Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il socialista è sia riformatore che rivoluzionario

Riformatore e rivoluzionario Riformatore e rivoluzionario

di Manuel Santoro

Riforma e rivoluzione sono gli strumenti del partito per arrivare al socialismo

Dobbiamo chiarirci su alcuni termini da usare. Alcuni, leggendo gli editoriali, gli scritti che regolarmente vengono pubblicati su questa rivista, ritengono che parole come ‘proletariato' e ‘borghesia' siano ormai antiquati. Forse lo sono, ma lo sono in modo direttamente proporzionale alla sconfitta culturale del socialismo. Almeno sino ad oggi. Coloro che mi rimproverano l’uso di terminologia, per lor signori, antiquata forse hanno le stesse timidezze quando devono citare altre espressioni quali ‘lavoratori’, 'lotta di classe, 'coscienza di classe'.

Vorrei, quindi, fare chiarezza da subito e indicare quei termini che reputo attualissimi, anzi da recuperare. L’avversario politico è l’oppressore, il capitalista. Il capitalismo. Il nostro popolo di riferimento, invece, le classi sociali che difendiamo sono composte dagli oppressi, dai lavoratori salariati, da donne e uomini disoccupati, pensionati. Marx ed Engels dichiaravano che la storia di ogni società è storia di lotte di classe, una lotta tra uomo libero e schiavo, tra patrizio e plebeo. Una lotta tra oppressori e oppressi. I termini ‘oppressi' e ‘oppressori' non sono forse attualissimi? Certamente si e li adopereremo profusamente.

Tornando a noi. Nell’ultimo editoriale tornavamo sull’idea della riforma e della rivoluzione, non della riforma oppure della rivoluzione. Dicevamo che "riforma e rivoluzione sono degli strumenti per la realizzazione di un percorso politico. Essi sono opzioni, sono il mezzo. Non il fine". Il partito socialista deve avere a disposizione entrambi gli strumenti e usarli nel miglior modo tenendo conto della realtà politica e sociale nazionale ed internazionale. Così come l’approccio rivoluzionario non nega la riforma sociale, così l’avanzata riformatrice (non riformista) non nega l’atto rivoluzionario. Quando e come usarli dipenderà dalle condizioni al contorno. L’importante è rimanere focalizzati sull’obiettivo stategico, ovvero sul superamento netto del capitalismo e della sua ideologia.

La Russia di inizio Novecento era molto diversa dalla Germania nello stesso periodo. Il nostro mondo, cento anni dopo, è altrettanto cambiato e misurarsi con la realtà, con le forze in campo e a nostra disposizione, con la muscolosa presenza di avversari politici in crescita, impone a tutti i socialisti di avere i piedi per terra. Potremmo, in questo frangente storico, ispirarci alle parole di Marx e Engels i quali “dopo la disfatta della Comune di Parigi compresero, dopo una serie di valutazioni sullo stato della politica internazionale, che non v’era altro da fare che un lento lavoro di organizzazione e di educazione". Educazione politica e organizzazione come prerequisiti all’atto rivoluzionario.

Non discutiamo, quindi, di rivoluzione a prescindere, senza tenere in dovuta considerazione le condizioni storiche, politiche e sociali di una società. Come suggerisce Kautsky, la guerra di annientamento, ovvero l’atto rivoluzionario deciso, era lo strumento da usare, e l’unico possibile, nella Russia zarista dove vi era assoluta oppressione. In quel contesto storico, in quel frangente, l’avanzata del socialismo non poteva assolutamente fare leva sull’azione riformatrice non essendoci i presupposti, né se ci fossero stati sarebbe stato lo strumento più efficace per arrivare al socialismo. In quel contesto storico, in quel frangente temporale con quelle condizioni al contorno, l’atto rivoluzionario, seppur l’unico, era lo strumento più adatto a superare lo sfruttamento, l’oppressione, l'assolutismo di pochi nei confronti dei molti. Ma ciò non è necessariamente vero sempre e ovunque.

La guerra di logoramento di Kautskyana memoria, l'azione riformatrice a mio modo vi vedere, può essere una modalità di pratica politica da usare. Riforma e rivoluzione, guerra di logoramento e guerra di annientamento, sono tattiche che il partito ha a disposizione e sulle quali discute, valuta, decide, tempi e modi per il loro utilizzo. Entrambi strumenti, come chiariva lo stesso Kautsky, che miravano a sconfiggere gli oppressori, a superare la centralità del capitale ed avviare l’era socialista, e non, al contrario dei revisionisti, a trovare un accordo con la borghesia.

La guerra di logoramento, quindi, implica l’azione riformatrice mentre nelle retrovie gli oppressi si educano, si organizzano. Prima l’educazione politica, prima l'organizzazione partitica mentre si portano avanti le lotte politiche e sociali attraverso l’opera riformatrice. Bisogna acquisire la coscienza di essere oppressi prima di poterlo rivendicare e agire di conseguenza.   

Ultima modifica ilDomenica, 11 Novembre 2018 17:40
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