Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Della solidarietà e del mutualismo come campo dell'azione pratica

Solidarietà e mutualismo Solidarietà e mutualismo

di Giandiego Marigo

Esiste, per salvare i fondamenti e le ceneri fredde di quella che chiamammo sinistra, una sensibilità sociale diffusa. Una memoria “sociale” (anche se in molti casi più dichiarata che reale) che ancora funziona, a suo modo. Una sorta di vocazione, mantenuta viva da pochi certo, ma molto convinti e tenaci elementi.

Un'area solidaristica e mutuale che lavora costantemente e che ha continuato a farlo negli anni, va riconosciuto, unica che comprenda l'importanza di radici salde e profonde nella realtà sociale del paese. Tale “sensibilità” è spesso di gruppo, riguarda cioè aggregazioni residuali di quel movimento ampio e culturalmente attivo che caratterizzò gli anni 70/80(9, dalle esperienze di Centri Sociali, dei gruppi di solidarietà attiva e di Mutuo soccorso ed in ultima analisi da quel bagaglio esperienziale che deriva dal movimento cooperativo ed auto-difensivo; di cui abbiamo parlato nell'articolo precedente. Sconnesso, scollegato, spesso ghettizzato ma presente e, tendenzialmente, attivo e propositivo, quantomeno sul piano nazionale, diviene campo d'azione privilegiato, anche per specifiche e dolorose esigenze sul piano europeo. Motivato da una crisi sempre presente, nonostante gli sprazzi di luce a fondo tunnel promessi in varie lingue e sotto svariate bandiere (tutte liberiste e strutturalmente dedite alla privatizzazione, per altro) ma mai realizzatesi se non sotto forma di patetici rimbalzi a fondo corsa, spacciati per riprese e luci d'illuminazione a fondo tunnel.

Questa sensibilità deriva dalla storia, dalla tradizione sociale di tali movimenti, ma oggi e sempre più anche da un'analisi reale delle condizioni dell'area di riferimento sociale che chiameremo per sintesi e comodità “popolare e proletaria”. Sebbene entrambi questi termini cerchino nuova definizione. Dove il concetto di proletariato non va inteso dogmaticamente ma adeguandolo alla fase storica ed alle situazioni diversificate e specifiche. Dove la “proprietà delle proprie braccia e della prole” diviene, in molti casi, capacità bassa di consumo e limitazione di fascia di utenza della qualità.

Vi è infatti differenza, per esempio, fra un ultimo migrante ed un ultimo residente, fra povero in senso occidentale oppure assoluto; e sebbene la globalizzazione tenda ad uniformare non possono essere genericamente e facilmente definiti. Non usando parametri d'analisi tradizionale (di questa difficoltà l'elite fa pretesto per definire il proletariato una classe inesistente e la sua definizione frutto di un'analisi obsoleta)

La povertà , i bisogni si manifestano a livelli ed in modi differenti, con apparenze e distrazioni, con carenze che non riguardano solo il pane, ma che investono l'accesso ai servizi alla persona e/o secondari, alla sanità, all'emergenza, al lavoro, a tutte quelle cure fondamentali che oggi divengono “facoltative” ed estremamente costose (dentista, fisioterapista, oculista, diabetologo. Allergologo, dietista), sia per l'accesso che per la gestione delle possibili conseguenze ... la povertà risulta quindi stratificata a vari livelli e raggiunge aree impensabili ed impreviste.

Non ci piace, pur essendo chiara, la definizione di ultimi, troppo sommaria, essa rischia di divenire pietistica ed assistenziale ed il mutualismo non è solamente quello, anche se l'ausilio agli ultimi fa parte delle sue vocazioni principali.

Un'altra fonte di ispirazione ci deriva dalle esperienze europee; Spagnola, Greca, Portoghese in particolare, dove il mutualismo e la rete sociale divengono ossatura e supporto di un ampio movimento di resistenza alla globalizzazione ed al liberismo, alla politica dei sacrifici e dell'austerità marcata Europa delle Banche e “ragioneria nazista”.

