Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

La forza della diversità

La forza della diversità La forza della diversità

di Manuel Santoro

Occorre un nemico per dare al popolo una speranza. Qualcuno [Samuel Johnson] ha detto che il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie: chi non ha principi morali si avvolge di solito in una bandiera, e i bastardi si richiamano sempre alla purezza della loro razza. L’identità nazionale è l’ultima risorsa dei diseredati. Ora il senso dell’identità si fonda sull’odio, sull'odio per chi non è identico. Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria.[1]

Riprendiamoci il futuro che vive il quotidiano nella diversità.

Riavviamo un discorso comune, un aggregarsi in un sussulto morale e sociale necessario che solo durante le guerre di liberazione può verificarsi. Rianimarsi con la voglia di reagire a soprusi costanti e sempre più evidenti. Viviamo tempi difficili in cui la solitudine, l’estremizzazione dell’individualismo senza alcun fine ci rende distanti, odiosi mentre in tanti soffrono.

Ognuno di noi è chiamato a ricercare dentro di sé la forza morale, fisica e anche economica per contrastare criticamente lo sfacelo dell'immobilismo politico che da decenni ci attanaglia. Ognuno di noi è chiamato al dovere di valutare criticamente il degrado del pezzo di società in cui vive, e agire organizzandosi realmente e fisicamente con altri. Fermare la nostra costante discesa verso il baratro è un nostro dovere al quale non si deve rinunciare assolutamente. Iniziare un discorso nuovo, socialista, che affonda i suoi robusti pilastri morali nell’altruismo e nella solidarietà diffusa, è il nostro lavoro quotidiano che non può e non deve essere deviato da stanchezze, pigrizie, menefreghismo…tanto alla fine qualcun altro ci penserà. No!

Il più grande errore che tutti noi possiamo fare è quello di isolarci nelle nostre coscienze sempre più scardinate e geneticamente modificate da una società monocromatica e da media corrotti, rampanti, ossessivi e politicizzati, che ci umiliano quotidianamente con discorsi vacui. Usciamo dalla gabbia dei comfort ed aiutiamo gli altri a seguirci nel socialismo perché vivere oggi in Italia è, per moltissimi, come vivere in uno stato di guerra latente ma giornaliera.

Chi vive al di sotto del livello di povertà, chi è cronicamente disoccupato, chi è umanamente debole nella propria normalità e viene bistrattato moralmente, prima che economicamente, da soprusi e, in casi ben peggiori, da furti quotidiani, ha il diritto di vedere in chi vive meglio di lui una speranza, un segno di rivolta sociale e morale, una parvenza di aggregazione nel nome del senso civico e dell'umanesimo.

Questi uomini e donne hanno il diritto di essere soccorsi, ed è chi vive meglio, economicamente più tranquillo e mentalmente più sereno, ad avere il dovere umano di combattere nel loro nome.

Tutto questo implica un distacco netto dall'individualismo più becero e sfrenato. Un distacco netto dagli egoismi della vita. Bisogna essere diversi da come siamo oggi. Prima che pensare a dove vorremmo vivere dovremmo pensare a chi vorremmo essere. Noi con gli altri.

Compiere questo passo significa amarsi e perseguire un ideale comune e condiviso verso un mondo migliore. I grandi ideali di libertà, eguaglianza e giustizia sociale sono utopie solo per chi ha già perso e trova rifugio nell’oblio, rintanato nell’oscurità del proprio mondo. Per noi no, invece. Questi ideali sono ancora vivi e possono rigenerarsi attraverso forza della diversità.

 

[1] Umberto Eco, Il cimitero di Praga, edizione Bompiani

Ultima modifica ilLunedì, 09 Luglio 2018 17:20
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