Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Caporalato In evidenza

di Giandiego Marigo

Questa rivista è per sua vocazione “Teorica” e quindi legata ad una riflessione di prospettiva. Quando nacque (allora non ero un ospite, ma parte del Think Tank) si discusse a lungo sulla sua natura, slegandola dalla cronaca, che pure ha la sua importanza, per dedicarla al pensiero ed all'analisi più “alta”. Parlando però di sociale non si può prescindere da un legame con l'attualità, che pure segna il passo di quello che poi la storia annoterà come “avvenimento”.

Partirò quindi da un'acquisizione relativamente recente, ma che ricopre una sua importanza. Parlando di caporalato non si può quindi evitare l'accenno alla notizia dello sfruttamento crudele e selvaggio dei raccoglitori del Bangladesh nel Comune di Paola (CS). Questi lavoratori erano obbligati a turni anche di 26 ore e dovevano mangiare a terra (contrariamente agli italiani cui veniva concesso a disposizione un tavolo). Tutto questo per la vertiginosa cifra di 1,50 € all'ora.

A questo si unisca un trattamento assolutamente disumano farcito d'insulti ed offese. Nel caso di Paola i carabinieri sono intervenuti a fermare il caso di sfruttamento palese, ma non sempre questo avviene. Anzi!

Resta il dato, dell'uso diffuso di tale comportamento, che risulta congenito, a vari livelli di gravità, all'agricoltura italiana, soprattutto. Un comportamento di lungo corso, che si confonde con le memorie mafiose e 'ndranghetiste, ma che non si può liquidare solamente relegandolo alla malavita. Esso ha legami con la scelta industriale della nostra agricoltura, con le esigenze di massimo profitto del sistema, con le scelte della grande distribuzione ed infine con la connivenza d'un sindacalismo tradunionista e complice sempre più attento alle esigenze dell'industria e del capitale e sempre meno a quelle dei lavoratori.

Questa rivista si era già, a suo tempo, occupata dell'argomento, ma le evidenze reiterate in questo periodo post-COVID, mi portano a riaffrontare l'argomento. I giornaloni sistemici e mainstream si erano, recentemente, riempiti dello sdegno per la mancata raccolta delle primizie, per le mancate semine di primavera, per la sofferenza di un comparto vitale per l'economia italiana e non solo per l'economia. È questa la soluzione?

Abbiamo un ministro, in questo, settore che si fregia d'essere un ex-leader sindacale che si occupava, appunto del caporalato. Che ha pianto lacrime a fiumi sulla mancanza di addetti al settore, ma il caporalato è intatto e continua imperterrito nei suoi vizi mostruosi, infarciti qua e là di un razzismo non modaiolo ma di sostanza. Su questo il ministro che fa … orecchie da mercante?

È opportuno constatare come, con diverse tonalità ovviamente, questo vizio formale dell'abuso di sfruttamento si stia riverberando ad ogni livello, motivato dalle conseguenze post-COVID, dalla scomparsa del lavoro, da una presunta e costante emergenzialità e crisi che consente al capitale di porre condizioni di lavoro sempre peggiori, onde garantirsi un considerevole aumento nell'appropriazione di plus-valore.

Nessuna forma del capitalismo, arretrata o avanzata, piccola o grande ed ancor meno quello delle multinazionali è disponibile a mettere in discussione il margine di profitto, anzi, preferisce, sempre intervenire sulle garanzie, sulle remunerazioni, sugli accantonamenti dei diritti ed in ultima analisi sui ricarichi dello Stato.

Tutto ma non sul profitto, i dividendi vanno garantiti, gli stipendi manageriali e le faraoniche liquidazioni devono, costantemente aumentare. Come gli stipendi dei politici, per altro.

È evidente l'esigenza di un cambio sostanziale di sistema, la direzione è opposta e differente da quella che abbiamo sin qui intrapreso. L'agricoltura deve cambiare, la distribuzione deve seguire questo cambiamento. È assolutamente possibile remunerare equamente, lavorare il giusto e controllare contemporaneamente i costi ed i prezzi, chi sostiene il contrario mente ed assume il calcolo del Massimo Profitto come integrato ed indispensabile all'equazione. Ragiona da capitalista, che sia Italiano, Tedesco, Australiano, Statunitense o Cinese.

Si è diffuso, recentemente, un sondaggio on line, che chiedeva se si fosse disposti a pagare di più frutta e verdura pur di garantire il guadagno ai lavoratori. NON É QUESTA LA STRADA. I prezzi vanno moderati, perché l'ultimo fruitore non sia colui che come sempre paga ogni azione di controllo.

Si deve intervenire sui margini di guadagno del capitale, esponenzialmente in salita, con un controllo costante e minuzioso e laddove serva con la statalizzazione. Parola che spaventa? Non vi stupite da sempre siamo contro le privatizzazioni e crediamo che il Controllo Democratico dal Basso possa garantire la qualità di qualsivoglia intervento dello Stato, ammesso, ovviamente, che esso venga operato e funzioni. Questo vale per ogni comparto, ma ha senso in agricoltura. La scelta industriale si è rivelata dannosa, deleteria, scarsamente compatibile, inquinante. L'intensivo, l'allevamento … tutto il comparto agricolo va controllato, disciplinato e diversificato. In questo senso svincolarsi dai laccioli europei che tanto hanno mortificato la nostra produzione agricola ci appare necessario, ma senza un controllo puntuale da parte dei lavoratori e dello stato tutto questo cadrebbe nel vuoto o peggio arretrerebbe verso il latifondismo e si ripresenterebbero, esattamente come avviene ora, i mostri di sempre.

Ultima modifica ilSabato, 27 Giugno 2020 08:57
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