Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Alcune considerazioni sulla crisi

di Giandiego Marigo

Una doverosa riflessione andrà pure fatta sulla realtà, ormai affermata, delle distanze sociali (e del divieto, sempre presente, di assembramento, ma soprattutto della sua interpretazione). Al di là ed al di fuori di qualsiasi emergenza, vera o presunta e di un allarme a tratti eccessivo e strumentale, sfruttato per il controllo e per disciplinare il consenso.

Resta sotto gli occhi, per chi abbia ancora i resti d'un senso critico ed un criterio materialista d'analisi la realtà oggettiva di una condizione che colpisce in modo frontale l'aggregazione, l'auto-organizzazione, la capacità di fare “massa critica” al di fuori del virtuale, nel sociale, su un piano di realtà visibile e palpabile. In qualche modo si colpisce e si “perseguita” l'aggregazione persino a livello concettuale. Proponendo un mondo impaurito, individuale e diffidente del prossimo e del vicino. Colpendo il tessuto sociale, deformando il concetto di solidarietà in qualche cosa di non fisico. Proibendo l'essere gruppo e promuovendo la scelta solitaria ed individualistica, possibilmente virtuale.

Non solo però e non è nemmeno la cosa più grave, per chiunque abbia conservato tracce di quel senso critico e del metodo di lettura sociale di cui sopra risulta evidente. Dolorosamente palese! Qualcosa è avvenuto, certamente non solo nella contemporaneità, gradualmente, ma ha trovato nell'emergenza COVID e nella sua sciagurata gestione la propria esaltazione e consacrazione.

Frequentando la rete, girando per le strade, osservando le ceneri fredde e leggermente odorose di quella che chiamammo sinistra si vede, quello che chi scrive ritiene una delle questioni più gravi (insieme allo spirito della guerra e alla noncuranza ambientale di cui parleremo in altra sede e momento) in atto questo momento storico. Quella che insistiamo a voler chiamare sinistra oggi si pone “a guardia” del presidio elitario dell'Europa finanziaria, di fatto, mascherando questo da attenzione alla salute rende incolmabile l'abisso di noncuranza che la separa dai “Reali bisogni popolari”.

Non c'è, qui, tenerezza di sorta nei confronti del populismo o del sovranismo, ma la cessione e l'abbandono da parte della pseudo-sinistra della vasta area del dissenso è evidente. Essa si veste da area progressista e democratica (nel senso peggiore ed obamiano-Bleariano del termine) di governo e dimentica sé stessa, si rinnega e concede con immensa ed enorme stoltezza e totale dabbenaggine l'immensa area del dissenso alla destra peggiore della storia moderna.

Oggi, non a caso, sovranismo, anti- europeismo becero (si badi nessuno pensa che quest'Europa meriti particolari encomi) dominano l'area del dissenso, arrivando ad infettare la classe che non riconosce sé stessa come tale e si lascia convincere d'essere parte di un generico 99% interclassista.

La sinistra (o presunta tale) nel rinunciare ai No per una discutibilissima capacità di governare, diventa parte integrante del fronte posto a difesa della roccaforte capitalistica, si compenetra nel pensiero comune, accetta la cultura dominante, permette che il sistema elitario usi il proprio concetto di scienza per sancire il proprio diritto assoluto al controllo ed al “possesso” dell'anima stessa del cittadino-consumatore.

Facilitando ed addirittura partecipando attivamente alla trasformazione sociale in atto, facendosi garante, soprattutto in Italia di una serie di dictat dall'obbligo vaccinale, al businness dei sistemi di protezione, allo stesso durissimo e deformante lockdown, molto più duro e repressivo di qualsiasi altro in Europa. Passando per l'informatizzazione, l'internet delle cose (5G), la scomparsa del lavoro, sino alla industrializzazione 4.0.

È triste constatare come oggi i guardiani delle porte del sistema non siano giovanotti in camicia nera … tutt'altro. Pur non rinunciando affatto all'antifascismo, vorremmo far notare come esso vada spostato sui comportamenti e sui contenuti piuttosto che sulle forme esteriori e sulle manifestzioni di pura apparenza.

È innegabile che la presunta pregiudiziale antifascista ponga moltissima pseudo sinistra radicale a stretto contatto con i fautori principali di questa modificazione sistemica. Un tempo si chiamarono menscevichi, socialdemocratici, liberal-radical, oggi non sono nemmeno quello.

Ammantati di una forma deteriore di liberalismo modernista e deteriore essi sono i principali artefici del Liberismo e dell'arretramento esponenziale del fronte dei diritti. Protagonisti primi dell'Europa dei finanzieri senz'anima ed essi si ammantano di un'assolutamente falsa aria da progressisti-modernizzatori-rottamatori; che trova conforto e certificazione in grotteschi rimasugli dell'associazionismo 900centesco, che dietro a nomi che pur un tempo hanno rappresentato il fronte del rinnovamento e del cambiamento oggi sono invece gusci vuoti, riempiti di poltrone, poltroncine, sgabelli e seggiolini, funzionari e rendite di posizione. Oggi è tremendamente difficile, impossibile in realtà essere dissidenti dal sistema senza essere accusati di complottismo ed addirittura vicinanza al fascismo, da quegli stessi che un tempo furono essi stessi dissidenti e che oggi dai loro balconi fanno la guardia a Runner, mamme con bambini e eretici de-mascherinati, accettando la logica della delazione e del controllo poliziesco. Anzi tifando a tratti per le manifestazioni repressive.

Difendendo a spada tratta gli abusi evidenti, che le forze dell'ordine hanno perpetrato in nome dell'emergenza sanitaria. Facendosi paladini, non già degli interessi dei lavoratori e dei consumatori, ma della tenuta del sistema e garanti, nella pratica di un governo Liberal-liberista, finto progressista.

Ultima modifica ilMercoledì, 20 Maggio 2020 06:55
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