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La Primavera latinoamericana non arriva nell’autunno

La Primavera latinoamericana non arriva nell’autunno

di Martha Alvarez

L’inverno sta arrivando. Nel cono Sud dell’America la primavera arriva nell’autunno europeo. Ora, all’avvicinarsi le temperature più fredde, la figura della pandemia aumenta una prospettiva ombrosa, che toglie la bellezza delle stagioni autunno-inverno, li copre di buio e di aspettativa, nel timore che si verifichi l’arrivo della primavera del Covid-19. In questo periodo, d’autunno australe, con l’arrivo del cambio stagionale, si prevede l’incremento delle malattie relazionate con i periodi freddi e ventosi.

La stagione della pioggia, nella zona equatoriale dei paesi latinoamericani, abbatte la consuetudine e le aspettative dei cicli naturali, con la paura che contribuisca alla fioritura del virus. Inoltre, in luoghi dove si viveva un clima d’eterna primavera, nel 2020, la metà dell’anno, non arriva accompagnata dalle tradizionali certezze: un lavoro, una parvenza di stabilità e futuro. Soprattutto, si è visto rallentata la voglia d’avere la possibilità libera della lotta per la ricerca del minimo di benessere personale nelle associazioni, o di giustizia sociale mediante le proteste, o di giustizia per i caduti e scomparsi mediante il buon andamento degli organi preposti, o di avere un attimo della fuggevole equità nell’osservanza del trascendentale.

La “primavera sudamericana” che tante mal di testa ha cagionato ai governi neoliberisti, soprattutto nel novembre del 2019, per colpa di un virus autocratico e apolitico ha fermato la sua fioritura. La idea della biopolitica e del biopotere come progetto di separazione sociale, finora e per la nostra generazione, aveva fatto vedere il volto solo nei libri di fantascienza, nella finzione del cinema, le serie televisive e le piattaforme streaming. Ora, una pandemia democratica, però con effetti sociali agli antipodi, sembra iniziare una macabra fioritura, soprattutto nei paesi latinoamericani. 

I paesaggi latinoamericani sono luoghi meravigliosi, molto ricchi in risorse umane e materiali, dove le nazioni hanno il conto positivo della crescita economica. Però, la diseguaglianza sociale mostra il lato negativo della bilancia profondamente favorevole verso le dinastie di amministratori, banchieri, latifondisti e moderni schiavisti, alcuni nascosti dagli scudi dell’impunità. La giustizia sana e quella acquistata nel mercato della paura e dal danaro, faticano a seguire i casi e i tempi. La governance impregnata da collaudati sistemi corrottivi, avvolta nel silenzio complice dei mezzi di comunicazione e delle dirigenze religiose, fatica a garantire un buon andamento e nel dare risposte amministrative trasparenti e imparziali. La strumentalizzazione della fede ha fatto arrivare alla più alta carica politica personaggi come Jair Bolsonaro, Ivàn Duque, Jeanine Áñez. Il pluralismo naturale, sia ideologico che istituzionale, fatica a camminare come principio democratico; anzi, si vedono chiaramente i vivi colori della mancanza d’opportunità nella governance, visto che durante le campagne politiche si segna la vittoria nelle piazze, però, “misteriosamente”, la risposta nell’urne è una sconfitta.  Inoltre, la prematura scomparsa dei ragazzi che sostano nelle piazzate dei quartieri poveri, che “non stavano raccogliendo caffè” o la morte violenta, per futili motivi di “pasticcio di gonne” dei dirigenti sociali che s’affacciano al panorama politico è un altro aspetto che dipinge una differenza umana eclatante, che incide anch'esso, nel paesaggio urbano. 

