Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Demi-vierge

di Renato Gatti

Come professioniste consumate indossano vestiti inconsistenti, mediamente corti, che consentono affacci sull’intimità, e gestiscono gli incroci delle gambe in modo casuale ma casualmente perfetti per suscitare sussulti e consentire fotografie sublimi delle quali i giornali di gossip vanno pazzi.

L’Europa è come una demie-vierge, è e non è, vorrebbe essere una cosa ma nei fatti ne è un’altra, è un po’ dell’una e un po’ dell’altra e per questa ragione deve decidere cosa farà da grande, deve decidere chi e cosa essere dopo che il corona virus, essendo rientrato, ci pone scelte definitive.

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La crisi Coronavirus

di Renato Gatti

Scrive Gramsci commentando la crisi del ’29 (pagina 1756 nell’edizione Gerratana):”

“Si potrebbe allora dire, e questo sarebbe il più esatto, che la crisi non è altro che l’intensificazione quantitativa di certi elementi, non nuovi e originali, ma specialmente l’intensificazione di certi fenomeni, mentre altri che prima apparivano e operavano simultaneamente ai primi, immunizzandoli sono divenuti inoperosi o sono scomparsi del tutto. Insomma lo sviluppo del capitalismo è stato una continua crisi, se così si può dire, cioè un rapidissimo movimento di elementi che si equilibravano. Ad un certo punto, in questo movimento, alcuni elementi hanno preso il sopravvento, altri sono spariti o sono divenuti inetti nel quadro generale. Sono allora sopravvenuti avvenimenti ai quali si dà il nome specifico di crisi, che sono più gravi, meno gravi appunto secondo che elementi maggiori o minori di equilibrio si verificano”.

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Gramsci e l'economia

di Renato Gatti

Scrive Perry Anderson nelle sue “Considerations on western marxism” del 1976 che “il silenzio di Gramsci sui problemi dell’economia fu pressoché totale”.

In effetti negli scritti di Gramsci non ci sono testi squisitamente economici come siamo abituati a leggerli nei testi degli economisti, ma, al contrario, si trovano parecchi punti che affrontano tematiche di carattere economico da un livello più elevato, che non le formule ed i grafici, ma legati a questioni di ragionamento di classe e come fondamento per elaborare quel contenuto teorico da usare come base comune di una cultura del “blocco storico” che ricerchi spazi di egemonia.

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Il declino della classe media

di Renato Gatti

Nel Manifesto di Marx si legge che:  "Quelli che furono finora i piccoli ceti intermedi, i piccoli industriali, i negozianti e la gente che vive di piccola rendita, gli artigiani e gli agricoltori, tutte queste classi sprofondano nel proletariato, in parte perché il loro esiguo capitale non basta all'esercizio della grande industria e soccombe quindi nella concorrenza coi capitalisti più grandi, in parte perché le loro attitudini perdono il loro valore in confronto coi nuovi modi di produzione. Così il proletariato si recluta in tutte le classi della popolazione."

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Perchè i lavoratori votano a destra?

di Renato Gatti

I risultati elettorali, e ciò da parecchi anni, fanno registrare uno spostamento dei voti di quella che si definisce classe operaia, dalla sinistra prima ai 5stelle e poi alla Lega, o comunque verso l’astensione, anche se io credo che non sia vero che gli astenuti siano tutti di sinistra; ritengo invece che gli astenuti siano indifferenti alla chiamata alle urne in quanto sono indifferenti alla politica o quantomeno non trovino nell’offerta politica nessuna attrattiva o collimanza di interessi. O forse l’astensione elettorale è uno strumento mediante il quale la classe dominante opera in modo da mantenere la debolezza relativa dell’antagonista sollecitandone l’apatia.

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L'output gap

di Renato Gatti

Nel cinquantenario della disputa fra le due Cambridge

Il primitivismo di Salvini

Nel programma economico della Lega c’è l’utilizzo del parametro di Maastricht del 3% del PIL quale livello del disavanzo. Il 3% vale circa 50 miliardi, importo che Salvini indica come obiettivo per finanziare il suo programma fatto soprattutto di flat tax a favore di una vastissima area di artigiani, commercianti, minimi imprenditori, a favore cioè della sua massa elettorale bottegaia. Le conseguenze del suo progetto sarebbero disastrose ma non è di quelle che voglio parlare, ciò che voglio rimarcare è che il 3% è un parametro previsto dai trattati senza alcun fondamento scientifico, così come il 60% del ratio Debito/PIL, e non è un diritto incondizionato.

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Demografia e rivoluzione 4.0

di Renato Gatti

Premessa

Nei prossimi 40/50 anni, l’orizzonte cui confrontarsi per impostare fin da oggi la nostra azione politica, dovremo affrontare due grandi temi: quello climatico e quello demografico. Mi soffermo sul secondo tema in quanto mi sento più coinvolto ed attrezzato con la mia formazione culturale. Pare altamente probabile un aumento della popolazione africana tale da far parlare di “bomba demografica”, ciò ci pone come problema quello delle probabili emigrazioni di massa ma, più importante, quello di mettere in moto un processo di sviluppo del continente africano che non può non riportarci alla mente la proposta di Olof Palme.

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Per non tirare i remi in Barca, ricominciamo da 3

di Renato Gatti

Premessa

Nella recente tre giorni del Pd a Bologna, la seconda giornata è stata aperta da Fabrizio Barca che ha dato una sferzata con un intervento che, tra le altre cose tese a aiutare il partito a sfuggire al pericolo di una semplice gestione dell’esistente, ha proposto una iniziativa radicale. “Per rafforzare la protezione collettiva dei giovani, prima mossa: trasferire ad ogni ragazzo al compimento dei 18 anni, un’eredità pari a 15mila euro: un trasferimento universale, perché, per una volta, tutte e tutti siano sullo stesso piano e per accrescere la libertà di ogni giovane dalle pressioni famigliari; non condizionato, perché mira a responsabilizzare; accompagnata da un servizio abilitante, offerto attraverso la scuola e l’intera comunità sin dalla più giovane età, per riequilibrare le differenze di capacità nella futura decisione di impiego dell’eredità.

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