Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Fuori la Nato dall'Italia, fuori l'Italia dalla Nato

Pace. Fuori dalla Nato Pace. Fuori dalla Nato

di Giandiego Marigo

Un breve, brevissimo excursus nell'attualità, giusto per ribadire una vocazione, che tutto sommato motiva ed è “fondamento” del nostro “essere”.

Lo slogan, perchè questo era, che ho usato come titolo di questo breve articolo è “rimembranza” del passato, ma diviene messaggio genetico per un socialista che rispetti sé stesso. Da sempre solo parzialmente condiviso in quella che chiamammo “sinistra”. Già negli anni , cosiddetti, di piombo esso fu causa di contraddizioni e polemiche con un PCI che si avventurava sempre più su posizioni atlantiste e con i suoi supporters di ieri e di oggi che lo seguivano nella contraddizione. Eppure è caratterizzante e , tutto sommato nemmeno così velleitario. Anzi!

Sono stati molti, in questi ultimi anni che ci accompagnano dalla fine della seconda guerra mondiale e dallo sciagurato Patto di Yalta, gli accadimenti e le occasioni in cui il nostro paese è stato “costretto” da questa alleanza alla partecipazione a misfatti ed a prevaricazioni, su scala mondiale e locale, internazionale e nazionale, quando non addirittura a veri e propri atti di guerra. Siamo, praticamente una base aerea per conto terzi ed un deposito di testate nucleari, una colonia ed una caserma a cielo aperto.

Questa sudditanza, questa colonizzazione moderna, questo partenariato forzato ci costringe a spese folli, inutili e che non aderiscono, fra l'altro, al nostro dettato costituzionale quali, ed è solo un esempio recente, gli F35 lo strumento da guerra più inutile e fallace della storia contemporanea. Spese che potrebbero essere in altro modo indirizzate e contribuire ad una ridistribuzione e riequilibrio ad una lotta alla povertà sempre più urgente nel nostro paese e nel mondo.

Un peso notevolissimo e devastante quello della struttura militare nazionale e soprattutto quello di servizio per la NATO.

Alleanza che ci costringe a vicinanze sgradevoli e nefande come quella con il dittatore Erdogan e la Turchia, che ci pone dalla parte degli oppressori e dei massacratori dei popoli Palestinesi, Libici, Syriani e Curdi, centroamericani, africani, tanto per elencare le ultime “azioni di polizia” in chiave pro USA-ISRAELE degli ultimi tempi, per tacere il ruolo durante la guerra fredda e l'uso, metodico, della menzogna mediatico-propagandistica, per influenzare le opinioni dei popoli della struttura NATO medesima. I segreti, le ingerenze interne, i golpe telecomandati.

Una divisione interna a quella cosa che chiamammo Sinistra che permane ed ancora oggi ne influenza il contraddittorio doloroso fra le ceneri neo liberali e liberiste e la sua area socialista e sociale; sino a portarla ad essere guardiania (appunto nell'area liberal-liberista) più o meno consapevole, del pensiero atlantista medesimo.

Quante azioni dei Servizi, che hanno fortissimamente influenzato e deviato il percorso democratico cel nostro paese sono state motivate e giustificate in chiave NATO?

Si dirà a questo punto che questa , pur breve dissertazione, non c'entri con il sociale, che è vocazione di questo settore della nostra rivista; ma anche in questo ci sia permesso dissentire. L'enorme mostruosa quantità di danaro che ci costa questa appartenenza (55 milioni al giorno per 20 miliardi all'anno) e che viene ritenuta bassa dal guerrafondaio Trump che chiede molto di più, per il dubbio onore di esserci; potrebbe trovare miglior uso ed essere , assolutamente, più utile al paese ed al suo popolo.

Il presidente Trump, quello stesso che minaccia la Russia ed il mondo con una guerra prossima e ventura nel suo giochino macho-fascista a chi ce l'ha più lungo e tosto con il suo contraltare Putin. Sostiene che l'Italia oboli troppo poco dedicando, udite, udite, solo poco più dell'1% del suo PIL all'Arte della Guerra … armatevi! Togliete il pane ai vostri popoli se necessario, ma armatevi, questo il suo slogan sin dal primissimo momento del suo insediamento e meno male che la guerrafondaia era la Clinton.

Quindi ancora oggi le ragioni che motivano questo slogan sono ottime ed appartengono alla vocazione sociale di quella che chiamammo sinistra ed alle ragioni fondamentali del pacifismo oltre a raccogliere il senso dell'art 11 della nostra costituzione che recita:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo“. Qui è la nostra Costituzione che parla, non un gruppo di socialisti avvelenati e radicali.

Diciamocelo, quindi, forse aver messo nel cassetto slogan forti e radicali come questo è parte della nostra debacle culturale, di un accomodamento alla comprensione del volgo, che ha sortito esattamente l'effetto contrario, cioà quello di non essere capiti dal popolo. I linguaggi devono essere chiari per essere compresi, ma non è necessario che siano rinunciatari o che avochino ad una premessa fondamentale. Questo slogan è, in sé di difficile attuazione, ma è validissimo e caratterizzante ed ad umilissimo ed inutile parere del vostro scrivano in questione Fondamentale.

Dove si trovano i soldi” è una delle domande più ripetute dal liberismo modaiolo ad ogni proposta ridistributiva o di ausilio alla povertà, ad ogni idea che comprenda in sé un intervento diretto dello Stato e della sua struttura portante e localizzata nella Cosa Pubblica. Uno dei luoghi in cui trovarli è proprio questo, nello stanzino delle armi degli Artisti dell Guerra, in questo folle demenziale dispendio dedicato ad una alleanza che stringe il mondo in un modello capitalistico e folle dove le Major delle armi determinano il corso stesso della storia. Non diciamo nulla di assurdo affermandolo, perchè l'evidenza e sotto ai nostri occhi.

Per finire questo viaggio nelle motivazioni di un vecchio slogan chi scrive deriva dalla sinistra rivoluzionaria, prima e dal pensiero radical-socialista e quindi dal pacifismo più integralista ed anti-militarista e giustifica il fatto di aver interrotto, solo per questa occasione, la sua esposizione sul sociale (che riprenderà dal prossimo articolo affrontando nuovamente le tematiche del mutualismo) per inoltrarsi un argomento che ritiene, comunque, fondamento e premessa del Pensiero Socialista Moderno (come detto nell'apertura dell'articolo) e che diviene , anzi, uno dei punti più qualificanti di qualsiasi piattaforma ed elenco di punti si possa porre in proposta.

 

 

 

Ultima modifica ilMartedì, 17 Aprile 2018 18:02
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