Rivista aperiodica teorica del Socialismo
Organo politico di Convergenza Socialista

L’obiettivo politico del socialismo è l’abolizione del lavoro salariato

Lavoro salariato Lavoro salariato

di Manuel Santoro

Lo Stato rappresentativo moderno è lo strumento per lo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale”[1]

C’è un grande equivoco su cosa sia il socialismo. Un equivoco che si trascina da troppo tempo, oggi molto diffuso, e che richiede un’azione chiarificatrice decisa.

Il socialismo non è riformismo; il socialismo non esiste per umanizzare il capitalismo attraverso lo strumento delle riforme; il socialismo non è emerso per ammorbidire la ferocia del capitale sulla pelle umana e assuefare, così, donne e uomini ai ritmi schiavistici del profitto. Il socialismo è l’alternativa sistemica al capitalismo e si compie nel definitivo superamento del lavoro salariato. O c’è il socialismo oppure c’è il capitalismo. O c’è il lavoro salariato e, quindi, il capitale oppure c’è la liberazione dal lavoro salariato e, quindi, il lavoro comunitario[2], libero, il lavoro non remunerato, il lavoro non merce: “la condizione essenziale per l'esistenza e per il dominio della borghesia è l'accumulazione della ricchezza nelle mani di privati, la formazione e la moltiplicazione del capitale. La condizione necessaria a creare il capitale è il lavoro salariato”[3]. Questo è il punto e su questo anche Luxemburg è chiarissima quando afferma che “per la socialdemocrazia la lotta pratica quotidiana…costituisce la sola via per condurre la lotta di classe proletaria e per lavorare in vista dello scopo finale, che è la presa del potere politico e l'abolizione del salariato.”[4]

Il socialismo deve puntare all’abolizione del lavoro salariato in modo chiaro, netto. Non è possibile definirsi socialisti senza avere questo obiettivo politico. Marx ci ricorda con efficacia che “il salario non è una partecipazione dell’operaio alla merce da lui prodotta. Il salario è quella parte di merce, già preesistente, con la quale il capitalista si compera una determinata quantità di lavoro produttivo. Il lavoro (salariato) è dunque una merce, che il suo possessore, il salariato, vende al capitale. Perché la vende? Per vivere.” [5] La vendita del lavoro in quanto merce è, quindi, necessaria per il lavoratore. E’ un atto forzato, obbligatorio, altrimenti l’alternativa è la fame. Il capitale costruisce, di conseguenza, una gabbia brutale, crudele dentro la quale vivono e si riproducono miliardi di esseri umani, schiavi più o meno fortunati del capitale.

L’abolizione del salariato, perciò. Rimane questo il nostro obiettivo politico primario. Abolire il lavoro salariato e renderlo libero significa liberare lavoratrici e lavoratori dalle catene del capitale, dalle gabbie del profitto. Abolire il lavoro salariato significa liberare lavoratrici e lavoratori dal ricatto dei capitalisti i quali ci ripetono: lavori o muori; vendici la tua merce, il lavoro appunto, per poco oppure fai la fame. No, cari signori. Esiste un mondo possibile molto diverso che non contempla affatto la centralità del capitale ed è esattamente quello abbiamo intenzione di costruire.

 

[1] Friedrich Engels — L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato

[2] Manuel Santoro – Il Manifesto del Socialismo

[3] Friedrich Engels, Karl Marx - Il Manifesto del Partito Comunista

[4] Rosa Luxemburg – Riforma sociale o rivoluzione?

[5] Karl Marx – Lavoro salariato e capitale

 

 

 

 

 

Ultima modifica ilLunedì, 11 Novembre 2019 19:08
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