Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Per una liberazione della transessualità dalle manipolazioni sessuofobiche

di Neviana Calzolari

In questo articolo cercherò di descrivere i processi che chiamo di manipolazione sessuofobica della transessualità, quindi evidenzierò alcuni dei tratti culturali dei soggetti politici e associativi che le attuano, e cosa possiamo intendere per liberazione da questi processi (e da questi soggetti).

Cosa è la manipolazione sessuofobica della transessualità

Scrivo questo articolo in un momento politico in cui si sta cercando di scrivere e approvare una legge detta di contrasto all'omotransfobia (che non so bene cosa voglia dire formulata così).

Il movimento LGBTQ arriva giustamente diviso al proprio interno essendo stato incapace negli ultimi anni di gestire divergenze profonde insorte tra Arcigay come capofamiglia con varie associazioni ancelle da un lato, e Arcilesbica dall'altro; divergenze createsi a partire da una indisponibilità femminista di AL a seguire l'agenda delle priorità stabilita patriarcalmente da Arcigay.

E l'associazionismo T, mentre papà e mamma litigano, dove si trova? In cameretta a giocare con playstation piene di tanti bei asterischi che simulano corpi veri, a sognare identità fluttuanti ed eteree come se non ci fosse più un corpo sessuato a cui ricondurle, tanto prima o poi qualche adulto continuerà a portare la pagnotta a casa, e se poi si prenderanno farmaci bloccanti la pubertà si potrà rimanere dei Peter Pan ancora per più tempo.

L'associazionismo T arriva a questa possibile scadenza legislativa con una assoluta irrilevanza politica e con una agenda appiattita su concetti, quale quello di identità di genere, che con la transessualità non hanno niente a che fare, e comunque con una agenda dettata in generale dalle altre associazioni centrate, o almeno così sembra, sull'orientamento sessuale.

Non avendo mai perseguito in realtà una propria autonomia politica, l'associazionismo T viene di volta in volta tirato per la giacchetta come possibile alleato da Arcigay o ferocemente criticato da AL e da tanti settori del femminismo come un nemico delle donne biologiche.

L'associazionismo transessuale ha raccolto quello che ha seminato: cioè niente.

In un precedente articolo menzionavo alcune delle ragioni di questo “suicidio” politico dell'associazionismo che riguarda le persone transessuali, e la loro mancanza di una rappresentanza politica degna di questo nome: in particolare la sovrapposizione confusiva tra sesso e genere.

In questo articolo approfondisco le motivazioni di ciò: esse sono, a mio avviso, riconducibili a una sessuofobia di fondo che pervade non solo il mondo della binarietà etero più ottusa, ma anche, purtroppo, gran parte delle persone che dovrebbero rappresentare chi è sessualmente deviante dalla norma biologica (in termini di identità) ed etero (come orientamento).

La sessuofobia è la paura di parlare di ciò che riguarda il sesso (sia come caratteristiche fisico-anatomiche, sia come attività relazionale tra esseri umani) chiamando le cose con il loro nome, vivendole per quello che sono e senza infilarci cose che sono altro da esso (come il genere).

Parlare del corpo, del sesso, senza infilarci sovrastrutture culturali come il genere, sarebbe una delle cose più rivoluzionarie che esisterebbero: si potrebbero fare e condividere, come esseri umani, esperienze autentiche che prescindono dal dover stare a menarsela all'infinito su questioni identitarie: i propri corpi sarebbero (metaforicamente) esposti nella loro forza, nella loro vulnerabilità, nella loro potenza, fragilità e parzialità senza la possibilità che siano occultati e mistificati da sovrastrutture di qualsiasi tipo: politiche, economiche, culturali e sociali.

Purtroppo tanti soggetti, praticamente tutti quelli che si occupano direttamente o indirettamente di transessualità, attuano quelli che io chiamo processi di manipolazione sessuofobica, tranne una (Arcilesbica) che ha avuto se non altro il coraggio di mettere al centro il tema del corpo di una donna: si badi bene che è stata questa centralità data al corpo che ha fatto scattare la caccia alle streghe nei confronti di AL, non tanto una successiva divergenza relativa a che cosa si debba intendere per corpo di una donna, dato che chi ha attaccato AL su queste posizioni non lo ha fatto sul terreno dei corpi e dei sessi concreti, ma appellandosi alla fantomatica identità di genere che, come venne fatto in quel famoso film in cui si vendeva al pubblico la fontana di Trevi, non si nega a nessuno, anzi, con poca spesa (una x nel quadratino giusto per i documenti) tanta resa...mica come quelle persone transessuali sfigate che sottopongono il proprio corpo e il proprio sesso a cambiamenti ormonali e chirurgici: perché ai loro occhi fare fatica quando si può  cambiarlo con una semplice e innocua autodichiarazione?

Le manipolazioni sessuofobiche sono depistaggi da ciò che succede veramente ai corpi e ai sessi degli esseri umani, e a quelli transessuali in particolare.

Non si può pertanto dire senza venire attaccati, persino dalle associazioni T, che le persone transessuali non hanno niente a che fare con la cultura queer dell'autodichiarazione della propria identità, perché i nostri corpi hanno una loro specificità unica e irriducibile rispetto a chi il proprio corpo e sesso lo lascia bello intonso come alla nascita: queer compresi. No, i nostri corpi e sessi devono finire centrifugati e serviti dentro a una macedonia contenente milioni di cose diverse; e poi ci sono le femministe che hanno il terrore anche solo di immaginare come può essere il corpo di una transessuale: “ommioddio, signora mia...” e quei gay con una mentalità da papponi protettivi che è meglio lasciar perdere...

