Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Non solo casa

Abitazioni Abitazioni

di Giandiego Marigo

Se , saltuariamente ci chiedessimo cosa significhi “abitare” e quale connessione questo verbo abbia con il “vivere e con l'essere felici”, ma soprattutto quanto esso s' intersechi, annodandosi con quelli che definiamo, pomposamente “Diritti Umani” … forse riusciremmo a vedere con maggiore chiarezza quanto questo sistema sia iniquo e lontano da qualsiasi ideale.

L' Articolo 22 della Carta dei Diritti Dell'Uomo recita:

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Mentre l'articolo 25 dice:

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Sebbene non vi sia sulla carta una voce specifica che parli di “tetto sopra la testa”, sembra però abbastanza chiaro che anche la cultura liberale definisca chiaramente un diritto universale all'abitare in modo socialmente consono ed utile, sottolineando inoltre il senso del vivere in comunità.

Si sono fatti questi due riferimenti per far comprendere come “a parole” si sia Disponibili ad ammettere il diritto dell'uomo ad una vivibilità dignitosa.

Nel mondo occidentale però ed in Europa esistono diverse modulazioni di questo diritto, che, per altro non è garantito e garantibile in tutto il pianeta. Nello specifico nell'area atlantica e primo-mondista esso si intreccia con il diritto alla proprietà. In Italia questo assume contorni grotteschi e viene assunto a pretesto per giustificare deformazioni culturali anche gravi e differenze sociali evidenti. Non a caso, per quanto riguarda l'oggetto Casa che di questo “concetto” è parte integrante nel nostro “mondo” viene ampiamente privilegiato il possesso e l'acquisizione del bene Casa come legittima proprietà. Un bene, quindi, una sorta di investimento. Tale fenomenologia ha prodotto un “businness” gigantesco legato al prestito di denaro ed alla sua resa. Famiglie indebitate e legate per la vita all'idea del “Mutuo” da ripagare. Una schiavitù sociale mascherata che “accompagna” di fatto all'accettazione della filosofia che sorregge questo sistema. Mentre il diritto si defila nascosto e celato dietro ad altri concetti quali la proprietà e l'accumulo dei beni. Ogni “pdrone di casa” si sente in dovere di difendere strenuamente il proprio sacrodanto diritto al possesso. Divenendo, di fatto, complice del sistema che lo implementa.

Anche il diritto alla proprietà è sancito dalla carta dei diritti umani ma il concetto di “proprietà privata” che lo sorregge è fortemente influenzato dal Sistema che condividiamo e le alternative possibili non vengono contemplate (troppo pericoloso ed alienante il farlo, secondo questo sistema). Resta il fatto che tale “componente” dei diritti dell'uomo acquisisce nella filosofia occidentale maggiore rilevanza del diritto medesimo preso nel suo complesso. Cioè il diritto al possesso diviene dovere senza alternativa e chi non può esercitarlo diviene un escluso ed un deviante.

I dati riguardanti la Questione Abitativa in Europa lo dimostrano QUI privilegiando in modo totalizzante la proprietà e realizzando , nei fatti, un “Controllo Bancario del Sistema” senza precedenti storici.

Il diritto all'abitazione ed alla vita, scompaiono dietro a quello alla proprietà, come dicevamo ed esso diventa misura d'ogni realizzazione sociale. Quel che si perde nella “rovina” è la casa, quel che misura il successo e la possibilità diuna giovane coppia è la casa. Intesa come proprietà a fondamento del futuro possibile.

È certamente vero ch'essa lo sia, cioè che dalla stabilità lavorativa, sociale ed abitativa derivi la serenità necessaria alla costruzione fattiva e positiva di una comunità e quindi al suo nucleo fondamentale che è la famiglia (in qualsiasi delle sue accezioni). Però questo postulato può essere definito in molti modi uno dei quali è nella disponibilità e nella facilità di accesso ad alloggi sociali a basso costo e comunque nella implementazione di comunità anche vaste e composite sul territorio e nei municipi, socialmente garantite. L'abbandono dello Stato verso i propri cittadini a favore delle privatizzazioni e del privato passa anche da qui. Nel silenzio relativo dell'area che dovrebbe rappresentare gli interessi dei deboli e che invece si inoltra negli interessi privati e nell'affermazione della priorità del proprietà sul diritto, sopracitata, organizzando una potentissima rete di Cooperative edilizie, attività preferita dei nuclei Locali dal PCI del compromesso storico in poi, passando per tutte le trasformazioni ed i cambi del colore delle casacche successivi. Sino ad oggi tempo in cui ci si ritrova intricate ed annodai in interessi che nulla hanno a che fare con i Bisogni … pur proseguendo nella farsa dei “sindacati inquilini” marcati triplice.

Da qui si inizia il nostro percorso nella “Socialità Abitativa” che non è solo casa, ma “diritto alla vita. Allo svago, alla gioia”. Che è facilitazione alla comunità ed alla partecipazione, che è progetto urbanistico ed organizzazione della Città o del paese. Che è Spritualità, Cultura, Servizi Sociali, Istruzione e Sanità e molto altro.

Ultima modifica ilGiovedì, 31 Maggio 2018 17:19
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