Temi sensibili e importanti come un giusto trattamento pensionistico, il lavoro adeguatamente retribuito, l’acceso all’istruzione di qualità e fermare la lunga lista di assassinii di indigeni, attivisti sociali e contadini chiedono adeguate risposte e giustizia. La crescita del disagio sociale ha trovato nei mezzi di comunicazione digitali una leva d’aggregazione e d’identificazione. Milioni dei circa 630 milioni d’abitanti, che è il totale stimato della popolazione per l’America latina e i Caraibi, sono scesi in piazza e sulle vie delle proteste. L’esplodere del dissenso popolare contro la casta politica governante e le loro scelte amministrative, è un altro fattore che ha motivato alla gente a organizzare gli scioperi e premere sui governi per ridurre il divario sociale. In effetti, l’ultimo semestre del 2019, i popoli latinoamericani hanno sviluppato una “primavera sudamericana”, visto che geograficamente, i principali focolai della protesta stanno al sud del parallelo dell’Ecuador, quindi, la primavera arriva nell’autunno.

La diseguaglianza economica è tangibile nella povertà della zona, genera disagio, fa esplodere la rabbia e organizza il dissenso. Il senso della dignità naturale obbliga alle persone a premere sui governi per ridurre il divario sociale. D’accordo all’organo delle Nazioni Unite (ONU), la Comisione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), nel 2019, la povertà era molto vicina ad inglobare 186 milioni di persone, e la povertà estrema tocca più di 67,5 milioni.

Le proteste più conosciute si sono sviluppate nelle principali città e si sono moltiplicate verso i piccoli comuni. Talvolta arrivando a fermare tutte le filiere produttive. I governi hanno disposto il coprifuoco e armato le forze antisommossa meglio di come ora proteggono i medici e personale sanitario per lottare contra l’autocratico Covid-19. La serie di scioperi nazionali hanno avuto gravi incidenti, scontri, saccheggi, blocchi stradali, feriti e morti.

Dopo anni di fondata paura delle rappresaglie e della lunga ombra di quelle attuate dalla dittatura di Augusto Pinochet, nel Cile conosciuto come la Svizzera latinoamericana, ha rilevato i piedi d’argilla del proprio sistema. I scioperi sono iniziati per l’alto costo della vita e la disuguaglianza e ancora sotto la pandemia proseguono sporadicamente.

In Ecuador per i proclami di austerità: il taglio dei sussidi energetici, la riduzione ai minimi termini dell’incremento del salario minimo e l’aumento dei prezzi del gasolio. Il presidente Lenin Moreno è l’erede del grosso lavoro d’ammodernamento sviluppato dall’ex presidente Rafael Correa e del Movimento per la Rivoluzione dei Cittadini (MRC), ha applicato misure economiche neoliberali e di fatto, ha “tradito” i principi: trascurando l’infrastruttura sanitaria, licenziando il personale medico-sanitario, e infine, dopo tre anni di gestione, con la pandemia ancora bussando alle porte, ha dato la priorità al pagamento del debito pubblico e non per fare investimenti per salvare vite umane.

In Colombia la paura si nasconde da molti decenni nelle zone dove lo stato non vuole aiutare i cittadini e fermare la lunga lista di assassinii di indigeni, attivisti sociali e contadini. Nella convinzione del “nemico interno”, il governo trascura il welfare per investire nella guerra interna. Per proteggere la casta governante, il sistema è riuscito a convincere al proprio popolo a non andare a votare una Consulta Anticorruzione, nel 2018, appena insediato il Presidente Ivan Duque. Perciò, i cittadini si sono alzati in manifestazioni pacifiche denunciando difficoltà economiche e sociali: il sistema di salute scadente, un sistema educativo molto elementare, una infrastruttura logistica pericolante e per chiedere riforme al sistema pensionistico, l’abolizione delle imposizioni di misure economiche restringenti e il caso degli assassinati dei leader sociali a mano di forze governative e paramilitari.

In Bolivia per sospetto di frode elettorale. Dopo le proteste i militari si sono opposti al presidente Evo Morales, obbligandolo a chiedere asilo politico per salvare la propria incolumità y vita al Messico e poi all’Argentina. Si è autoproclamata presidente Jeanine Áñez. La protesta boliviana è una delle più sanguinose, con più di 200 feriti e 20 morti. 

