Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Manicheismi o delle generalizzazioni facilitanti

di Giandiego Marigo

Essere contro questo governo, anche in modo radicale, non significa stare con l'Europa della finanza e con il portabandiera del liberismo nostrano cioè il PD, così come essere contro tale portabandiera e fortemente critici con L'Europa non significa essere con questo governo ed ancor meno essere sovranisti.

Le generalizzazioni le semplificazioni, figlie di questi nostri tempi, definiti moderni, ma in genere solamente manichei, stanno ammazzando la politic; quella alta, quella vera ed importante, salvifica. Questa sua morte, o agonia se preferite, corrisponde all'esaltazione del qualunquismo, del consumismo anche intellettuale, del dispotismo, del nazionalismo demenziale. Del modernismo becero e senza progresso spirituale.

Esiste una via realmente alternativa, che parta dalla messa in discussione di questo sistema? Che critichi il potere, che parli e veda un altro teatro, un'altra scenografia … un'altra storia? A mio umilissimo ed inutile parere sì ed essa passa dal Socialismo … pur non fermandosi lì e crescendo sino a divenire quell'altro mondo possibile di cui andiamo parlando da sin troppo tempo.

Il pragmatismo dell'azione momentanea, la differenziazione estrema del particolare secondario, teleguidata dai media, con l'esasperazione delle tematiche e la programmazione degli input crea confusione, sovrapposizione e l'acuta sensazione che le cose stiano costantemente e velocemente cambiando … ma non è così il potere resta fermo e lo è da secoli, pur mutando l'apparenza esteriore dei suoi rapporti.

.È riuscito a superare sé stesso stesso a passare dalle Città-Stato di Platone ai dubbi sulla monarchia di Aristotele, dall'affermazione dell'individuo Alessandro Magno sino ai giuristi romani, passando da Cicerone; è riuscito a fare incontrare Seneca e Paolo di Tarso … ha superato il Medio evo ed il Rinascimento il potere temporale della chiesa e l'era dei grando regni. Ha aggirato l'ostacolo del passaggio dalla Nobiltà alla Borghesia … passando addirittura dalla Rivoluzione Francese. Eppure è rimasto relativamente integro, nella teoria del diritto inalienabile del possesso e dell'affermazione della forza

Solo il Socialismo e l'Anarchismo, pur nei loro limiti 900centeschi d'attuazione lo hanno messo realmente in discussione, parlando e criticando appunto le grandi premesse: le leggi del possesso e della proprietà privata prenmettendo che essi sono sempre conseguenza di una appropriazione indebita e di un furto, comunque di un atto di pirateria e sfruttamento.

Oggi le domande che sottendono alla politica vengono, generalmente omesse, sublimate, sottintese … si celano le fonti, ammantandole di civismo e falsa partecipazione, di un assemblearismo, spesso, inesistente. Celandosi dietro ad un modernismo, che., in realtà, riprende spesso pensieri di fondo terribili e nefandi. Escogitando bipolarismi, tripolarismi ed equilibri più o meno precari prostituendo e piegando i concetti filosofici di eguaglianza , giustizia e diritto

Si omettono, per esempio, le cupe referenze … celandole dietro un antieuropeismo vuoto e tristemente nazionalista.

Nessuno qui difenderà quest'Europa bancaria e finanziaria, ma continuare questo gioco del dito e della Luna, attribuendo, per esempio, in modo apolitico e formale (quando non addirittura destrorso) la responsabilità di un fallimento sociale ad una divisa monetaria più o meno sovrana … e non ad una volontà politica sottesa, ad un sistema, ad una filosofia e a una visione.

Possiamo certamente, e lo facciamo, analizzare la contingenza, affrontare il localismo, il particolare, agire pragmaticamente. Possiamo fissare la nostra attenzione sulla questione minuta, sul batti e ribatti, ma i burattinai di questo spettacolo un poco triste e di certo prevaricatorio sono sempre e comunque ben nascosti dietro al palco, qualsiasi sia la commedia o la tragedia rappresentate. Fissare come si sta facendo la propria totale attenzione alla contingenza omettendo e dimenticando lo scenario ed il contesto generale, le condizioni sociali e politiche in cui il tutto avviene è alla fine, sempre e comunque fare il gioco del potere.

Omettere la radicalità , pensando che questo crei maggiore ascolto, omettere le ragioni pensando che esse spaventino è , alla fine un'azione suicida e pochissimo remunerativa.

Stringersi in alleanze , che si sostengono inevitabili, che sono diverse e lontane da quello che è realmente ha il sapore della disperazione. Oppure il perdersi per strade che si inoltrano in difese confinarie e socialismi nazionali è altrettanto deleterio e miope. D'altra parte rispondere ai populismi con caricature d'assemblearismo libertario, e richiami al Poter Pupular di Allende o allo stile del Podemos Spagnolo è , per quanto fascinoso, poco efficace in un contesto di Capitalismo avanzato e colonizzazione culturale diffusa com'è quello italico, dove Chiesa, Nato e Vizio d'italianità, Disabitudine alla partecipazione e, per contro, abitudine alla delega ed al rapporto clientelare, hanno minato le fondamenta dell'agire sociale, sino a rendere possibile la teorizzazione della democrazia liquido-informatica Casaleggiana, che ammantandasi di modernismo arriva a negare il potere dei parlamenti e della Presidenza della Repubblica … a proporre il danaro elettronico ed il controllo totale del Grande Fratello Informatico. Giustificando il tutto con con un esteriorità moraleggiante ed efficentista.

Tutto questo contesto è facilitato dalla bagarre mediatica e dalla generalizzazione del Bipolarismo che stringe le democrazia in una strettoia che nega la rappresentatività reale. Così come invece , per quanto riguarda l'AreA a cui ci rivolgiamo vale comunque il contesto delle generalizzazioni e delle scelte che si presumono obbligate figlie di una logica che restringe all'agone parlamentare ed alla rappresentatività nazionale il desiderata di quest'AreA, si badi non si nega l'importanza di questi aspetti, assolutamente ed anzi essi sono molto importanti, ma sono “CONSEGUENZA” dell'agire politico territoriale e non “PREMESSA”.

Per finire la scelta territoriale non è e deve essere la scelta di un localismo un poco becero e lontano da un'analisi alta, complessa ed articolata, tutt'altro è la preparazione di quadri politici anche molto sofisticati e preparati, ma a partire dalla realtà non già di una contingenza forzata ma dalla capacità di verificare le proprie premesse, tutte le proprie premesse, in un ambito fatto della realtà che si vive quotidianamente. Il famoso pensare globalmente per agire localmente. In ultima analisi l'uomo nuovo si trova iniziando dal basso, certo, agendo localmente, certo, iniziando dalle relazioni e dalla spiritualità senza dubbio, ma senza mai perdere il faro delle proprie motivazioni alte e della Filosofia e spiritualità che le sottende.

Ultima modifica ilDomenica, 28 Ottobre 2018 14:57
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