Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Anche a Roma si festeggia la vittoria del MAS IPSP in Bolivia

di Maddalena Celano

Con il trionfo, nelle Elezioni Generali Boliviane, del 18 ottobre 2020, del partito MAS IPSP, diversi cittadini boliviani, ecuadoriani, peruviani e venezuelani, residenti in Italia, hanno festeggiato insieme il ripristino della democrazia in Bolivia.

Un gruppo di boliviani patriottici, appartenenti al MAS IPSP, in coordinamento con il Partito della Rifondazione Comunista, hanno convocato un “Atto civico, patriottico e culturale per il recupero della democrazia” aperto a tutti i latino americani “progressisti” ed alle forze progressiste italiane.

Si sono riuniti questo sabato, 24 ottobre 2020, in via Benedetto Bordoni, 50, tra discorsi patriottici, balli, canti e piatti etnici.

Non sono mancate le varie wiphala, esposte nel locale, e i costumi tradizionali nativi.

Con voto alla mano e maschera sul viso, è così che i boliviani sono tornati alle urne, un anno dopo, disposti a evitare due focolai:

Quello del COVID-19, che è stato ben visibile in Bolivia nei mesi precedenti, e quello delle violenze che imperversavano ferocemente durante la crisi dello scorso anno.

Nonostante il nuovo coronavirus sia ancora latente in territorio boliviano, i suoi cittadini, i primi in Sud America a indire elezioni nazionali in tempo di pandemia, sono rimasti fedeli all'appuntamento con il voto, che è stato rinviato almeno due volte, si dice “a causa dell'emergenza sanitaria”.

Queste elezioni sono state storiche, non solo per la pandemia, ma anche perché sono le prime, in 18 anni, a non avere come candidato presidente Evo Morales, che si trova in esilio in Argentina, dopo il golpe di un anno fa.

Con una svolta sorprendente, gli elettori boliviani hanno restituito il potere al partito dell'ex presidente Evo Morales, un anno dopo il suo esilio.

Un anno dopo che una contestata elezione ha fatto precipitare la Bolivia in una profonda incertezza politica e sociale, la clamorosa vittoria di Luis Arce ha riportato al potere il Movimento al Socialismo (MAS) e ha assicurato il ritorno a un governo guidato da un'indiscutibile sostegno della maggioranza. Sono giunti messaggi di congratulazioni da uno spettro politico intensamente diviso, compresi quelli della golpista Jeanine Áñez e Carlos Mesa.

Il merito della trasparenza delle elezioni va ai suoi organizzatori. Ma il risultato è stato un esplicito rifiuto della golpista Áñez, accusata dai suoi oppositori di aver consentito, per vendetta, la creazione di uno stato espressamente razzista, composto prevalentemente da gente con pelle bianca e di estrema destra, di perseguitare i suoi oppositori e di disprezzare i popoli indigeni. 

Il MAS, invece, ha dimostrato di avere una base di sostegno forte e indipendente da Evo Morales, il suo leader, ex presidente della Bolivia tra il 2006 e il 2019. La vittoria preliminare di Arce con il 54% dei voti, così come la straordinaria affluenza alle urne, circa l'87% alle elezioni di questo 18 ottobre 2020, conferisce al nuovo governo il diritto di rivendicare un'indiscussa legittimità democratica. 

Tuttavia il paese resta polarizzato su temi quali il ruolo dello Stato e della religione nella vita pubblica, le politiche economiche e l'autonomia delle regioni a maggioranza non autoctona; quest'ultime hanno portato il paese sull'orlo del conflitto nel 2008. Le indagini giudiziarie sulle repressioni condotte dal governo golpista, all'indomani delle elezioni dello scorso anno, tra cui due massacri di manifestanti, potrebbero ulteriormente contrastare i leader dell'opposizione.

Mesa ha  annunciato  che guiderà l'opposizione e Arce può aspettarsi rivali più preparati e più efficaci delle minoranze che Morales ha affrontato in parlamento. 

Camacho, invece, non ha ancora “digerito” la sua sconfitta e ha criticato le autorità elettorali. 

Arce, nato in una famiglia borghese a La Paz, è un economista, con un master presso l'Università di Warwick. Come ministro dell'Economia, ha  attuato  la nazionalizzazione delle industrie degli idrocarburi, delle telecomunicazioni e del settore minerario in Bolivia, ma ha anche osservato un'ortodossia macroeconomica abbastanza rigida, con l'approvazione del settore privato.

Il suo partito, nel frattempo, continua a cercare una nuova vita e uno scopo senza Morales, che è da diversi mesi in esilio in Argentina. 

Il neoeletto governo in Bolivia conferma l'attrazione magnetica generata da un movimento di massa progressista, in un paese che ha sofferto alcune delle stratificazioni sociali più estreme dell'America Latina. 

Il risultato evidenzia anche la diversità ideologica e politica di una regione che ora ha governi di varie sfumature, dall'estrema sinistra all'estrema destra.  Insieme alla possibile guarigione delle ferite interne, il nuovo governo boliviano potrebbe anche unirsi al gruppo di governi di sinistra presenti nel continente: mano nella mano con Messico, Argentina, Nicaragua, Cuba e Venezuela.

Ultima modifica ilDomenica, 08 Novembre 2020 08:25
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