La situazione sia Greca che Spagnola sarebbe stata molto più grave se non fosse esistita questa rete di solidarietà. Essa non ha potuto arginare il disastro, anche per l'assenza di un reale “collegamento politico internazionale”, che va assolutamente pensato, ma è la ragione per cui le esperienze di “popolarità sociale e progressista” in queste situazioni tengono, arginando per ora la recrudescenza aggressiva e deleteria delle destre estremistiche. QUI e QUI

In Italia , esiste, dicevamo questa sensibilità, a volte formale, ma spesso derivata da pratiche virtuose anche molto importanti. Portate avanti, va detto, dai gruppi e dai partiti che fanno capo alla “Sinistra Europea”, In Campania con i centri sociali ed Je So' Pazzo, in Lombardia dalla bassa lodigiana al bergasmasco con l'esperienza dei G.A.P (gruppi di acquisto Popolare) e della rete R.@.P (rete di auto-organizzazione Popolare), ma non solo e non solamente lì. L'Emilia, Le Marche, L'Abruzzo … il Lazio e Roma nonostante la sig.ra Raggi.

In tutto il paese quella che chiamammo “sinistra radicale” si pone la domanda sul suo ruolo e sulla sua funzione e comprende che il suo radicamento e la sua possibilità stessa di esistenza e resistenza passano da qui.

Non basta però è un embrione, la nascita di un'idea e di una pratica, la comprensione iniziale che il radicamento passa dalle pratiche realmente virtuose e dalla creazione di ambiti di contro-potere. Il passo successivo è proprio questo il contro-potere, la creazione di ambiti di mercato fuori mercato, che non rispettino i criteri e leggi del mercato capitalistico , ma pongano nuovi sistemi a fondamento di una transizione reale.

In questo ambito si costruiscono e crescono, nuove relazioni, nuovi comportamenti, nuovi rapporti di non potere. In questo ambito si scambiano esperienze, spiritualità e bisogni, non solo merci o cibo. In questo ambito cresce una cultura altra e non competitiva, ma circolare, orizzontale e fondata sull'empatia, sulla condivisione e sulla compassione. Non è poco è può essere tutto. In questo ambito, per esempio Podemos decide di riversare parte degli stipendi dei suoi parlamentari, non già a nutrire piccoli capitalisti in erba o ad implementare strane e fumose associazioni imprenditoriali, ma a “nutrire, aiutare e sviluppare” le possibilità degli ultimi. Su questo Syriza fonda il proprio successo “nonostante tutto”, “nonostante il dictat e l'oppressione europee e gli errori di Tsipras”. Su questo radicamento e diffusione di socialità e solidarietà. Sul suo portato filosofico e spirituale, posto a fondamento di una azione politica, non solo, ma anche ed , a tratti, soprattutto.

Fondamentale quest'esperienza anche nel recupero del senso profondo ed originale del movimento cooperativo, che oggi soffre deformazioni mostruose, proprio per aver perso la direzione ed i motivi originali sull'altare di un mercato liberalizzato, globale e capitalistico che ne ha inquinato profondamente il percorso.

Grazie anche e soprattutto ad una degenerazione affaristica e “di potere” di molte aree “cattoliche” (C.L. Compagnia delle Opere) o pseudo democratiche (Coop, Cooperative agricole e di servizi rosse, Conad, coop-edilizie) oppure all'ingerenza ed al “doppio forno e binario” di alcune sigle sindacali che hanno accettato di giustificare l'ingiustificabile, per esempio La CISL con la Logistica avanzata (DHL, UPS, GLS ecc ecc ) o addirittura della cooperazione di pretesto (le coop di fornitura lavoro, alcune di quelle sociali, quelle inventate dal padronato stesso per terzializzare ed esternalizzare, molte coop. logistiche). Il recupero della credibilità della cooperazione è un'impresa improba, ma necessaria, fondamentale, così come la pulizia del settore che cova in sé mostruosità assolute e diviene primo artefice della lesione totale dei diritti.

Ultima modifica ilGiovedì, 03 Maggio 2018 18:57
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