Al sud del Rio Bravo, la regione ha chiuso il bilancio della crescita economica 2019 in declino. Una zona, che per secoli aveva un’autosufficienza alimentare, ha oceani e grandi fiumi per pescare, ha terre incolte che si potrebbero usare per coltivazione e allevamenti, si è ridotta a dipendere della grande distribuzione internazionale. Si ricorda a Juan Guaidò, l’autoproclamato presidente del Venezuela in gira per l’Europa, chiedendo aiuto umanitario nel 2019. Recentemente l’opposizione della Colombia aveva denunciato l’acquisto di generi alimentari surgelati ai mercati internazionali. E il popolo dell’Argentina si domandava perché obbligavano a chiudere i piccoli negozi, mentre si lasciavano aperte le grandi catene di distribuzione alimentare.  

A poche settimane, dall’inizio delle proteste è arrivato il virus Covid-19 a complicare le scelte di governance. La pandemia è stata strumentalizzata per fornire un ventaglio multiuso, principalmente per coprire scelte politiche poco trasparenti, condite con uso sproporzionato della forza che palesemente viola i diritti umani. Molti governi sono complici della povertà dei cittadini e sospettati di non governare, ma di fungere da burattini del gioco dei poteri apolidi, che tollerarono le iniquità, il nepotismo, la corruzione e la violazione ai trattati internazionali a cambio d’accordi leonini, ovvero, con palese svantaggio per le casse nazionali.

La Segretaria Esecutiva della CEPAL, Alicia Bárcena, ha indicato solo un 0,1% di crescita, e prospettava scenari ombrosi. La situazione economica ai primi contagi e senza verificarsi i peggiori effetti non era speranzosa. Nell’informe della CEPAL, appena dopo l’arrivo della pandemia, la dottoressa Bárcena ha descritto la situazione in questo modo: “il declino dell'attività economica dei nostri principali partner commerciali, in particolare la Cina; la diminuzione del prezzo delle nostre materie prime (commodities); l'interruzione delle catene del valore globali e regionali; il forte calo della domanda di servizi turistici che colpisce fondamentalmente i Caraibi; e un aumento dell'avversione al rischio e un peggioramento delle condizioni finanziarie globali e dei deflussi di capitali dalla regione, con la conseguente svalutazione delle nostre valute”. La paura della pandemia ha contribuito a generare realtà e aspettative negative nel panorama.

Le notizie contrastanti sul Covid-19, il caos informativo riguardo alla pericolosità del virus e le conoscenze ancora non pienamente definite, hanno dato speranza di restare indenni. La Speranza principalmente poggiava: nella lontananza dei principali focolai di contagio sorti tra gennaio e marzo; che i paesi hanno un territorio molto grande, dove le città e anche i piccoli comuni hanno lunghe distanze di separazione tra loro; in una popolazione giovane, con ottimo tasso di crescita e un’amplia densità d’abitanti per km²; il clima che presenta linee più calde, come nelle pianure e al livello del mare intorno alle latitudini equatoriali della Terra dove si sono sviluppate le principali città latinoamericane. Comunque, la crisi dell’Ecuador e del Brasile hanno seppellito il mito iniziale che un clima più mite avrebbe fermato l’arrivo o lo sviluppo del virus.

A sud del Rio Bravo i sistemi di salute pubblica sono frammentati. L’organizzazione Panamericana della salute indica che il 30%, dei latinoamericani non accede alle cure mediche per mancanza delle risorse economiche, e il 21% per la lontananza dell’infrastrutture. La CEPAL indica che il 47% della popolazione non ha accesso alla sicurezza sociale.

Alcune nazioni hanno una infrastruttura sanitaria più efficiente e stanno meglio preparati per affrontare l’impatto delle onde della pandemia, altri hanno il sistema pubblico trascurato per favorire il privato e, altri la situazione è precaria in generale. Il sistema si ha visto collassare con pochi casi come in Ecuador. Di fatto nella maggioranza delle nazioni, però principalmente in Perù, Colombia, Cile e Argentina hanno denunciato la scarsità di risorse mediche per affrontare la pandemia ed equipaggiamento inadeguato per gli operatori sanitari. I governi si sono affrettati a fare fronte comune nell’acquisto d’equipaggiamento, lasciando i produttori locali insoddisfatti.

