Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Tasso di povertà nella U.E. e in Italia

Povertà nella società Povertà nella società

di Giandiego Marigo

Si è già detto della relativizzazione dei dati mondiali sulla povertà. Di come questi ultimi siano leggibili in svariati modi secondo la volontà di chi li legge e finalizzando il discorso all'effetto che si vuole ottenere. Se nel mondo la povertà, teoricamente e sulla carta, diminuisce; in Europa aumenta costantemente anche se in modo discontinuo. Qui

Questo dato spiega molte cose e dimostra come il dato mondiale sia influenzato dalla “crescita” esponenziale ma a tempo determinato di Cina ed India. Perchè la definizione “A tempo determinato”? Molto semplice ed assolutamente logico. Non vi può essere crescita infinita in un mondo finito. Questa affermazione apre ad uno sviluppo parallelo che verrà ripreso in altra sede e cioè al legame fra compatibilità, sostenibilità e sviluppo, nonchè su una domanda fondamentale, cioè quale sia lo sviluppo “possibile” per una umanità che ponga la sua appartenenza al “pianeta vivente” a fondamento della proprio cammino nella civiltà. Tornando però alla tematica in discussione:

Questa costante crescita della povertà si è rafforzata nei tempi di questa crisi epocale.  Un altro dato risulta però determinante e dimostrato chiaramente dalle cifre esposte negli allegati a questo articolo, la diseguaglianza profonda all'interno dello stesso quadro europeo, sia delle percentuali che dei tassi di aggravamento di questa tendenza.

Non tutti i paesi U.E. Soffrono allo stesso modo, anzi, a tratti si rileva la sconcertante impressione che alcuni lo facciano “al posto” di altri. quasi gli fosse delegata la sofferenza come prezzo aggiunto ad una situazione debitoria , spesso inventata dai medesimi che si assurgono a creditori e ne traggono indubbi benefici.

Questo il dato agghiacciante che si è , chiaramente letto, per esempio, durante la crisi Greca.

Il tasso di “rischio” di povertà al 2015 in U.E  era attestato attorno al 17,5% (cfr. grafico 1) .   Però con grandissime disparità fra gli stati membri, ossia:

“Romania (25,4%), Lettonia (22,5%), Lituania (22,2%), Spagna (22,1%), Bulgaria (22,0%), Estonia (21,6%), Grecia (21,4%) e Croazia (20,0%), un quinto della popolazione o più è considerato a rischio di povertà; dati analoghi sono stati riscontrati in Serbia (25,4%), in Turchia (23,1%, (dati del 2013) e nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (21,5%). Tra gli Stati membri la quota meno elevata di persone a rischio di povertà è stata registrata nella Repubblica ceca (9,7%) e nei Paesi Bassi (11,6%), mentre anche la Norvegia (11,9%) e l'Islanda (9,6%) presentano percentuali relativamente basse di persone a rischio di povertà sul totale delle rispettive popolazioni.

Non staremo qui ad operare una minuzioso studio su ogni tabella si potrà, volendo portarlo avanti usando l'allegato a questo articolo, ma alcuni dati sono rilevanti e da annotare:

Il differenziale tra i tassi di povertà aumenta se la popolazione viene classificata secondo la condizione lavorativa (cfr. tavola1). Un gruppo particolarmente vulnerabile è costituito dai disoccupati: nel 2015 quasi la metà (47,5%) dei disoccupati nell'UE-28 era esposta al rischio di povertà, con il tasso di gran lunga più elevato in Germania (69,1%),[dato a suo modo , anche sorprendente] mentre in altri sette Stati membri dell'UE (i tre Stati baltici, Bulgaria, Ungheria, Romania e Malta) era a rischio di povertà almeno la metà dei disoccupati.”

Stiamo sin qui parlando di dati “consolidati” al 2015 ma si arriva, attraversando la crisi di questi anni al dato del 2017 che ci rivela che è proprio l'Italia il Paese europeo in cui vivono più poveri.

Ed esattamente 10.500.000 (10,5 milioni), su un totale a livello Ue di 75 milioni di cittadini in difficoltà.

POVERI REALI che hanno difficoltà a fare un pasto proteico ogni due giorni, sostenere spese impreviste, riscaldare a sufficienza la casa, pagare in tempo l'affitto e comprarsi un paio di scarpe per stagione o abiti decorosi. Per non parlare di facezie superflue come i denti, le cure fisioterapiche o, persino peggio, la sanità generale che diventano per molti miraggi assoluti.

Gli italiani in questa condizione rappresentano il 14% del totale europeo superando persino il tetto di 9,8 milioni di abitanti in difficoltà  della Romania che è circa nella stessa situazione.

Anche se in termini percentuali la Penisola è solo undicesima tra i 28 Stati membri con un 17,2% di indigenti sul totale.

A rendere ufficiale la classifica è stata l’Eurostat, secondo cui dietro Roma e Bucarest c’è Parigi: i francesi in stato di deprivazione sociale sono 8,4 milioni. Il poco invidiabile primato non stupisce se si pensa che, stando ai dati Istat, negli ultimi 10 anni i “poveri assoluti” , cioè chi non è in grado di accedere neanche ai servizi essenziali in Italia sono  triplicati.

Nel 2006 erano 1.660.000 ( 1,66 milioni), l’anno scorso l’istituto di statistica ne ha contati 4.700.000 (4,7 milioni) Tra cui 1,3 milioni di bambini.

Questi dati ci consegnano una realtà molto diversa dalle statistiche mondiali in un paese che, in linea sempre più teorica, dovrebbe appartenere al “primissimo mondo”, annoverandosi fra i fondatori dell'Unione Europea ed in stretta alleanza (quasi una sudditanza) con i giganti finanziari a capitalismo avanzato del pianeta.

Dati che dovrebbero far riflettere, non solo un socialista, sulla realtà di un capitalismo sempre più egoista ed arroccato, parassitario e separato, familistico ed arretrato, persino su un quadro mondiale più vasto, se non fosse che proprio la globalizzazione ci consegna un dato di uniformità, un comportamento generalizzato, pur con eccezioni in alcune roccaforti, che però vanno via via uniformandosi al peggio.

Il capitalismo mondiale spinge il mondo verso questo modello Medioevale, anche se tecnologizzato..

Un gruppo di super-abbienti sempre più ristretto, un secondo gruppo più ampio e comodamente foraggiato di “supporto e servizio” convinto di una utopistica ed irreale possibilità di promozione a fare da cuscinetto e gruppo di studio. La stanza della servitù privilegiata.

Una generalizzata semi-povertà con diritto di consumo più o meno ampio di prodotti di bassa qualità, a rischio costante di schiavitù o scomparsa (ed in questo vien da dire che Carletto aveva ragione).  

Un mondo cupo? Orwelliano?

Certamente molto diverso da quello che sogniamo per nostri figli. Eppure esso pare fondarsi sempre più sul consenso ed è questa l'ultima domanda che ci e vi consegniamo in questo articolo. PERCHÈ ?

Ultima modifica ilDomenica, 18 Marzo 2018 19:13
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