Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Una riflessione sull'utilità del Fronte Socialista

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di Giandiego Marigo

Convergenza Socialista ha lanciato un appello alla costituzione di un Fronte Socialista, questa perorazione ha molteplici ragioni, molte delle quali evidenti ed immediatamente comprensibili. Altre facenti parte di un percorso di analisi e crescita, altre ancora frutto dell'esperienza condivisa del Forum delle Forze Progressiste Europee.

Soprattutto però dalla necessità, oggettiva, di un campo, realmente alternativo, alla struttura sistemica del capitale globalizzato. Una risposta frammentata e sparsa risulterebbe velleitaria e perdente, così come una moderata e soft liberista, repubblicana e pseudo-democratica, nello stile cioè del blearismo dilagante in quella che chiamammo sinistra, anche e purtroppo, laddove non dovrebbe attecchire una soluzione di questa fatta.

Lo stimolo non viaggia, unicamente, in mondi teorici e rarefatti, non parte solo da profonde analisi di fase. Esso si verifica nella pratica quotidiana ed è costituito sulla misura dei bisogni reali di quella che chiamammo classe. Deriva da un'esperienza comune, unica in Europa, nel suo genere.

Il Capitalismo ha ottimamente appreso, anche perchè l'ha inventata, la lezione della globalizzazione, anche quando media, fingendo regressi localisti, anche quando sceglie di travestirsi, da becero nazionalismo di risulta e di ritorno. Quella stessa lezione che ci ha impartito esso l'ha metabolizzata, seguendo le linee della propria evoluzione interna ed avvalendosi della propria “proprietà della scienza e della cultura diffusa” ormai talmente evidente da essere innegabile.

Anche se la fase storica ci presenta la recrudescenza dei nazionalismi e la moda del momento si orienta al neonazismo patriottico 4.0, i mercati restano globali, la realtà delle Major e delle multinazionali è consolidata, quindi le scelte politiche restano espedienti, situazionismi di fase. Il potere sempre più palesemente esce dai parlamenti nazionali per concentrarsi in strutture privatische, assolutamente aliene da qualsivoglia forma di democrazia liberale, ma che scelgono, per ora, di mantenere la mascheratura da Democrazie Occidentali e Primomondiste.

La fine, quantomeno sul piano squisitamente nazionale, di qualsivoglia velleità di autarchia, la realtà delle delocalizzazioni o meglio di un comparto produttivo spalmato a livello mondiale. I monopoli di fatto che non potrebbero mai rinunciare alla “ampiezza” di un mercato mondiale, sono la migliore garanzia della continuità di una scelta mondialista operata a suo tempo dall'elite.

A questa realtà e sulla base delle esperienze “Grecia docet” il “socialismo” non può, in alcun modo e mai, avocare ad uno dei suoi principali stigmi: La scelta internazionalista. Non si può razionalmente pensare di opporre ad un potere mondializzato una resistenza locale. Essa verrebbe comunque e sempre isolata e rintuzzata, qualsiasi sia la portata, qualsiasi sia la “partecipazione”della popolazione locale … ed ancora “Grecia docet”. Non nell'occidente dei mercati globali palesi e teorizzati. Un inciso, se la Grecia avesse avuto un “appoggio” da parte di un “fronte mediterraneo” contro la tracotanza ragionieristico-bancaria dell'Europa Franco-germanica, forse la storia avrebbe avuto un corso differente. Certo con i se ed i ma non si costruisce nulla, ma gli esempi possono giovare anche quando siano ipotetici.

Questa premessa è d'ordine generale, certo e non entra nelle specificità sociali di questo comparto della Rivista, ma ci addentreremo anche in queste ultime. Abbiamo molto parlato di solidarietà, ma la stessa realtà dolorosamente immanente e causa di tanti scontri delle migranze ci pone di fronte all'esigenza assoluta di una visione ampia ed internazionale, quand'anche come nel nostro caso la scelta principale sia l'impegno territoriale ed il radicamento.