Il ricorso umano essenziale, ha investito tempo e denaro nella preparazione personale, però, il settore non ha gli scudi per affrontare la pandemia. I medici, infermieri e paramedici al vedere cadere i primi colleghi, dopo d’aver convocato e realizzato numerose proteste hanno preferito rinunciare, altri hanno minacciato con il licenziarsi volontariamente se non è garantita la loro sicurezza con le giuste misure ed equipaggio, anche dopo che i governi hanno precettato l’attività, laureato nuovi medici, contrattato altri e minacciato prendere misure repressive. Un palliativo insignificante. In Colombia, intorno al 12 maggio l’85% il collegio dei medici di Bogotà indicavano che ancora l’imprese non avevano provveduto a fornire l’equipaggiamento adeguato. Il Peru e Bolivia sono state numerose le denunce della disparità di trattamento salariale tra il pubblico e il privato, con alcuni milionari d’una parte e dal altra, i numerosi stipendiati a salario basico. La salute privata ha usato leve politiche per concentrare servizi medici, uso e abuso dei servizi a favore della casta agiata, a scapito del contributo della maggioranza. 

Ricordando gli scenari di distruzione della Seconda Guerra, quando i soldati dei fronti cadevano numerosi e né il fronte russo, nemmeno il tedesco facevano in tempo a portare fuori del combattimento i morti, oppure, seppellire i caduti del giorno. Abbiamo conosciuto la storia dell’Ecuador. In Perù, a Lima, i social hanno dato voce a personale medico che denunciavano la scarsità dell’azione amministrativa che ha lasciato i cadaveri in un cortile per più giorni. In Brasile gli scenari contano centinaia di seppellimenti giornalieri. Ora, praticamente gli amministratori si sono dati alla tarea della preparazione del terreno dei cimiteri.

Gli indigeni della zona amazzonica non hanno sviluppato gli anticorpi per una influenza normale. Il contagio dei popoli originari è partito da Manaus, una città brasiliana sul Rio delle Amazzoni. Mentre si ricorda che più di un quarto della medicina moderna occidentale, proviene delle piante latinoamericane e della sapienza rubata agli indigeni, è necessario ricordare che le principali cause del genocidio dei popoli originari del continente americano sono state le malattie portate dai conquistatori. Il sospetto che il virus sia arrivato alla zona portato da funzionari pubblici è il più collaudato. Ora affrontano la realtà della pandemia con più di 26 mila casi positivi e migliaia di morti.

La zona è lontana delle attenzioni politiche dei governi del Perù, Colombia e Brasile. Nella zona della tripla frontiera, al 12 maggio, si avevano conferme di 679 contagi e 40 indigeni morti.

A Manaus, il virus, ha fatto conoscere il panorama più desolato, con centinaia di seppellimenti giornalieri e il sistema sanitario delle periferie sotto scacco. Arrivato a Letizia, il Covid-19, ha infettato la zona colombiana del dipartimento di Amazonas e il peruviano di Loreto. A Leticia sono arrivati soldati equipaggiati dell’ultima tecnologia bellica, mentre non ci sono risorse ser gli ospedali e il personale. Inoltrandosi, fino a Iquitos, il virus ha sotto scaccomatto il popolo e il governo peruviano. Mediante l’Associazione Inter-etnica di Sviluppo della Selva Peruviana (AIDESEP), chiedeva l’equipollenza del riconoscimento dei diritti come nelle città e ha annunciava che ha denunciato al governo ante l’ONU per “evidente disattenzione e discriminazione reiterata”. Nell’attesa, si sono addentrati nella selva. “desatencion evidente y reiterada discriminacion”.

