Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Sulla necessità e difficoltà dell’educazione politica

Educazione politica e scuola di partito Educazione politica e scuola di partito

di Manuel Santoro

Nel precedente intervento [1] avevamo rivolto particolare attenzione al ruolo del partito politico nella sua funzione educatrice dei militanti. L’educazione politica è prioritaria e lo strumento della scuola di partito è fondamentale se si vuole costruire una comunità ideologicamente preparata per un’azione politica duratura nel tempo. Ci sono però problemi oggettivi che andrebbero rimarcati.

Prima di tutto dobbiamo tenere conto della questione culturale di un Paese e di un popolo. Se i venti culturali muovono verso direzioni populiste, quindi anti-ideologiche, rimane complicato poter affermare che l’educazione ideologica socialista possa intaccare un sentimento dinamico comune che va in direzione opposta. I populismi non hanno colore ed essendo un sentimento diffuso ed in crescita in questo Paese, coinvolgono anche ampi strati della cosiddetta sinistra. Sono fenomeni che negli ultimi anni sono emersi in Italia e in altri Paesi europei, concretizzandosi in formazioni politiche che ci allontanano dalla formazione di una coscienza di classe precisa.

Il populismo di sinistra è altresì pericoloso perché baratta una crescita tattica ad una prevedibile sconfitta strategica, la quale consiste nel semplice fatto che non è certo il populismo di sinistra l’alternativa all’ideologia capitalista. Una ideologia si combatte e si vince solo con una ideologia alternativa.

L’educazione ideologica e politica si scontra, quindi, con un dato culturale che non può essere controllato o previsto. Il lento lavoro educativo socialista subisce continue pulsioni centrifughe da parte dei vari richiami della foresta oppure dall’avvento di nuovi messia mediaticamente famosi.

E si continua a sbagliare strada.

In secondo luogo dovremmo comprendere come il cambio di opinione, il riposizionamento politico del singolo individuo dipenda dall’abitudine e non dalla conoscenza. Vi è anche la componente importante dell’opinione della maggioranza, processo dinamico e in divenire, che andrebbe considerata.

Solo chi ha realmente compreso il suo credo politico, chi è ideologicamente preparato e pronto, è immune da cambi di casacca avvolte molto spinti. Dopotutto, negli ultimi settanta anni non è il comunismo, per esempio, ad aver cambiato pelle, ma sono coloro che si professavano comunisti ad essere diventati liberali. Chi è stato comunista, e con questo termine intendo un assetto ideologico preciso, lo è stato per abitudine, perché lo erano in tanti, andava anche di moda. Probabilmente era anche politicamente proficuo. Come ci insegna Cartesio, “...è assai più l’abitudine e l’esempio a persuaderci di qualche cosa anziché una conoscenza certa, e che nondimeno la maggioranza dei consensi non è una prova che valga per stabilire verità piuttosto ardue a scoprire, perché in tal caso è di gran lunga più probabile che sia stato un solo uomo a scoprirle che non un intero popolo...”.

La questione culturale, quindi, insieme alla profonda mancanza di conoscenza di ciò in cui si crede sono le premesse e, insieme, le problematiche che bisogna tenere in mente per poter affrontare giustamente qualsiasi attività educatrice socialista poiché, sempre come ci suggerisce Cartesio, “…essendo infatti l'atto del pensiero con il quale si crede una cosa diversa da quello per cui conosciamo di crederla, accade spesso che l'uno si dia senza l'altro”.

 

[1] Manuel Santoro, Sulla funzione del partito, L'Ideologia Socialista - https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/42-partito-socialismo-santoro-ideologia-convergenza

Ultima modifica ilMartedì, 17 Aprile 2018 17:58
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