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Conflitto USA-Israele contro l’Iran. Post scriptum In evidenza

Parte dei lavori della Scuola Rossa: "Analisi quotidiane".

13.07.2025 - Abbiamo trattato in passato dell’attacco da parte di Israele contro l’Iran, e del successivo attacco statunitense contro i siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, sempre in Iran. In quelle occasioni abbiamo trattato la questione da punto di vista strutturale partendo dagli interessi del capitale finanziario, dell’oligarchia finanziaria, in quell’angolo di mondo.

Teniamo sempre a mente che nel discorso geopolitico che affronteremo vi è sempre, come punto di partenza per la comprensione dei fatti, l’interesse della classe dominante dei diversi paesi. Quindi, non discorreremo tanto di borghesia nazionale oppure di oligarchia finanziaria, come fatto in passato poiché lo supponiamo come dato di fatto. Supponiamo che ne siate consapevoli. Quindi, quando trattiamo delle azioni geopolitiche di un paese, è chiaro che dietro tali azioni ci siano gli interessi della classe dominante, al potere.

Oggi analizzeremo cosa è successo in quei dodici giorni di scontro tra Israele e Iran, ma anche cosa stava accadendo dietro le quinte. Ne uscirà fuori un quadro di grande pianificazione tra diversi paesi, ai più alti livelli, per un cambio possiamo dire geopolitico, e non solo, in Medio Oriente.

Prima di tutto, è ora chiaro che Israele, Stati Uniti, ma anche altri attori di cui parleremo a breve, fossero convinti che Israele avrebbe avviato una cosiddetta “guerra lampo”. Tutto era stato preparato alla perfezione, sino agli ultimi dettagli per avviare, venerdì 13 Giugno, quel colpo lampo, immediato, repentino, che avrebbe dovuto portare a un cambio di regime in Iran. Tutto era stato calcolato, sia in Israele che fuori Israele.

Dentro Israele, con la preparazione delle difese aeree contro un eventuale contrattacco iraniano; fuori Israele con il Mossad e la sua preparazione di droni da dentro l’Iran che ha poi causato le numerose vittime tra civili, scienziati e alti ranghi della difesa iraniana, e con ciò determinato il primo colpo a sorpresa contro il paese aggredito. Oltre ai caccia che partivano probabilmente da Cipro, venivano riforniti in volo per poter raggiungere l’Iran per i bombardamenti.

L’unico punto non valutato da parte di Israele, Stati Uniti e altri attori è stato la resilienza del sistema-paese Iran, la profondità delle sue difese e delle sue capacità d’attacco. L’Iran ha di fatto reagito dopo non molte ore, dopo aver assorbito lo shock iniziale, cominciando a contrattaccare Israele. Ma tant’è, Israele e i suoi alleati pensavano sarebbe stato una passeggiata, una guerra lampo, appunto, che avrebbe consentito un rimodellamento dei rapporti di forza nella regione, e anche un ripensamento del significato geopolitico del Mar Caspio.

Cominciamo a trattare appunto del Mar Caspio premettendo tre cose importanti. Primo, il Mar Caspio è ricco di petrolio e gas; secondo, il Corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud (INSTC) va dalla Russia sino all’India passando dall’Azerbaijan e poi dall’Iran; terzo, l'Iran è uno dei Paesi più ricchi al mondo di risorse naturali. Non solo è tra i primi tre al mondo per riserve di petrolio e gas, ma rientra anche tra i primi dieci paesi per minerali come rame, zinco e uranio. In Iran si trovano anche oro, cromo, zolfo, manganese e piombo. In tutto, sono stati scoperti ben 68 tipi di minerali nel sottosuolo iraniano.

Quale sarebbe, quindi, il ruolo dell’Azerbaijan nel contesto mediorientale? Di fatto l’Azerbaijan si trova geograficamente tra la Russia e l’Iran, entrambi paesi BRICS. Inoltre, l’Armenia è il paese che si trova letteralmente nel mezzo tra l’Azerbaijan e la Turchia. E l’Azerbaijan è un grande alleato della Turchia, e non solo della Turchia. Ciò implica, che uno degli obiettivi geopolitici dell’Azerbaijan sia quello di avere un contatto territoriale, geografico con la Turchia, appunto. Con un paese NATO. Importante anche notare l’incontro tra Erdogan e Aliyev avvenuto il 19 giugno 2025, quindi mentre era in atto lo scontro tra Israele e Iran.  

Mentre l'Armenia è stato uno stretto alleato della Russia all'interno dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) e dell'Unione Economica Eurasiatica (EAEU), e rimane un alleato della Russia (ricordiamo la presenza del primo ministro armeno Pashinyan alle celebrazioni del 9 maggio di quest’anno per l’80-esimo anniversario della vittoria sovietica nella guerra patriottica), l’Armenia mantiene forti legami con l’Iran da trenta anni e difficili rapporti, invece, con la Turchia. Ricordiamo che non ci sono rapporti diplomatici ufficiali tra Armenia e Turchia.

Difatti potremmo dire che, seppur timidi tentativi di distensione siano in corso, come quello avvenuto il 20 Giugno di questo anno a Istanbul e che reputiamo essere un incontro di facciata dopo lo scontro tra Armenia e Azerbaijan che ha visto prevalere quest’ultimo nella questione del Nagorno Karabakh, l’Armenia e la Turchia rimangono paesi nemici: per via del “genocidio armeno” (termine che la Turchia rigetta) e per via del supporto che la Turchia ha dato all’Azerbaijan nella questione del Nagorno Karabakh. Notiamo che l’incontro del 20 giugno avviene mentre Israele e Iran si scontrano.   