Nessuno dei soggetti che promuovono queste manipolazioni ha veramente il coraggio di fare i conti con i nostri corpi, i nostri sessi, anzi, essi sollevano ad arte dei polveroni ideologici potendo così sviare l'attenzione dai nostri corpi osceni e perturbanti.

Alcuni dei soggetti che promuovono queste manipolazioni

Sono soggetti sia interni sia esterni al movimento LGBTQ, mossi nel far questo dal perseguimento di loro interessi o, come penso per l'associazionismo T, dall'incapacità di fare un salto di qualità nelle proprie rivendicazioni.

I soggetti politici e associativi portatori di una cultura patriarcale e misogina hanno evidentemente un interesse a non far vedere che il re è nudo, in quanto ciò non è certo di per sé una dimostrazione di maggiore forza e potere rispetto alle donne, le quali potrebbero esibire dal canto loro una regina nuda senza tanti complessi di inferiorità, anzi...Proviamo a immaginarci fianco a fianco il corpo di un uomo e di una donna nudi, e pensiamo a come, attraverso gli stereotipi di genere, si siano sviluppate e legittimate differenze di potere politico, economico, sociale abissali, di certo non giustificate dal  corpo e dal sesso, a favore degli uomini.

E il corpo di una persona transessuale, indipendentemente dal fatto che abbia cambiato in tutto o in parte le sue caratteristiche sessuali secondarie? Basterebbe immaginarselo senza avere pregiudizi trogloditi per cercare di apprezzarne la bellezza particolare che la persona ha comunque cercato di costruire; bellezza che si può mettere sullo stesso piano di quella di uomini e donne che hanno invece lasciato tutto come era alla nascita. Ma per fare ciò non bisogna avere paura di esporsi mentalmente (prima ancora che fisicamente) al confronto con un corpo e un sesso altro da sé.

Le forze politiche e sociali apertamente reazionarie ovviamente non lo vogliono fare: per loro rimarremo sempre dei mostri funzionali al loro auto-rassicurarsi che in essi non c'è niente che non va.

Ma non è che va meglio con i soggetti che si dicono inclusivi a partire dal genere: a questi soggetti che si autoproclamano progressisti non interessa centrare l'attenzione sui corpi e sui sessi, quanto invece prefigurare l'avvento di una umanità utopica nella quale si potrà essere quello che si vuole con un colpo di bacchetta magica e di una crocetta sui documenti, e vissero tutti felici e contenti. E purtroppo l'associazionismo T, piuttosto che affrontare i veri problemi delle persone transessuali, che sono centrati sul fatto di avere una nostra corporeità e sessualità che sono davvero soltanto nostri e di cui dobbiamo prenderci cura, preferisce perdersi in questi sogni infantili di assimilazione in una unica Totalità indifferenziata anziché pervenire a uno stato di elaborazione adulta delle nostre rivendicazioni e condizioni specifiche.

La sessuofobia è altresì presente in settori del mondo femminista che glissano dal sesso per perdersi nel genere, così come anche, all'opposto, dal rifiuto a priori di confrontarsi con una fisicità e sessualità che non sono del tutto riconducibili a quelle delle donne biologiche, ma che non possono nemmeno essere etichettate in modo stereotipato come completamente altre da sé: vale a dire che hanno paura di ciò che può unire ed essere simile a livello fisico e sessuale tra donne biologiche e transessuali.

Il transfemminismo è stata la risposta sbagliata a un problema sessuofobico vero che è presente in una parte del mondo femminista.

Liberarsi da queste manipolazioni

La transessualità è una faccenda estremamente seria, potenzialmente dannosa se non si hanno sufficienti strumenti personali oltreché sociali per gestirla; può dare benessere solo se si sa come padroneggiarla e se la si vuole veramente come condizione fisica e sessuale, e pertanto penso che per liberarci da chi ci tira dentro queste manipolazioni occorra che cresca innanzitutto nelle persone transessuali stesse la consapevolezza della complessità della propria condizione; complessità che dobbiamo essere in grado di arrivare a padroneggiare per conto nostro senza dipendere da associazioni che dicono di essere  lì a rappresentarci.

Dobbiamo arrivare a confrontarci tra di noi nel quotidiano senza alimentare culture della sfiga e dell'autocommiserazione, ma incoraggiandoci invece nella nostra capacità di essere responsabili con dignità: bisogna smettere di essere complici di quelle persone transessuali che vediamo benissimo che fanno errori madornali nella gestione della propria condizione, e piuttosto sosteniamole anche con un atteggiamento critico quando occorre.

Dobbiamo eliminare quell'atteggiamento che porta tante persone T a rifugiarsi in un proprio ghetto quando inevitabilmente svanisce il sogno di un'assimilazione completa nel proprio sesso di elezione.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che la transessualità è una scelta che andrebbe fatta quando si ha la maggiore età, quando non si deve più rendere conto a nessuno di quello che si sceglie, e dopo che il proprio corpo e il proprio sesso di nascita si sono sviluppati: solo così possiamo avere la certezza che la transessualità non nasce da spinte che riguardano fantasie sull'identità di genere.

Voi vedete in giro qualcuno o qualcuna dell'associazionismo T che ha il coraggio di dire queste cose? Io no; persone ce ne sono ma, non casualmente, sono fuori dall'associazionismo, il che mi porta a pensare che sarebbe più importante la presenza qualificata di persone T dentro a partiti politici che non il rimanere su una dimensione, quale quella dell'associazionismo, comunque bisognosa della permanenza della visibilità delle sfighe che dice di rappresentare per legittimarsi nella propria esistenza.

Ultima modifica ilSabato, 27 Giugno 2020 09:14
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