Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

Appello comune per le elezioni europee 2019. Per un'Europa delle lavoratrici e dei lavoratori, dei popoli

Introduzione di Manuel Santoro

Convergenza Socialista aderisce, insieme ad altre organizzazioni politiche europee, all'appello comune per una Europa delle lavoratrici, dei lavoratori. Dei popoli.

Soprattutto in questo frangente storico in cui le destre sovraniste, nazionaliste e xenofobe sono in forte ascesa e il liberismo globalista riprende una dialettica pericolosa per le classi lavoratrici, è urgente riattualizzare discorsi oggi apparentemente lontani ma concretamente attuali e ricucire relazioni in Europa su fondamenta politiche classiste.

Riteniamo, quindi, fondamentale ricercare forme di unità con formazioni politiche che rimettano al centro la questione del lavoro e del lavoratore, del contrasto tra capitale e lavoro salariato, e la questione sociale. Le elezioni europee si avvicinano e riteniamo che uno sforzo politico-programmatico unitario sia necessario in Europa per destrutturarla definitivamente ed avviarci con forza verso la costruzione dell’Europa socialista.

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Facciamo i conti

di Renato Gatti

I fautori dell’uscita dall’euro, tra i vari vantaggi dell’operazione, ritengono che con l’uscita il nostro Paese potrebbe procedere alla svalutazione della nuova lira, facendo in tal modo scendere il rapporto debito/PIL.

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La geopolitica dell'euro

di Renato Gatti

  1. Le elezioni europee di maggio

La consultazione di maggio assume una importanza difficlmente riscontrata nel passato. Se infatti nelle consultazioni delle precedenti elezioni dovevamo scegliere tra partito socialista europeo e partito popolare all’interno del Parlamento, nella prossima consultazione si prospetta una specie di referendum sul futuro dell’europa, divisa tra: sovranisti, conservatori della vecchia Europa ed eredi dello spirito di Ventotene che mirano ad un rilancio ed un rinnovamento dell’istituto europeo.

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Per le elezioni europee puntiamo all'Europa socialista

di Manuel Santoro

Nell’Ideologia Socialista e come partito abbiamo iniziato a parlare di Europa socialista. Abbiamo, in effetti, sdoganato il termine socialista quando lo si lega all’Europa, abbiamo liberato questa peculiare terminologia dell’Europa che vorremmo e, mi pare di poter affermare senza timore alcuno, che siamo tra i pochi che hanno avuto l’ardire di andare oltre termini quali sociale, democratica, politica, e hanno definito chiaramente l’Europa come socialista. Quest’utima, difatti, include tutti i precedenti e invito, quindi, i socialisti a voler rivendicare una Europa socialista in moco chiaro e forte, senza fraintendimenti e senza timidezze.

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Una riflessione sull'utilità del Fronte Socialista

di Giandiego Marigo

Convergenza Socialista ha lanciato un appello alla costituzione di un Fronte Socialista, questa perorazione ha molteplici ragioni, molte delle quali evidenti ed immediatamente comprensibili. Altre facenti parte di un percorso di analisi e crescita, altre ancora frutto dell'esperienza condivisa del Forum delle Forze Progressiste Europee.

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Socialisti per l'Europa

di Renato Gatti

L’analisi

Mundell nel 1961 individuò tre condizioni affinchè si potesse realizzare con successo un processo di unificazione monetaria, ovvero la realizzazione di un Area Valutaria Ottimale AVO. Analizzando l’area euro possiamo verificare la presenza o meno dei tre criteri indicati da Mundell:

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Sì ad un Fronte Socialista

di Manuel Santoro

Sì ad un Fronte Socialista per una Italia ed una Europa socialista. Per una revisione profonda dei Trattati Europei, per una Europa finalmente politica e sociale. Contro il liberismo e per il superamento del sistema economico capitalista.

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Europa e socialismo

di Renato Gatti

  1. La mia prima scelta è di stare in Europa. In una economia mondiale che si sta, o forse lo ha già fatto, organizzando a livello di continenti, pensare ad una Italia fuori dall’Europa con le sue debolezze, le sue incapacità, la sua inconsistenza, mi fa schierare per una soluzione che persista in una Europa unita e da rafforzare. Lo slogan “prima gli italiani”, che con scarsa fantasia scimmiotta l’”America first” di Trump, individua la debolezza del paese ai “non italiani” da cui dovremmo difenderci, nascondendo il fatto, che considero più avanti, che la debolezza nasce prima che da altri, da noi, solo da noi (vedasi l’andamento dei nostri indici di produttività, non certo esaltati dalla piccola impresa osannata dalla Lega).
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Parliamo di Fiscal Compact

di Renato Gatti

Entro fine anno il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sulla conversione in trattato del Fiscal Compact, esso diverrebbe quindi una norma imperativa per la regolamentazione del funzionamento dei meccanismi su cui si basa l’Unione Europea.

La trasformazione o meno in trattato peserà in modo sostanziale sul futuro degli equilibri economico finanziari del nostro Paese. Di peso enorme per il nostro Paese è sicuramente la norma più famosa del fiscal compact; quella che richiede che ogni anno si riduca del 5% l’eccesso di debito pubblico rispetto al parametro rappresentatao dal PIL.

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