Nei paesi centroamericani, allo steso modo, i Popoli nativi derubati della propria terra e costretti a una migrazione interna non hanno acquedotti adeguati. come nella zona amazzonica, alcuni non hanno visto mai un medico della medicina “moderna”. Progetti di spesa di milioni di dollari finanziati dalla Banca Centroamericana di Integrazione Economica, non hanno mai funzionato e i danari si sono sfumati nei misteri delle amministrazioni. Agli effetti in tutti i paesi ci sono ospedali abbandonati come elefanti bianchi che rovinano il paesaggio naturale, come se fossero le preziose rovine delle antiche civiltà presenti nella regione. Sono zone d’eterna primavera, dove l’inverno europeo con la pioggia, neve e i venti non è conosciuto. Sono zone ad alto rischio.

Ancora prima che gli scienziati della OMS, mediante il WHO media briefing, facessero dichiarazione riguardo possibili vaccini, oppure, ad imparare a convivere con il Covid-19, scientifici e tecnici locali si sono attivati per fare le proprie scoperte e utensili.

La qualità umana è la loro principale virtù, che supera di gran lunga tutti i problemi socioeconomici che si possano riscontrare. La CEPAL indica che ci sono 58 milioni di persone over 65, che finora non è profondamente affettata. Nei quartieri popolari, anziani senza protezione e sicurezza sociale, si confrontano con giovani senza opportunità, senza lavoro, senza protezione fisica, senza politiche pubbliche. Sono milioni e tuttavia, per i governanti abituati al lusso, sembrano essere solo un gruppuscolo senza dignità e senza speranza.

Dal hinterland delle città, principalmente i più poveri, hanno intrapreso la strada del ritorno alle case abbandonate o di parenti rimasti in dietro nelle campagne, alla ricerca d’un sistema economico differente al delle grandi città e consapevoli di potere usare i rimedi naturali e passare la quarantena con più libertà. In Perù l’esodo, a piedi, si è sviluppato con l’opposizione dell’autorità e nella speranza di non essere portatori del virus.

A sud del Rio Bravo la regione ha molta esperienza nella lotta a malattie d’infezione endemica ‘conosciute’ in modo artigianale, resiliente, più olistica. 

In luoghi dove le stagioni primavera-state non finiscono mai, soprattutto nelle zone della Bolivia, Brasile Colombia, Venezuela, e nei paesi centroamericani, il sika, il chikungunya, il dengue o febbre emorragica, e la malaria sono problematiche molto comuni. D’accordo l'Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), i virus sono trasmessi agli esseri umani dalle punture di zanzare infette, quindi, non si ha contagio diretto tra esseri umani, però, in questi mesi del 2020, si hanno riportato una incidenza superiore fino a dieci volte le infezioni dell’anno precedente. Nicaragua ha il tasso peggiore in termini di incidenza, per numero di casi ogni 100 mila abitanti; però, è il Brasile la nazione che presenta il maggior numero di casi totali.

Queste malattie si presentano maggiormente nelle zone povere e di periferia, quindi non interessa ai mezzi di informazione ed alla politica dei paesi sviluppati. In alcune zone si è usata la popolazione inconsapevole come laboratorio per testare risposte scientifiche. Queste problematiche si sono cumulate con la pandemia.

È indispensabile, comunque, continuare ad applicare immediatamente ed efficacemente le misure di contenimento della pandemia suggerite dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Però, con un sistema di salute pubblica trascurato, non è stato necessario rafforzare la consapevolezza della popolazione, però sì, dei sistemi sanitari per garantire l'accesso universale a test, medicine e cure. I test ‘corretti’ assicurano la buona riuscita delle politiche. Argentina, Brasile, Cile e Messico hanno capacità di produrre i test.

