall’istituto di studi per lo sviluppo e pace. Il titolo già è sbalorditivo da sé: “Spese di guerra nel conflitto interno colombiano, 1964-2016, $179 miliardi persi” (Los gastos de la guerra en el conflicto interno colombiano, 1964-2016, 179.000 millones de dólares perdidos). Questo studio, firmato da Diego Otero, afferma che dal 1964 al 2016, il governo ha incredibilmente speso 142492,76 milioni di dollari. Otero ritiene insensata detta spesa, visto che potendo investire questa cifra in infrastrutture, salute, educazione, scienza, promozione dell’industria e sviluppo dell’agricoltura, si è preferito investire nella cultura della guerra, della violenza e della morte.

Una pandemia mortale, con un grosso costo di vite umane e di debito socioeconomico, di fatto, ha già colpito la Colombia: la guerra fratricida. Il presidente precedente, Juan Manuel Santos ha fatto il possibile per raggiungere un accordo con la guerriglia più longeva del pianeta: le Farc. Ora sono l’ombra del passato. Un passato crudele e triste che il governo Duque, con le sue obiezioni, insiste in mantenere vivo.  

Nella cornice attuale della pandemia Covid-19, molti sono a conoscenza dell’opportunità che rende agli occhi nostri una terra ricca, solare e profumata e sente desiderio di conoscerla o rivederla. Altri, che conoscono la sofferenza e la mancanza d’opportunità, sono fuggiti e la vedono come una zona grigia, senza sapore e con amarezza, l’immaginano colpita dalla falce mortale. Si concorda, purtroppo, nella critica al fatiscente sistema sanitario, politico, economico, militare e sociale della bella Colombia, dove ancora vive la speranza. Andrà bene tutto. I colombiani hanno una capacità di resilienza straordinaria. 

Solo il realismo magico farà emergere una nuova società. Ancora è presto per leggere, sentire e vedere le storie che racconteranno i giovani poeti, scrittori e cantastorie che sorgono in tempo di crisi. Oppure, non sapremo se tanti innamorati potranno sopravvive alla pandemia, aspettare a lungo colpiti dalla malattia più bella: l’amore romantico e infinito, che sopporta con pazienza i problemi naturali e sociali, che con fede incrollabile scala gli eventi per "cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese”.

 

Gabriel Garcia Marquez. L'amore ai tempi del colera. Trad. Valentinetti. Mondadori.

La Sacra Bibbia. 

Semana: semana.com, El Espectador: elespectador.com, La Repùblica: larepubblica.co,  

El Paìs: elpais.com,

Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, OHCHR.

Instituto de estudios para el desarrollo y la paz: indepaz.org.co.

Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, PNUD

Departamento Administrativo Nacional de Estadística, DANE

datosmacro.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, UNESCO

 

 

Ultima modifica ilDomenica, 29 Marzo 2020 14:01
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