Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Il socialismo internazionalista contro il liberismo globalista e il liberismo sovranista

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di Manuel Santoro

Nel nostro mondo attuale, attraversato da forti pulsioni sovraniste e da una ancora viva reazione globalista, è assolutamente importante soffermarsi e porre l’accento su entrambi i termini: socialismo ed internazionalismo. Non esiste l’uno senza l’altro. Nell'intervento di qualche settimana fa, sempre su questa rivista, avevamo rimarcato il forte nesso tra le due parole e dicevamo che il capitalismo era internazionale esattamente come lo era la classe dei lavoratori, il proletariato. La borghesia e il proletariato condividevano quindi la stessa dimensione ‘internazionale’ la quale presuppone rapporti e relazioni di classe tra le diverse nazioni. L’internazionalismo della classe presuppone che una classe sociale interagisca con la stessa di altre nazioni con normali relazioni e rapporti, con regole e accordi discussi e condivisi.

Rifugiarsi, quindi, in una sorta di sovranismo di sinistra o peggio in un socialismo sovranista è un errore tattico irreparabile. Il socialismo vive di coscienza e lotta di classe e ciò supera qualsiasi barriera innaturale, qualsiasi confine nazionale. Il lavoratore italiano appartiene alla stessa classe sociale del lavoratore libico, siriano, russo e americano. Appartengono tutti al campo degli oppressi, dei plebei, dei servi della gleba. Nella stessa misura il capitalista italiano appartiene alla stessa classe sociale dei capitalisti del mondo. Trincerarsi e trincerare il socialismo, quindi, all’interno dei confini nazionali e ricercare una sorta di sovranismo di sinistra equivale ad incentivare lo spostamento culturale di milioni di individui, soprattutto di lavoratori, di disoccupati, di donne e uomini, nel campo della destra, liberista e xenofoba. Terreno, questo, più naturale per un approccio politico appunto sovranista.

Ora, i socialisti hanno di fronte due ostacoli reali. Un liberismo globalista che sino ad oggi ha pensato di guidare il mondo in lungo ed in largo senza oppositori, e un infante liberismo sovranista, guidato da formazioni populiste, di destra, a tratti xenofobe. In Europa, per esempio, stiamo lentamente osservando la fine del dominio incontrastato dei tecnocrati e dei commissari europei sui popoli in difficoltà, che supera de facto la supremazia del liberismo internazionale e globalista sui singoli Stati europei, che sancisce e certifica il passato delle politiche portate avanti dai governi genuflessi dei decenni andati, e l’emersione altrettanto certa di una immagine riflessa ma diversa, un sovranismo misto a nazionalismo che vive sempre nel solco del liberismo e che abbindola le classi meno abbienti con il terrore del diverso, dell’immigrato. Entrambi questi ostacoli vanno battuti sul terreno culturale, educativo, politico.

I socialisti non possono accettare, in effetti, di cadere dalla padella nella brace, poiché la prospettiva di una Europa ancora liberista (il nazionalismo, il sovranismo, il populismo non implicano affatto un superamento del sistema economico capitalista) con l’introduzione di componenti populiste, nazionaliste e sovraniste, determinerebbe un ritorno a possibili conflitti tra Stati i quali, come la storia ha sempre dimostrato, sono sempre a vantaggio dei ‘padroni’ e mai degli oppressi. Stiamo passando da un liberismo globalista ad un liberismo sovranista. In Italia, poi, non vi è alcuna coscienza del lavoro per il bene comune, non vi è alcuna cultura della solidarietà ma solo la precisa volontà di agire secondo calcoli politici che portino voti, solo voti.

All’erta, quindi. Il mio vero timore è nel vedere intaccata la spesa pubblica, ovvero dirottare risorse già esigue da comparti pubblici fondamentali al soddisfacimento di promesse elettorali folli attraverso il taglio della spesa per sanità, scuola, infrastrutture, servizi sociali e tanto altro.

Ultima modifica ilMartedì, 20 Novembre 2018 19:08
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