Il virus Covid-19 doveva arrivare dalla lontana Cina o dall’Europa. I primi contagi, secondo i dati del Centro delle risorse sul Coronavirus della Johns Hopkins University, riportati da bbc.com e altri mezzi, sono provenienti da paesi europei un mese dopo l’espansione del virus en la zona europea e a due mesi dal focolaio originario a Wuhan. Il 25 febbraio, il Ministero della Salute del Brasile ha riportato il primo caso positivo di coronavirus nel paese e in Sudamerica. Il 28 in Messico. In Ecuador è stato registrato il 29 febbraio, quando una donna proveniente dalla Spagna è stata trovata positiva. Il 1° marzo in Repubblica Dominicana e successivamente, salvo qualche isola, tutte le nazioni riportano qualche contagio.

Brasile, al 19 maggio globalmente, d’accordo a Infoviral sul web, era al quarto posto dopo Stati Uniti, Russia e la Spagna, con 245.595 casi positivi confermati e predominava su tutti i paesi al Sud del Rio Bravo. Comprendiamo che non è una gara, e siamo commossi ante le dimensioni della sofferenza, riportiamo i numeri. Nella zona in ordine di contagio dopo il Brasile, segue con 94.933 il Perù, 49.219 nel Messico, 46.059 Cile, e 33.182 l’Ecuador. Nella top ten globale del maggior numero di morti, tristemente il Brasile conteggia 16.370, occupando il sesto posto. Nonostante ciò, costretto dalla Corte Suprema Nazionale Bolsonaro ha dovuto lasciare che gli amministratori locali agissero liberamente e continua a negare le prove. Nei paesi latinoamericani è seguito dal Messico 5.177, Perù 2.789 Ecuador 2.736, e Colombia 574. Inoltre, al 19 maggio le curve erano state modificate leggermente verso l’appiattimento della crescita. Tristemente, tra i più infettati, il Perù ha scalato il vertice delle classifiche, piazzandosi dopo il Brasile, e la terza per il numero dei morti. Vi invitiamo a leggere il nostro articolo “Il pendolo del sistema” che porta un informe più dettagliato.

È globale lo scenario che afferma: “usciremo più poveri e con più diseguaglianza”. I sistemi di salute già diseguali, sostanzialmente, non si sono modificati. I popoli attendono investimenti dei governi senza l’ombra della corruzione e nuove risposte utili al bene comune. Molti stati stanno sviluppando sistemi di welfare solidi e che funzionano contro la povertà. Impresari con visione etica si stanno attivando per fare investimenti non rapaci. Purtroppo, i governi alla ricerca di nuovi consensi, mostrano la debolezza dei popoli alla banca globale, e approfittando la pandemia hanno avviato azioni unilaterali e, con riforme liberali stanno indebitando i popoli.

L’idea di superare il modello feudale si vede oscurata. Il modello feudale è arrivato con i conquistatori e ha fatto “eleggere” nei posti di potere e d’influenza a membri delle famiglie che hanno governato, a amici degli amici che da generazioni alla stanno alla cupola. Ora, stanno più che mai aggrappati, attaccati alla sedia e soprattutto ai privilegi pagati con lo sforzo e con il lavoro di tutti. Le critiche ai governi sono costanti attraverso i social e battendo le pentole dalle finestre.

È comune l’idea che il governo strumentalizza la fede per legittimarsi, facendo spettacoli pubblici. Anche prima dell’arrivo dei conquistatori e oggidì, i paesi latinoamericani sono popoli di fede. C’è chi cita il Vangelo e anche qui ricordiamo a Papa Francesco che a settembre, dopo la pausa stiva, nella cappella di Santa Marta, nel vaticano chiedeva: «Chi di noi ha pregato per i governanti? Chi di noi ha pregato per i parlamentari? Perché possano mettersi d’accordo e portare avanti la patria? Sembra che lo spirito patriottico non arrivi alla preghiera; sì, alle squalificazioni, all’ odio, alle liti, e finisce così. “Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche”. Si deve discutere e questa è la funzione di un parlamento, si deve discutere ma non annientare l’altro; anzi si deve pregare per l’altro, per quello che ha un’opinione diversa dalla mia». Il testo è riportato da Famiglia Cristiana, nel web.