Solo una visione di quest'ampiezza garantirebbe la possibilità concreta di esistere e di essere “utili” e non puramente “testimoniali”.

Siamo, anche a livello sociale minuto, di fronte ad un abuso populistico senza precedenti. Esso si avvale di mezzi potenti, di tecnologie che non hanno riferimenti d'esperienza che permettano facili generalizzazioni. Esso si radica con la facilità dell'ipnosi collettiva e cavalca i media e il controllo mentale, la geo-ingegneria e le nuove tecnologie … esso si avvarrà presto della cibernetica e della robotica antropomorfa. Negare quest'evidenza mantenendo la testa girata verso il 900 ed il passato è la massima stoltezza che quella che chiamammo sinistra potrebbe compiere ( come se non ne avesse già combinate a sufficienza).

Quand'anche si parli di solidarietà, di auto-organizzazione di nuovo sindacalismo di base, della transizione al Socialismo. Quando anche si applichi al locale l'esperienza globale, quand'anche avvalendosi della esperienza preziosa del movimento No-global si agisca localmente pensando globalmente pur con una visione chiara. L'assenza di una specificazione “socialista” mantiene tutto il discorso nell'indeterminatezza. L'applicazione al locale di una visione globale è il “Fronte Socialista”, chiaramente e palesemente determinato verso la transizione al socialismo mediante l'uso delle delle riforme strutturali.

Non siamo usi all'assemblearismo d'eccesso, ci appare una soluzione di circostanza, leggermente opportunistica e comunque inquinata dal populismo così di moda, non prediligiamo i militanti del biglietto chilometrico, pur coscienti del fatto che la capacità di spostamento sia utile e fondamentale. Preferiamo il lavoro territoriale (spesso definito prioritario a parole, ma non nei fatti) e riteniamo che sia su quel piano che occorra la massima chiarezza e che sia lì che si debba ralizzare il Controllo Democratico dal Basso.

Non ci sembra utile, l'opportunismo locale che predilige l'elezione istituzionale, di cui per altro comprendiamo l'importanza, (costi quel che costi) alla pratica quotidiana della “Distanza dal PD e dal Blearismo neo linerista”. Per esempio, tanto per giocare all'attuazione degli slogan di facciata. Riteniamo che l'unità di una “sinistra” sempre meno chiara e sempre più presunta, si attui nelle pratiche ed anche a costo di rimanere fuori dalla “mensa comune”; lontano dalla greppia del Potere, perchè il rapporto che proponiamo è altro da questo potere. Utopistico? Velleitario? Minoritario? Può essere ma l'unità si fa sulle cose e non sulle confluenze assembleari, presunte per altro, che poi vedono sempre gli stessi eroi spostarsi qual è là per il paese.

Il Fronte Socialista è anche questo, chiarezza, definizione, dichiarazione di intenti. Distanza dalle scelte neo-liberiste più o meno mascherate. Rifiuto categorico di un obbligo formale e suicida ad un'alleanza forzata con il Blearismo e con il neo-liberismo soft. la definizione. la marcatura chiara di questo fronte. Altro, profondamente altro da qualsiasi velleità “repubblicano-liberale” anche ben mascherata da “fronte democratico”.

Il Fronte Socialista nasce da un'esperienza mondiale, il foro di San Paolo, il forum delle forze progressiste europee, esso non cala dall'alto, non già perchè sceglie un assemblearismo di circostanza ed on the road, ma perchè deriva dalla critica profonda e dall'esperienza della parte migliore del Socialismo mondiale, Non rinnegando il passato, ma non rimanendo prigioniera di antiche definizioni e cercandone di nuove. Attualizzando un messaggio ed una Mission. Perchè “diciamolo ancora e sempre” : l'unica vera alternativa al capitalismo elaborata sin'ora dall'umanità è il Socialismo.

Ultima modifica ilMartedì, 26 Giugno 2018 17:35
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