Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Per ricominciare prendiamo esempio dal passato per riformulare il futuro...evitando gli errori

Passato, presente e futuro Passato, presente e futuro

di Manuel Santoro

Anno 1892. Nasce a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani che fonde in sé l’esperienza del Partito Operaio Italiano (nato nel 1882 a Milano), della Lega Socialista Milanese (d’ispirazione riformista, fondata nel 1889 per iniziativa di Filippo Turati) e di molte leghe e movimenti italiani che si rifanno al socialismo di ispirazione marxista.

[1] Il Partito dei lavoratori italiani si caratterizzava per tre punti chiave di chiara derivazione marxista: 1) la lotta di classe; 2) la socializzazione dei mezzi di produzione; 3) la costituzione di un partito di classe.

Nell’editoriale intitolato "Strategia, socialismo largo organizzato e tattica” indicavo la necessità di focalizzare le forze potenzialmente socialiste, in senso largo, su un obiettivo strategico preciso, lasciando alla dialettica di partito la questione tattica. Scrivevo in particolare che “per socialismo largo organizzato si intende la comunità socialista formata dalla scuola di partito che agisce creando le condizioni per la formazione dell’identità socialista all’interno di un preciso quadro ideologico il cui obiettivo politico è nel raggiungimento della società socialista. La realizzazione del socialismo largo organizzato presuppone, quindi, la rimozione di tutte le incomprensioni, le incrostazioni storiche, esclusivamente tattiche, all’interno dell’ideologia socialista il cui obiettivo strategico è il raggiungimento della società socialista. Edificare il socialismo largo organizzato significa costruire una comunità politica con una solida coscienza socialista che accolga tutti coloro che perseguono l’obiettivo strategico sopra definito e che sia la vita del partito, poi, a valorizzare la discussione propositiva sugli aspetti tattici. I socialisti devono essere dogmatici sull’obiettivo strategico; non lo siano sulla tattica."

Siamo chiari. L’obiettivo strategico è il supermanento dell’egemonia del capitale, il superamento del capitalismo in quanto sistema di società. La questione tattica, invece, pur essendo variegata e multiforme contiene le motivazini delle scissioni avute nel socialismo internazionale, ovvero include la differenziazione tra riforma e rivoluzione. Si è errato pesantemente nello scindersi su una questione del genere, e seppur con motivazioni che, contestualizzati, possono sembrare reali, si è indebolito il movimento socialista tutto. Chi continua a porre la questione tra riforma e rivoluzione come una questione strategica continua a sbagliare. Continua a ripetere lo stesso errore già commesso nella storia del socialismo.

Non discuto la necessità di rompere con chi considera il socialismo una sorta di ciambella di salvataggio per il capitalismo. Non considero come compagno di viaggio chi desidera un capitalismo umanizzato. No! Questo punto lo abbiamo già affrontato, e lor signori sono fuori dal nostro campo di azione, sono quinte colonne che lavorano contro la prospettiva socialista nel mondo. Discutiamo, invece, di donne e uomini che hanno lo stesso desiderio politico, ovvero superare profondamente e strutturalmente lo status quo per l'emersione non solo di una società diversa, giusta, ma per l'emersione di un essere umano nuovo. Chiunque abbia questo sogno e lavora per realizzarlo, deve essere partecipe e militante all’interno della stessa organizzazione. Riforma e rivoluzione sono degli strumenti per la  realizzazione di un percorso politico. Essi sono opzioni, sono il mezzo. Non il fine. Non sono e non devono essere la motivazione che porta uomini e donne a rompere oppure a non convergere in una stessa organizzazione. Guardando agli errori commessi, dobbiamo imparare e rimediare.

Ripartire come organizzazione politica evitando differenziazioni nefaste e fuori dal tempo. Riforma e rivoluzione devono essere considerati come strumenti tattici in mano al partito il quale, tenendo conto del contesto storico, attualizzando appunto gli insegnamenti dei padri del socialismo, decide come procedere e quali leve usare. Sarebbe un errore logico, nonché politico, definirsi riformisti o rivoluzionari, o l’uno o l’altro. Siamo socialisti con un unico obiettivo politico e usiamo quello che ci serve per raggiungere tale obiettivo, tenendo conto della realtà in cui siamo.

Ognuno di noi ha dei punti di riferimento acquisiti, da Marx a Gramsci, da Turati e Lenin. Qualcuno si considera marxista, gramsciano, leninista, turatiano. Personalmente non mi definisco affatto. Assorbo gli insegnamenti dei socialisti del passato, personaggi politici certamente molto diversi fra loro, ma ognuno con qualcosa da tramandare e da insegnare. Ed è nostro l’onere di riorganizzare le idee, rielaborare il socialismo dal punto di vista teorico ed avviare un percorso organizzativo inclusivo che eviti gli errori commessi in passato. Errori che, tra scissioni e incomprensioni, hanno distrutto una speranza che oggi sarà molto complicato riavvivare. Sta a noi riorganizzare la teoria socialista per il futuro, a noi l’onere di ripensare il socialismo.

 

[1] Storia dei partiti politici italiani, di Francesco Leoni

 

 

 

Ultima modifica ilLunedì, 29 Ottobre 2018 10:36
Devi effettuare il login per inviare commenti