Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La povertà in Italia e l'impoverimento prossimo. Conclusioni

Povertà in Italia Povertà in Italia

di Giandiego Marigo

Parliamo , alla fine, del nostro paese. In questo viaggio “nella povertà” che ci ha tratteggiato un mondo molto diverso dal “Miglior Mondo Possibile” delle favole capitalistiche.

I dati Istat relativi alla povertà assoluta e relativa rimangono “tristemente” stabili nel confronto fra questi ultimi anni QUI, dopo l'impennata subita a causa della crisi.

Molto più preoccupante, è ormai dimostrato in questa nostra tesi, il dato della povertà relativa rispetto a quello della povertà assoluta, pur devastante.

L'Italia quindi è il paese con il maggior numero di poveri QUI ed anche in questo il dato, così come viene sottoposto è ampiamente interpretabile e fondamentalmente legato alla volontà di chi lo sta analizzando. Infatti è un dato assoluto e non percentuale, ma resta la sua “pesantezza” a gravare su questo nostro racconto.

Riportando pedissequamente il dato ISTAT rispetto alla povertà assoluta notiamo che:

L'incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3%, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l'incidenza di povertà assoluta si porta al 7,9% con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015 (quando era 7,6%). Nel 2016 l'incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell'ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016). L'incidenza della povertà assoluta aumenta al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell'anno precedente).”

Questo dato ci dimostra chiaramente chi siano i maggiori “sofferenti” di questa crisi epocale, così come la relativa stabilità del dato dimostra come le conseguenze della suddetta crisi siano “permanenti” e si stiano anzi consolidando nel tempo. Producendo un danno ed un arretramento tangibili. L'assenza , ad oggi, di un intervento reale, che non sia una forma di “controllo e manipolazione” a sfondo elettoralistico e formale. Spesso molto più dichiarato che reale.

Degno di menzione è il Focus congiunto presentato il 13 Marzo 2018 dal Censis e della Confcooperative QUI che ci consegna una prospettiva agghicciante e terzomondista, dimostrando come la tendenza alla “perdita” ed al “regresso” di una intera generazione non sia affatto né sanata ed ancor meno risolta o arginata dai provvedimenti “trasversali ed estremamente provvisori e raffazzonati” messi in campo negli ultimi anni. Dati credibili e seri, sebbene sottoposti da chi, alla fin della fiera accetta di far parte del “sistema” avocando il proprio ruolo di “contrapposizione” a quelle stesse inique leggi di mercato che sorreggono questo sistema. Accettandone , a tratti, nella logistica e nell'assistenza alla persona, per esempio, il ruolo di guardiani. D'essere, cioè, i primi artefici di quello stesso fenomeno che poi denunciano.

Il restringimento e l'annullamento dei diritti, non ha in predicato di fruttare alcun vantaggio in termini occupazionali anzi promette di allargare a dismisura la povertà relativa, privando di garanzie fondamentali anche il declino futuro degli anziani del prossimo secolo.

Si badi, e non è un dato trascurabile, che questo restringimento declino dei diritti e delle garanzie, pur presente in tutto quadro Primo-Mondista ed “Europeo” in particolare ha tempistiche e modalità molto differenti che puniscono gravemente alcuni paesi rispetto ad altri.

La promessa di 5.7 milioni di nuovi poveri (entro il 2050) fra la popolazione “giovane” di questo paese è un dato agghiacciante … e , mentre le sirene della xenofobia a sfondo fascistoide -nazionalistico ci narrano di pretese invasioni , nulla ci dicono sulle migrazione del nostro “sangue migliore” verso lidi in cui il liberismo folle di questi tempi agisca con maggiore lentezza e grazia.

Le proposte in campo per “arginare” il fenomeno, sino alla parodia di “Redditto di Cittadinanza” proposta dal nuovo qualunquismo centrista, passando per il “Reddito di Inclusione” del governo Gentiloni, non ci sembrano adatti a risolvere il problema. Non tenendo affatto conto della realtà, non contemplando affatto forme di redistribuzione del reddito, indispensabili, per riequilibrare e correggere una usurpazione ed un'affermazione d'assoluta prepotenza e prevaricazione insita nell'attuale sistema.

Prive come sono di un'analisi reale della realtà del Non -lavoro, lavoro negato e sostituito con le conseguenze dell'Industria 4.0, comodamente omessa, quasi nascosta mentre cresce e si afferma, dai “padroni del vapore”, che per contro remano, con relativa sicurezza, verso la loro “medioevale” visione di mondo.

Provvedimenti tampone a sfondo “italiota” impastoiati di retorica “nordista” prigionieri di luoghi comuni ed arbitrarie premesse, che nulla concedono alla strada più logica e reale del “Lavorare meno per lavorare tutti”. Che non contemplano l'ovvietà di una aristocrazia operaia anziana ed ancorata volente o nolente al proprio lavoro … o peggio estromessa , senza ricambio né garanzia, a fronte di un continuo allontanamento dell'età pensionabile.

Che non hanno nessuna attenzione al lavoro di cura, all'emergenza anziani, che negano nascondendola e fingendo normalità l'emergenza sanitaria presente nel paese, con la privatizzazione di ogni scomparto dell'assistenza e dei servizi alla persona.

Che delegano ai comuni il lavoro di cura e servizio, restringendo però la loro fonte di reddito, sino a negarla completamente con una centralizzazione , a tratti, crudele a danno evidente proprio dei “servizi alla persona” sempre più negati o privatizzati.

Tali provvedimenti così come il racconto sulle povertà, soprattutto in Italia, ci appaiono fortemente inquinati da una “Visione di Mondo” che afferma il dettato ultra-capitalista, una visione che pone al centro competitività ed astuzia, affermando il diritto dei pochi (i furbi , i forti, gli astuti , i ricchi) a discapito dei molti. Questa visione li permea rendendoli vacui e vani, persino in un'ottica liberale e pseudo cattolica che è quella del “sentire” condiviso e nutrito da questo sistema.

Questo nostro trattato sulle povertà non vuole essere risolutivo e definiamo “in divenire” le necessità pragmatiche ed urgenti, di transizione, ma una riflessione sul “Sistema” che produce ed ha prodotto nel tempo e sin dai secoli passati, solamente mostri ci appare doverosa e necessaria. Così, come a nostro umile ed inutile parere appare “limpida e lampante” la necessità di una trasformazione “Radicale e Profonda” sebbene “Pacifica e Graduale” del sistema iniquo che tali mostri ha prodotto e nutrito.

Il quadro è mondiale, al minimo Europeo e quindi sorge la necessità di una “rete” che travalichi i limiti nazionali nell'affrontare questo immane discorso, ma questo non può e non deve edulcorare la radicalità della proposta.

Per finire una menzione ci appare necessaria al “Solidarismo”, alla “Mutualità, all'Auto -organizzazione di ammortizzatori e di attività di condivisione e redistribuzione dal basso.

Esse stanno crescendo nel paese e nell'Europa intera , con particolare rilievo per quella mediterranea. Crescono e si consolidano anche da noi, in varie situazioni, con la preponderanza dell'area Lombarda e Campana, ma con una diffusione estremamente interessante in tutto il paese. Esse sono l'embrione dell' Area di Progresso e Civiltà prossima ventura.

Va detto che se il futuro di quest'Area in Italia deriva, a nostro parere, dall'esperienza della “Sinistra Europea”, a livello locale esso cresce proprio in queste attività solidali.

 

 

 

 

 

Ultima modifica ilGiovedì, 29 Marzo 2018 16:49
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