Al contrario, l'Azerbaigian non è solo vicino alla Turchia, come abbiamo detto, ma si è avvicinata anche a Israele e agli Stati Uniti. Oltre all’avvicinamento alla Siria dell’ex tagliatore di gole dell’ISIS Al Jolani. Ricordiamo che gli Stati Uniti di Trump hanno revocato le sanzioni alla Siria e revocato la taglia contro Al Jolani, che evidentemente ha fatto bene il suo lavoro per l’imperialismo occidentale. È proprio di ieri l’incontro tra Aliyev e Al Jolani in Azerbaigian.

L’Azerbaigian, oggi è chiaro, è sempre più vicina alla NATO. Sono anni che Aliyev, il presidente dell’Azerbaigian, viene coccolato dalla NATO. La NATO, quindi, tramite Erdogan, cerca di costruire un secondo fronte a sud della Russia, e avendo il capitale finanziario fallito in Georgia, si prova ora con l’Azerbaigian. Ma a sud, rimane un potente avversario in piedi: l’Iran. E in quest’ottica che va inquadrata la questione delle frizioni degli ultimi giorni tra la Russia e l’Azerbaigian. Difatti, la Russia ha deciso di agire internamente contro la mafia azera, da una parte, e di bombardare raffinerie in Ucraina che l’Azerbaigian reputa sue, dato il palese allineamento NATO del presidente azero Aliyev.

È altresì da notare che la Turchia, Israele e l’Azerbaigian hanno e stanno sistematicamente aiutando con armamenti e risorse il nazismo ucraino contro la Russia, nel campo di battaglia. Anche se questi 3 paesi non sono paesi imperialisti, sono paesi satelliti dell’imperialismo e, quindi, al servizio dell’imperialismo. La Turchia lo è di fatto, come lo è l’Italia per esempio. Israele, abbiamo detto in passato, è l’avamposto dell’imperialismo, del capitale finanziario, in Medio Oriente. La borghesia azera sembra abbia voglia di unirsi alle altre borghesie satelliti dell’oligarchia finanziaria occidentale.  

Solo avendo questo obiettivo in mente, si comprende il perché in questi giorni si stiano verificando sviluppi significativi nelle relazioni tra l'Azerbaigian e Israele, e Stati Uniti, promuovendo di fatto un'alleanza trilaterale. Azerbaigian, Israele e Stati Uniti, con la Turchia forte alleato dell’Azerbaigian nella regione. Il 25 giugno si è tenuto l’evento “Oltre il bilateralismo – una nuova era nella cooperazione tra Israele, Azerbaigian e Stati Uniti”. Evento, però, pianificato a fine maggio, due settimane prima dell’attacco a sorpresa di Israele contro l’Iran. Tra gli organizzatori? Il Centro Moshe Dayan per gli studi mediorientali e africani, Università di Tel Aviv (Israele); Centro di Analisi delle Relazioni Internazionali, Università di Baku (Azerbaigian); la fondazione Heritage (Stati Uniti).

 L’Armenia, da parte sua, continua a rafforzare i suoi rapporti con l’Iran e, di fatto, ciò dovrebbe portare a un rafforzamento dei rapporti con la Russia e la Cina. Come vedete, la questione è molto complessa.

Teniamo anche a mente che i rapporti economici tra Azerbaigian & Turchia, entrambi con Israele sono molto forti. Naturalmente, la retorica violenta e minacciosa che Erdogan usa contro Netanyahu non incanta nessuno.

Difatti, è stato rivelato un "commercio sistematizzato" di petrolio greggio tra Turchia e Israele, con otto viaggi monitorati dall'imposizione di un embargo commerciale da parte di Ankara a maggio per le azioni di Israele a Gaza. A novembre, la campagna dal titolo “Basta alimentare il genocidio” ha diffuso prove che la petroliera "Seavigour" abbia trasportato petrolio greggio dal porto turco di Ceyhan a un oleodotto vicino ad Ashkelon, in Israele. Il porto di Ceylan è l'ultima tappa dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, il cui maggiore azionista è la British Petroleum (BP), che trasporta petrolio greggio azero dall'Azerbaigian. Il petrolio viene poi spedito dal terminal Heydar Aliyev di Ceyhan a Israele, rappresentando quasi il 30% delle importazioni di petrolio greggio del Paese. E ciò ci porta dritti alla British Petroleum (BP), quindi agli interessi del capitale imperialistico nella regione.

Basta andare sul sitoweb della BP per trovare quanto segue:

- BP è il principale azionista e gestore del giacimento petrolifero Azeri-Chirag-Gunashli (ACG) in Azerbaigian, con una quota di proprietà del 30,37%.

- BP detiene una quota del 29,99% nel giacimento di gas di Shah Deniz ed è l'operatore. Il giacimento si trova nel Mar Caspio, al largo delle coste dell'Azerbaigian.

- L'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) è di proprietà di un consorzio chiamato BTC Co, che comprende BP e diverse altre società. BP detiene la quota maggiore nell'oleodotto, con il 30,1%, e ne è anche il gestore. Tra gli altri partner di questo consorzio BTC Co figurano SOCAR, Chevron, Statoil, TPAO, Eni, Total, Itochu, Inpex, ConocoPhillips e Hess Corporation.

 

Ultima modifica ilLunedì, 29 Dicembre 2025 15:39
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