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Parliamo un poco anche dei motivi?

Pensiero, cultura, filosofia Pensiero, cultura, filosofia

di Giandiego Marigo

Continuo sul filo del discorso che ha caratterizzato il mio ultimo articolo, non già e non solo perchè sia importante, ma soprattutto perchè, senza un pensiero, una cultura, una filosofia: Senza un'idea ed una ideologia nulla si fa.

Ideologia! Termine criminalizzato, ingiustamente in realtà ha un significato molto nobile: “Il complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico”. Nulla, quindi, che non sia auspicabile in un mondo che rifugge l'idealità per farsi preda ambita del Mostro Pragma. Con questo articolo continuamo nel solco della “Festa per l'Ideologia Socialista” per i primi sei mesi di questa nostra rivista.

C'è una motivazione di fondo su cui si sorregge il Pensiero Terribile (del tutto e fondamentalmente ideologico e sorretto dagli interessi di una precisa classe) che sembra circondarci in questa fase storica. Non solo i corsi ed i ricorsi, che non bastano a giustificare, l'abisso nel quale sembra finire il pensiero diffuso di questo paese ed in fondo dell'Europa intera.

Se come in realtà è, dietro ad ogni azione, cosiddetta, politica c'è sempre un pensiero, come può essere avvenuto che la favola/mito della Cultura Condivisa, del livello “comune e dato per scontato” di civiltà raggiunto, si sianp così facilmente , ed in breve tempo, infranti?

Che quello che è stato il cavallo di battaglia della cosiddetta sinistra istituzionale e cioè: l'incontro nel cocosiddetto centro dei molti nel nome liberalismo democratico della pacificazione e della normalizzazione non ideologica si sia frantumato in farneticazioni razziste e rimembranze fascio-lego-nazisteggianti.

La supposizione del Piano Kalergi (forse persino presente in alcune farneticazioni elitarie ma reso complotto e reso oscuro dalla descrizione impolitica della dietrologia modaiola e Darkeggiante) e le conseguenti esasperazioni demenziali sulle sostituzioni etniche, non bastano a “definire” il campo dentro al quale questo “pensiero diffuso” si mantiene e si implementa.

Quale allora la motivazione che spinge persone , in fondo normali, ad una tale dose di Paura e di Odio da sradicarle dal pensiero precedente e dalle acquisizioni di anni ed anni di civiltà per riconsegnarle a vaneggiamenti sulla difesa dei confini ed a divagazioni pseudopatriottarde … per far loro subire in modo così massiccio il fascino marciscente dell'uomo solo al comando?

SI TRATTA IN REALTÀ PIÙ DI UN'ASSENZA CHE DI UNA PRESENZA!

Infatti è il pensiero d'alternativa, la visione e la descrizione di un mondo molto diverso da questo, la critica e messa in discussione delle premesse e dei postulati morali, filosofici ed etici che lo sorreggono che sembra mancare, avvolgersi su sé stessa cedere il passo alla normalizzazione del Pensiero Unico.

Abbiamo accettato come premessa , per esempio, il pensiero Platonico-Aristotelico quasi fosse merce pregiata, e dogma indiscutibile o comunque fondamento del cosiddetto “Pensiero comune dell'occidente” … esso premetteva e si muoveva sulla assoluta certezza dell'incapacità umana ad autogovernarsi e sull'esigenza assoluta che fossero i pochi, responsabili … i filosofi a detenere il potere, disdegnandone per altro i correttivi morali e le limitazioni alla ricchezza e tenendo solo “I Pochi al Potere, in quanto li suppone, per premessa, sapienti” … ed è solo un esempio del meccanismo delle premesse.

Un altro esempio? Nessuna resistenza reale è stata posta alla generalizzazione dell'idea dell'assoluta necessità al possesso dell'abitazione, producendo un paese di indebitati, ricattati, schiavi bancari inconsapevoli. Questo paese è posseduto, di fatto, dalle finanziarie, anche se tutti fingiamo di non vederlo.

Dove la visione alternativa, dove una proposta differentte dalla meritocrazia stratificante, al familismo dilagante, all'antica usanza della rccomandazione e della conoscenza pseudo amicale?

Dove la resistenza all'unico pensiero uniformante al modello culturale imposto da una scuola costruita e pensata per ripertuare questo modello. Dove l'alternatica orizzontale e condivisiva al modello competitivo e dicotomico che viene imposto da questo sistema e nutrito dalle sue manifestazioni culturali, sino dal suo pensiero spirituale?

Un Mondo nuovo, abbiamo persino individuato alcune origini scientifiche e storiche nel pensiero matriarcale e gilanico, abbiamo avuto giganti del pensiero che hanno prodotto visioni popolando il secolo passato e consegnandoci la base teorico pratica su cui abbiamo agito sin qui, ma l'Uomo Nuovo Gramsciano o meno che sia dove sarebbe?

Terzani disse che la prossima rivoluzione sarebbe stata spirituale … l'ho molto sperato, ma non l'ho vista, per omissione, noncuranza, permanenza anche nei rapporti fra noi delle stratificazioni competitive tanto care al potere in essere.

Certo non è l'unica delle ragioni per cui il buio è così buio, ma certamente la mancanza di vere fiaccole contribuisce, quantomeno rende vana e vuota la resistenza.

Si sono sentiti vaneggiamenti (perchè di quello si tratta) su resistenze e popoli in armi, qualche domanda … tanto per fare: popolo quale?

E lo spirito di sacrificio assoluto che contraddistinse i nostri padri fondatori dove sarebbe? La forza dei molti?

La classe di riferimento che oggi vota Lega o si rifugia nel qualunquismo pseudo moralista, con quella faremmo la rivoluzione?

A favore di chi, di cosa? Di un'Area di Progresso e civiltà inesistente allo stato o molto confusa e frammentata? Dell' Europa delle banche? Del ritorno al Renziamo o peggio al Montismo … davvero? Per una visione liberal democratica ormai completamente assorbita dal Liberismo?

Non credo che nulla di tutto questo abbia a che fare con il Socialismo, anzi, né ancor meno con un Mondo Nuovo e con l'uomo che lo popolerebbe. Il peccato peggiore dei politici, anche pseudo democratici, soprattutto pseudo democratici è l'omissione.

La perdita dei riferimenti, il compromesso ideale, morale con il sistema, ma esso non proviene dal nulla ma è sorretto dal vuoto di cui abbiamo parlato sin qui. Vuoto che non viene discusso, in realtà, nemmeno oggi pur essendo indispensabile e vitale farlo.

Omesso sull'altare dell'economicismo del nulla, per altro, mancando ormai quasi completamente la classe di riferimento, con richiami ad un passato pochissimo chiaro e spesso mitizzato … “si pensi per esempio alla favola del Berlinguerismo”.

Nostro compito riempire questo vuoto, assoluto e prioritario, ma complesso, proprio per l'articolazione e la necessità di profondità e di qualità della discussione …. chi potrà guidarla e sorreggerla se i cosiddetti intellettuali di pseudosinistra sono così fortemente affascinati dalle manifestazioni della ricchezza, dell'agio e di quella che chiamammo Borghesia?

Se i loro valori di fondo sono i medesimi di chi, teoricamente dovrebbero sostituire … se il desiderio immesso, artatamente e forzatamente nell'anima degli esseri umani è solo quello d'un compulsivo e sconsiderato consumo?

Ultima modifica ilDomenica, 16 Settembre 2018 15:58
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