Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Che fare?

Che fare? Che fare?

di Manuel Santoro

Avevamo già detto mesi fa che la “sinistra è morta, il socialismo no”. Non abbiamo bisogno degli ultimi risultati elettorali per comprenderlo. E per diversi motivi. 

Primo, partiamo da destra dichiarando che il Partito Democratico non è mai stato un soggetto politico di sinistra e ciò significa che aver vinto o perso non cambia i termini del discorso. Rifarsi continuamente al fallimento del PD non aggiunge alcun contenuto poiché è il contenitore che non esiste in un ipotetico schieramento che dovrebbe definirsi di sinistra. Il cosiddetto centrosinistra, poi, non esiste più, così come non esiste più una costola socialista, liberale, repubblicana che ha contribuito enormemente alla liquefazione di una prospettiva socialista in questo Paese.

Questo ultimo punto è sicuramente il più grande rimpianto di migliaia di socialisti italiani. Aver visto, a tratti con sciocca indifferenza, la deriva del socialismo organizzato verso forme sempre più genuflesse al PD e ai suoi referenti economici, all’élite economica e finanziaria italiana ed internazionale. Da questo stato è necessario uscire e noi, consapevoli del lungo tragitto che ci attende, abbiamo riavviato un discorso fondativo del socialismo partendo dalla consapevolezza della necessità storica di una riemersione della coscienza di classe e, conseguentemente, del confronto aspro tra gli interessi diversi che conduce alla lotta tra campi avversi.

Riprendiamoci i vocaboli e parliamo apertamente di coscienza di classe e lotta di classe. Il socialismo saprà riemergere in un forma organizzata se saprà riappropriarsi con orgoglio di un vocabolario dimenticato. Dimenticato il vocabolario, i socialisti hanno dimenticato gli interessi della classe lavoratrice. E’ tempo di riprendere le fila di un discorso volutamente interrotto per interessi estranei a quelli delle classi più deboli, dei lavoratori, dei pensionati, di chi cerca lavoro. Di chi non ha il capitale e non vive di profitto.

Secondo, scartato il PD con la sua galassia di partitini satelliti di diversa estrazione politica, alla sinistra del PD vive una altrettanto confusa galassia di organizzazioni che si dibatte tra il malinconico e il radical chic. Una sinistra che non ha alcun peso, inesistente in quanto senza alcuna identità.

Ecco il termine giusto: identità.

Quanti voti, elettori, militanti questa cosiddetta sinistra ha perso negli anni per mancanza di una identità politica ed ideologica precisa? Milioni. C’è chi si è rintanato in Potere al Popolo come via d’uscita ad una catastrofe fatta di numeri e percentuali non capendo che anche questa via d’uscita manca di una sua chiara identità ideologica.

Quindi, che fare?

Continuare con il nostro lavoro di costruzione identitaria di un soggetto politico su chiare basi ideologiche, di classe, e ciò apre un mondo, un discorso non lineare ma chiaro sul che fare. Un lavoro da fare non necessariamente da soli ma con coloro che attraverso lo strumento del Fronte Socialista [1] concordino su una impostazione di alternatività del socialismo rispetto al sistema economico capitalista. Il socialismo per noi dovrà costituire una alternativa di società da attuare attraverso lo strumento delle riforme di struttura. [2]

In un mio editoriale di qualche settimana fa avevo già avvertito che la comunità socialista si forma all’interno della scuola di partito la quale agisce creando le condizioni per la formazione dell’identità socialista all’interno di un preciso quadro ideologico. [3]

Il primo passo, quindi, è conoscere il campo entro il quale ci si vuole muovere e lavorare. [4]

Esso è stato definito, delimitato ed ora parte il nostro lavoro politico.

Il secondo passo consiste nel potenziare la nostra rivista teorica del socialismo in quanto strumento di educazione politica e filosofica che ci conduca verso un punto di vista superiore, verso la visione dell’uomo nuovo in una società nuova.[5], [6]

Il terzo passo è attivare sedi, a livello locale, per la scuola del partito. Rimarcavo, difatti, che “lo sviluppo politico della militanza, e quindi del partito, consiste nello studio profondo della storia politica, della filosofia politica socialista e nell’attrezzarsi con tutti quegli strumenti atti ad analizzare le cause e delineare le soluzioni per le problematiche strutturali delle società moderne”. [6]

Inoltre, “l’educatore assume di conseguenza un ruolo importante una volta definito con chiarezza una piattaforma ideologica precisa. L’intellettuale al servizio della comunità è una risorsa positiva poiché crea le condizioni per una profonda comprensione delle questioni del mondo e crea le condizioni per una convergenza culturale e politica necessaria. Se nel socialismo l’idea di comunità equivale all’idea di partito, visto la valenza pluralista e democratica accennata nei primi passaggi di questo scritto, educazione è scuola e l’educazione politica dovrà avvenire nella scuola di partito.”[3]

La scuola è il collante della militanza ed è l’unico strumento che possa creare positivamente una comunità politica ideologicamente preparata e quindi estranea, indifferente ed immune agli sbalzi di umori e di opinioni della politica liquefatta dei nostri tempi.

Il quarto passo è favorire l’emersione, a questo punto naturale, della comunità socialista la quale esprime una sua chiara identità politica. Essa coincide con il partito politico, lo strumento democratico e costituzionale che pone una sua piattaforma politica al vaglio degli elettori e della storia. Nasce così il partito organizzato, il quale “assume da subito un ruolo stabilizzatore per una comunità politica e di modellamento di una futura classe dirigente, ideologicamente educata e politicamente organizzata per il difficile lavoro territoriale. Il partito è da considerarsi progetto in divenire, dinamico, che cresce o decresce con i flussi politico-culturali della società. Non è un sistema rigido, e può essere un mondo altamente democratico, se lo si vuole, nel quale si discute e si richiede la discussione da parte di tutti. Sicuramente, se il lavoro ideologico-educativo è fatto bene, il partito non sarà mai un luogo dove si entra e si esce a seconda delle personali opportunità.” [7]  

 

[1] Manuel Santoro, Sì ad un Fronte Socialista, L’Ideologia Socialista – https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/60-fronte-socialista-santoro-convergenza-ideologia

[2] Manuel Santoro, Più politica, più socialismo. E’ tornato il tempo delle riforme di struttura, L’Ideologia Socialista – https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/18-politica-socialismo-santoro-riforme-struttura

[3] Manuel Santoro, Dall’ideologia alla comunità, dall’educazione all’identità socialista, L’Ideologia Socialista – https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/39-ideologia-comunita-educazione-identita-santoro

[4] Manuel Santoro, Sulla comunità socialista, L’Ideologia Socialista – https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/32-comunita-santoro-socialismo-ideologia

[5] Manuel Santoro, Avviamo i lavori dell'Ideologia Socialista, L’Ideologia Socialista – https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/31-ideologia-socialismo-santoro-rivista

[6] Manuel Santoro, Sul risveglio ideologico socialista, L’Ideologia Socialista – https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/50-risveglio-ideologia-socialismo-santoro-convergenza

[7] Manuel Santoro, Sulla funzione del partito, L’Ideologia Socialista – https://www.ideologiasocialista.it/index.php/home/editoriali/item/42-partito-socialismo-santoro-ideologia-convergenza

Ultima modifica ilMartedì, 26 Giugno 2018 17:44
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