Storicamente è risaputo che gli stati non agiscono se non nel nome del bene comune, nel nome dell’interesse, l’opportunità e la convenienza. Tuttavia, i popoli devono vegliare e i motivi etici e altruistici dovrebbero guidare le scelte di chi governa. Resta un ideale. Comunque, sono numerosi i latinoamericani che conoscendo la realtà della fede ed esprimono il giusto senso. Giustamente, le risposte alla strumentalizzazione della fede, vogliono sottolineare il bisogno di giustizia alla luce della fede, e soprattutto, che si arresta i casi di morte violenta dei dirigenti sociali, si dia giustizia ai feriti, mutilati e deceduti a mano delle forze governative e paramilitari. Una risposta diceva: “Comunque, nella Bibbia sta scritto che dobbiamo pregare per i nostri governanti. E noi vogliamo pregare come cosa buona e giusta. Noi preghiamo affinché i politici smettano di dire bugie, gli amministratori smettano di rubare le risorse pubbliche, la giustizia di lasciare impuniti i crimini contra i leader sociali, i patroni no possano obbligarci a lavorare sotto condizioni d’insicurezza e in sabato, il presidente smetta d’usare il Nome del Signore invano, e i corrotti smettano d’attentare contro la felicità semplice e frugale del povero”.

Di fatto Paolo ha scritto al giovane Timoteo: “Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore”. Il desiderio di pace e sicurezza è inerente alla vita dell’umanità. Una pace e sicurezza che s’ottiene equilibrando la situazione economica, attivando i meccanismi per raggiungere l’Equità, la salute, la qualità della vita delle persone e il corretto utilizzo e godimento delle risorse. Globalmente non c’è una sola persona umana che non sia affettata dagli effetti collaterali del virus; come minimo soffre per le politiche adottate.

Finora il senso di responsabilità e solidarietà dei popoli ha prevalso sulle iniziative dei governi. L’internazionale progressista alla quale aderiscono le principali opposizioni, hanno fatto le loro proposte, praticamente tutte adottate dai governi carenti d’iniziativa. La povertà è cresciuta e con essa il dissenso. Mentre la moltitudine dei lavoratori, dei precari, disoccupati, pensionati e infermi chiedono l’aggiustamento della bilancia sociale a loro favore, e che si ritorni alla normalità, i governi sembrano non vedere e non sentire. S’affida alla solidarietà e resilienza di tutte le persone, che senza dubbio, potranno fronteggiare l’autunno e l’inverno, anche grazie all’effervescenza e la ricchezza naturale delle nazioni. Dopo settimane di ricevere aiuti cinesi, i governi ritornano all’ovile, adottando la retorica di Trump contro la Cina, talvolta frenati dalla dipendenza del soft power cinese, che determina essere il principale acquirente dei prodotti latinoamericani. Se l’inverno australe o l’inverno inteso come stagione delle piogge arrivano, magari, arrivassero eradicando il Covid-19 definitivamente.

 

FONTI

DW Español, RT en Español. telesurtv.net. elespectador.com. BBC News Mundo, twitter, Facebook, wikipedia, Sacra Bibbia 1Timoteo 2:1-3.

InfoViral. https://www.youtube.com/watch?v=Dn9xHmfvHUk. Ultima consulta 19 maggio 2020

CEPAL. https://www.cepal.org/es/articulos/2020-hora-cero-nuestra-region-cara-la-pandemia. Ultima consulta 19 maggio 2020

Luisa Horwitz, Paola Nagovitch, Holly K. Sonneland e Carin Zissis. ¿Dónde está el coronavirus en América Latina?. https://www.as-coa.org/articles/¿dónde-está-el-coronavirus-en-américa-latina. Ultima consulta 19 maggio 2020

Annachiara Valle. «PREGARE PER I GOVERNANTI NON INSULTARLI»

https://m.famigliacristiana.it/articolo/santa-marta_2455031.htm. Ultima consulta 19 maggio 2020

Ultima modifica ilMercoledì, 20 Maggio 2020 08:05
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